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FANTASIA AL POTERE

VIVA GUIDOBALDO MARIA RICCARDELLI

Per la seconda volta la realtà ha superato questa rubrica.
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Per la seconda volta la realtà ha superato questa rubrica; mi riferisco alla nomina di Lino Banfi ad ambasciatore all’UNESCO per l’Italia. Tuttavia non elencherò le nomine alternative a quella, o altra carica analoga, perché quella nomina non rientra nel novero dei “designazione di incompetente per favore da restituire”, quanto piuttosto alla celebre investitura di un cavallo a senatore perpetuata da Caligola. Quella, come questa, era infatti una provocazione, lo sberleffo di colui che, al potere, vuole dire “adesso voglio vedere chi dice qualcosa”. Nella fattispecie, chi si lamenta della nomina del Banfi sarà tacciato di quello che è considerato oggi il peggiore degli insulti: essere un intellettuale radical chic.

La guerra alla cultura ha nel nostro paese radici antiche. L’episodio più efficace è quello di Fantozzi e la corazzata Potëmkin. Nonostante riconosca agli autori una mirabile capacità nel costruirlo, quello sketch veicola un messaggio pericoloso, vale a dire che “L’esorciccio” e “La corazzata Potëmkin” siano, di fatto, film equivalenti, mentre il secondo, volenti o nolenti, ha un suo posto nella storia del cinema, il primo solo nel programma Stracult in onda su RAI 2. C’è di peggio: esso contiene un falso storico, perché il professor Guidobaldo Maria Riccardelli non è mai esistito. No, non nel senso che non è mai esista una persona con quel nome che ha ricoperto quel ruolo, so benissimo che si tratta di un personaggio di fantasia, volevo dire che in nessuna grande azienda italiana troverete mai un dirigente in grado di sostenere una conversazione sul “La corazzata Potëmkin”, tantomeno su “Das Kabinett des Doktor Caligari” e sul cinema espressionista tedesco. In 28 anni di lavoro all’interno di “grandi aziende” del nostro paese ho incontrato un unico dirigente in grado di parlare di qualcosa di diverso da lavoro, calcio ed automobili. Non solo. Il professor Guidobaldo Maria Riccardelli ha cessato l’incarico prima di proiettare, quindi farci sapere l’opinione del ragionier Ugo Fantozzi, il film “La voce della luna”, girato da Federico Fellini, un regista che certo non avrebbe apprezzato “La polizia s’incazza”, ed interpretato, nel ruolo di uno dei due protagonisti da Paolo Villaggio.

La sinistra non esente da responsabilità in questa guerra. In nome della difesa della classe operaia, la cultura era tacciata – ha ragione! – di essere “cultura borghese”, quindi da sostituire con più appropriate “cultura popolare” o “cultura operaia”. La storia ha dimostrato che se qualcosa è stato tramandato delle civiltà contadine o operaia, il merito è dovuto più a contestati intellettuali borghesi che ad altri. Persino Giorgio Gaber, che in quel periodo aderì alla sinistra, nel monologo conclusivo della canzone “Il Narciso” dello spettacolo “Anche per oggi non si vola”, concludeva affermando: «La cultura. Ne ha ammazzati più la cultura, della bomba atomica.», e giù l’applauso. Che paradossalmente sarà scrosciato proprio grazie a persone che cultura ne avevano, perché il biglietto per assistere ad uno spettacolo dell’adottato cantante attore milanese lo pagava solo chi era in possesso della cultura per comprenderlo. A meno che non si riferisse all’unica rivoluzione culturale che di morti ne fece davvero: quella cinese sostenuta dai coniugi Tze Tung.

La destra ha certo mostrato una certa sofferenza nei confronti degli intellettuali, per la loro difficoltà ad esprimerne, fatto salvo un poeta statunitense il cui nome è stato strategicamente inserito in quello di una organizzazione di cui quello non ha la paternità e non vi è alcuna certezza che avrebbe aderito. Curiosamente, per contrastare la cultura (borghese) il fascismo si dotò di uno strumento che proponeva un’idea comune al nemico socialista e comunista: il Ministero della Cultura Popolare. Nonostante il pomposo nome, sulla cultura non ha inciso in alcuna maniera. Nel giorno della memoria, è impossibile non ricordare che i campioni della guerra alla cultura furono proprio i nazisti. E’ di un dramma autobiografico scritto da Albert Leo Schlageter la battuta che tanto piacque a Hermann Göring e Joseph Goebbels: "Wenn ich Kultur höre ... entsichere ich meinen Browning," (quando sento la parola cultura … libero la sicura della mia Browning). Se avessero avuto un po’ più cultura ed un po’ meno pistole, sarebbe stato meglio per l’umanità intera.

Orbene, nonostante tutti i tentativi perpetrati, dobbiamo ammettere che nessuna cultura è riuscita a soppiantare, nel bene o nel male, il fascino di quella attuale e la dimostrazione è che quando si è dovuto scegliere il nome del software che presentandosi come utile e apparentemente sicuro, l'utente esegue di sua spontanea volontà, avviando al contempo anche il virus che astutamente si introduce nel vostro computer per carpirvi informazioni, ci si è rifatti ad una storia vecchia di duemila anni: il cavallo di Troia.

Che poi esistano persone che, in virtù del loro proclamato sapere assumano atteggiamenti snob o che, nonostante quello, abbiano poche attitudini per la soluzione di problemi di ordine pratico, queste sono faccende che esulano dall’importanza che la cultura ha avuto ed ha nella storia della nostra civiltà.

Ciò premesso, rinnego il mio proposito iniziale e formulerò una proposta alternativa all’attore barese per ricoprire il ruolo di ambasciatore all’Unesco: il plurilaureato professor Guidobaldo Maria Riccardelli. «Ma come», si dirà, «se abbiamo appena finito di dire non esiste ed è solo un personaggio di fantasia?» Certo, proprio per questo la sua candidatura è perfettamente in linea con il nome di questa rubrica!

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