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Intervista

“Una manovra iniqua”

Cristina Masera (Cgil/Agb) sulla legge di bilancio nazionale: “Mancano investimenti per il rilancio del Paese e il reddito di cittadinanza non avrà gli effetti sperati”.
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salto.bz: Cristina Masera, segretaria generale della Cgil/Agb altoatesina, la legge di bilancio è stata approvata a dicembre a colpi di fiducia in Parlamento. Qual è il giudizio sulla manovra del sindacato?

Cristina Masera: sicuramente la manovra economica nazionale ha molti punti di debolezza. Il punto principale che si presta alle critiche riguarda il carattere di assenza. Ciò che manca: ad esempio il concetto di riforme strutturali per creare lavoro, per far ripartire una situazione economica difficile. Noi unitariamente, come Cgil, Cisl e Uil, l’abbiamo detto: servono investimenti pubblici, che sono un elemento fondante per il rilancio del Paese. Non ci sono, o comunque si tratta di pochissime risorse.

 

Ma se si parla di occupazione e di sostegno alle situazioni di difficoltà c’è il reddito di cittadinanza. Cosa non vi piace di questa misura fortemente voluta dai 5 stelle?

Tornando a prima, riteniamo sia una misura finalizzata alla ricerca di lavoro, per un lavoro che non c’è.

 

Tuttavia, sono stati disposti stanziamenti consistenti per garantire gli assegni che saranno vincolati alle offerte di lavoro. Non basta?

Il problema è che il reddito di cittadinanza mescola due aspetti distinti. Occorre chiamare le misure con il loro vero nome: costruito in questo modo il reddito non è una vera misura contro la povertà, posto che ogni intervento volto a ridurre l’indigenza è positivo. Così finalizzato, coeso con la ricerca di lavoro, è un’altra cosa. Il passaggio chiaro poteva essere semmai l’estensione del Rei, il precedente reddito di inclusione promosso dal precedente governo. Un ulteriore punto di dubbio è costituito dai controlli: le verifiche sui beneficiari comporteranno un aggravio di lavoro. C’è poi la questione del personale dei centri per l’impiego e dei navigator. Sono un punto di domanda, vediamo come saranno assunti.

 

Insomma, la misura non vi convince?

È possibile che abbia meno effetto di quello previsto e un costo maggiore. Nessuno infatti ha stimato l’aggravio per le verifiche che dicevo poc’anzi. Quantomeno questa non andava proposta come una soluzione semplice. Non lo è affatto. Vediamo però lo stesso atteggiamento anche per quota 100.

 

Non era una richiesta esplicita del sindacato, quella di superare la legge Fornero?

Certamente siamo contenti se qualcuno in più può andare in pensione, ma questo è tutt’altro che un superamento della Fornero. Pensiamo alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori che hanno 60 anni di età e 40 anni di contributi. Pur avendo raggiunto quota 100, non rientrano nella misura. Esiste quindi anche in questo caso una differenza tra annuncio e realizzazione.

 

Lei pensa che il governo Lega-5 stelle non abbia avuto abbastanza coraggio sugli investimenti strutturali?

È stata disattesa la nostra richiesta per un incremento degli investimenti pubblici fino al 6% del Pil. Non solo infrastrutture, intese come grandi opere o strade, che pure sono importanti. Servono le ristrutturazioni delle scuole, gli interventi contro il dissesto idrogeologico, le infrastrutture digitali, sociali, per la salute, l’assistenza e l’istruzione. Tutto fa parte di una strategia di sostegno e rilancio del Paese, ma non vediamo nulla in tal senso nella legge di bilancio.

 

Si parla molto di Tav e a livello locale di tunnel del Brennero, grandi opere che sono finite nel mirino soprattutto dei 5 stelle. La Cgil/Agb che giudizio ne dà: servono o no?

Rimaniamo sul tunnel del Brennero, che è il passaggio che ci riguarda. Bisogna decidersi, perché il lavoro è in fase avanzata e sarebbe buttare i soldi dalla finestra non terminarlo. Naturalmente occorre procedere con tutta la delicatezza e l’attenzione per le popolazioni delle aree interessate, evitando un aumento dell’inquinamento e degli altri disagi. L’opera inoltre favorisce l’utilizzo della ferrovia, quindi il suo impatto è positivo.

 

La manovra, in una parola?

Iniqua. Non ci sono tanti elementi che chiedevamo come Cgil, Cisl e Uil, compreso il rinnovamento di alcuni ammortizzatori sociali e la riduzione delle tasse per lavoratori e pensionati, piuttosto che la flat tax. Le parti sociali sono state sentite all’ultimo secondo per un secondo, e non è un gioco di parole. Ma vale lo stesso discorso per il contributo del Parlamento, visto che il passaggio alle Camere è stato di facciata. Non si è parlato di tante cose: di una soluzione strutturale per le pensioni, dato che questa di quota 100 è una sperimentazione per tre anni, di un’attenzione diversa per la sanità, l’istruzione, la conoscenza e infine dello sviluppo del Mezzogiorno.

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