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Piazza della Pace

Se ci accontentiamo dello Status Quo

Cambiare è fatica. Concordare i cambiamenti, ancora di più.
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La proposta del Vescovo Ivo Muser di rinominare la piazza bolzanina “della Vittoria” in piazza “della Pace”, non ha acceso grandi passioni nell’opinione pubblica locale: sia presso i potenziali sostenitori della proposta (soprattutto di lingua tedesca), sia presso i suoi probabili oppositori (verosimilmente di lingua italiana). Semplicemente non ci credono. Sui temi sensibili della convivenza etnica, cambiare è immensamente più difficile che non lasciare le cose come stanno. Il mantenimento dello Status Quo delle relazioni interetniche pare essere il sentimento attualmente più diffuso nella società civile altoatesina. Cambiando si va incontro al rischio di rimetterci qualcosa o comunque di rialimentare conflitti altrimenti sopiti. Del resto i fatti degli ultimi anni premiano questo scetticismo se solo si considera che la Convenzione per l’Autonomia (nata per elaborare proposte per il Terzo Statuto) si è conclusa con un nulla di fatto e che il tema della Toponomastica rimane oggetto di interpretazioni contrapposte secondo linee etniche e rimane ancora senza una regolamentazione condivisa. Allora, meglio lasciare tutto com’è e ogni tanto far finta di non vedere. In effetti molti pensano che il tempo e le nuove generazioni siano la migliore medicina per relativizzare e superare le vecchie ruggini, risparmiando così l’impegno nostro ora a tematizzare le motivazioni dei conflitti e promuoverne la conciliazione.
Lo Status Quo pare bastare, per il presente.
Non, però, per costruire futuro.
(www.albertostenico.it)

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