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Avvenne domani

L'invenzione della Fiera

Un capitolo quasi dimenticato della recente storia altoatesina.
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Ci sono uomini  e avvenimenti, nel recente passato dell'Alto Adige, che sembrano scivolati ineluttabilmente in un limbo della memoria e che invece, se opportunamente ricordati, potrebbero fornire più di un elemento alle solide ragioni della civile convivenza tra tutti gli abitanti di questa terra.

Un esempio che valga ad illustrare questo principio viene alla mente nell'apprendere che, pochi giorni or sono, si sono chiusi i battenti della venticinquesima edizione di una tra le esposizioni di maggior successo tra quelle che figurano nel calendario dell'Ente Fiera di Bolzano: la rassegna agricola.

Capita di ricordare, allora, come e quando nacquero questa esposizione e soprattutto quella da cui prese origine: la Fiera Campionaria Internazionale di Bolzano.

Occorre tornare indietro nel tempo fino agli anni difficilissimi nel secondo dopoguerra. In un Alto Adige che portava i segni pesanti del conflitto appena terminato, gravato, come tutto il resto dell'Europa, da una povertà assoluta.  ci fu chi, allora, pensò in modo geniale e creativo a come rilanciare un'economia ridotta ai minimi termini. Il progetto che fu elaborato aveva il pregio di guardare contemporaneamente al futuro e dal passato di questa terra.

Anche oggi gli scolari che iniziano a studiare la storia altoatesina, quando arrivano al capitolo sulle origini di Bolzano imparano subito che la città si sviluppò come centro commerciale e che viveva per i suoi quattro grandi appuntamenti fieristici annuali, uno per stagione, che fungevano da polo di attrazione per mercanti di tutta Europa. Una vocazione sapientemente coltivata nei secoli se è vero che gli annali cittadini non riportano, come in altri luoghi, notizie di grandi battaglie, di assedi, di gesta eroiche, ma piuttosto di una perenne tensione verso lo sviluppo commerciale. Non a caso il palazzo più bello della città si chiama Mercantile e il personaggio storico del suo passato che viene ancora ricordato per la sua saggezza e lungimiranza è un'Arciduchessa che ebbe il merito di emanare sagge leggi per regolare i rapporti tra i mercanti, litigiosi allora come oggi.

Fu attingendo a questo passato e pensando alla ricostruzione economica oltre che a quella materiale, che nacque l'idea di allestire a Bolzano una replica in chiave moderna delle antiche rassegne.

Per poter apprezzare pienamente il valore di questa scelta occorre calarsi nella realtà e nello spirito dell'epoca. Nell'immediato dopoguerra l'Alto Adige era una delle regioni economicamente più depresse d'Europa. I bombardamenti avevano risparmiato qualche industria pesante ma per il resto i tradizionali settori economici, dall'agricoltura al turismo, erano ridotti al lumicino. Sul futuro pesava il conflitto etnico con l'anelito all'autodeterminazione dei sudtirolesi bruciato alla Conferenza di Parigi, con l'incertezza sulla sorte di coloro che avevano optato per la Germania, con i rapporti sempre tesi con il Governo di Roma.

È in questo clima, nonostante questo clima che alcuni uomini di buona volontà mettono sulla carta il progetto di una fiera da realizzare subito a Bolzano. Le strutture fisiche non ci sono ed allora si inventano.

Come padiglioni coperti si utilizzano le scuole, i palazzi ancora in costruzione che ospiteranno poi il Tribunale e gli Uffici Finanziari. Gli stand all'aperto si estendono lungo tutto il corso Italia. Con una rassegna così esposta alla clemenza meteorologica occorre trovare un periodo di svolgimento che garantisca al massimo il cielo sereno. Vengono consultati i registri nei quali i Benedettini di Gries annotano da lungo tempo l'andamento delle piogge sul capoluogo altoatesino. Il verdetto indica la seconda decade di settembre come la più opportuna. E si parte, il 12 settembre del 1948.

Quella che inizia non è una fiera qualunque. È una rassegna che può fregiarsi del titolo di Campionaria Internazionale. Gli altri esempi, in Italia, non sono molti. La Campionaria più grande di tutte si svolge a Milano, poi c'è quella di Bari, orientata verso il bacino del Mediterraneo. Poi c'è Bolzano che si assume il ruolo di ponte verso le economie del mondo tedesco e del Nord Europa. È questa l'idea vincente che è nata nella culla dell'economia bolzanina del dopoguerra, la Camera di Commercio. In quei giorni difficili gli organi dell'autogoverno locale praticamente ancora non esistono. La Regione e le due Province devono ancora prendere forma. È la Camera di Commercio ad assumersi un ruolo fortemente propulsivo ed è il suo presidente Walter von Walther a ricoprire, da subito, anche il ruolo di presidente della nuova fiera. Nulla però sarebbe stato possibile senza un'intesa, solida e profonda, con lo Stato che resterà partner fondamentale dell'Ente Fiera per diversi decenni, sino al trasferimento delle quote alla Provincia Autonoma, avvenuto con l'attuazione della seconda autonomia. È un rapporto che resterà immutato anche negli anni più difficili della crisi e delle tensioni politiche.

Le prime fiere, sino al 1952, si svolgono come quella dell'esordio, collocandosi nel pieno del tessuto urbano. Sono parte integrante della città e diventano un fenomeno sociale oltre che economico. Gli espositori e i compratori arrivano da mezza Europa, ma per la stragrande maggioranza degli altoatesini la visita alla fiera è un appuntamento che diviene immancabile. In quegli anni che precedono il cosiddetto "boom" economico, la Campionaria è una vetrina attraverso la quale si possono intravedere gli oggetti sui quali poggerà, poco più tardi, la corsa al benessere consumistico.

Qualche bolzanino in avanti con gli anni si fa prendere in giro dagli amici affermando di essere andato in seggiovia sopra le aiuole di corso Italia. Ha ragione lui. In una delle prime fiere un piccolo impianto di risalita viene montato per far vedere in anticipo cosa avverrà qualche anno più tardi sulle piste da sci di mezza provincia. Atterrano gli elicotteri e negli stand fanno capolino la prima lavatrice, il frigo americano, i giradischi ultimo modello.

In questa miscellanea di antico folclore e di moderna economia di consumo, la Fiera cresce e si afferma. Nel 1952 trova anche una casa stabile nella sede di via Roma, realizzata a tempo di record, dove non è sempre facile la coabitazione con le scuole professionali che utilizzano alcuni dei padiglioni e gli appassionati di hockey su ghiaccio che affollano quello principale durante tutta la stagione discatoria.

L'intuizione dei padri fondatori ha trovato conferma nella realtà. Il fenomeno è talmente in crescita che, all'inizio degli anni 70 occorre pensare a uno sdoppiamento per dare più spazio ad uno dei settori economici trainanti della crescita economica altoatesina: l'agricoltura. Nel 1971 si tiene la prima Fiera Agricola dell'Arco Alpino. Qualche anno più tardi, nel 1977 tocca al turismo con la Bolzano Hotel. Poi via via tutte le altre specializzate che oggi affollano il calendario annuale del nuovo quartiere fieristico di Bolzano sud. Ma questa, come si suol dire, è un'altra storia, della quale gli attuali amministratori, giustamente, menano vanto.

Non sarebbe però del tutto sbagliato, ogni tanto, rievocare e celebrare però anche quei pionieri coraggiosi che, in una situazione di grande conflitto e di grande difficoltà ebbero l'intuizione giusta. Alto Adige sarebbe uscito a testa alta tra le difficoltà costruendo il proprio benessere sulle tracce del passato e sulla spinta verso il futuro.

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