Faustini, Gianni
L´ Adige
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il Ricordo

Direttore d’orchestra

Le molte vite di Gianni Faustini
Kolumne von
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Maurizio Ferrandi02.12.2020
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Sono talmente tanti e diversi tra loro i percorsi professionali che si sono strettamente intrecciati negli 85 anni di vita di Gianni Faustini, scomparso ieri, che diventa impresa ardua quella di ripercorrerli tutti, compiutamente. È stato uomo di redazione, dagli esordi alla rapida ascesa negli studi della RAI regionale, che ha gestito in anni di profonda trasformazione. Ha diretto in rapida successione i due quotidiani principali che si stampavano allora tra Borghetto e il Brennero. Un passaggio tutt’altro che facile in anni nei quali quei giornali avevano un timbro molto diverso l’uno dall’altro e vivevano fasi più che burrascose della loro esistenza. Faustini riuscì a dare a quelle pagine la sua impronta professionale senza snaturare mai un’identità che era parte della storia di quei giornali. È stato, Gianni Faustini, uomo attentissimo alle regole e ai fondamenti della professione che aveva scelto di praticare. È stato il primo presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, quando esso nacque da una costola di quello veneto. Nell’Ordine ha ricoperto anche a livello nazionale tutte le cariche che contano ed ancora adesso, come Presidente del Consiglio nazionale di disciplina, poteva mettere al servizio della categoria un’esperienza maturata tra l’altro nel varo, tutt’altro che semplice, delle carte deontologiche che hanno fissato, non senza grossi contrasti, paletti ben precisi al modo di fare giornalismo in una società tanto complessa come la nostra.

È stato, Gianni Faustini, uomo attentissimo alle regole e ai fondamenti della professione che aveva scelto di praticare.

Gianni Faustini è stato proprio per quel che si è detto, un acuto indagatore delle vicende storiche del  giornalismo regionale. Chiunque, ora e in futuro, si accingerà a raccontare la storia di quel che l’informazione è stata in questa terra di confine non potrà prescindere dai lavori che Faustini ha scritto, basandosi su un’accurata ricerca d’archivio, corroborata dall’ampia mole delle sue esperienze personali. Una passione, quella della ricerca della divulgazione storica, che non si è fermata al settore informativo, ma che ha toccato molte delle vicende più importanti del Trentino e dell’Alto Adige. Basti pensare, ma è solo un esempio tra i tanti, al bel lavoro sull’economia dell’Alto Adige tra le due guerre che ancor oggi va consultato se si vuole avere un quadro chiaro di come il fascismo cambiò il volto di questa terra. Faustini è stato uno dei non molti giornalisti “regionali”. Arrivato a Bolzano dal Trentino si è innamorato della complessità a volte ruvida dell’Alto Adige e ad essa è rimasto legato anche quando la vicenda umana lo ha ricondotto alle proprie radici. C’è forse solo un altro nome che in questo gli si appaia doverosamente ed è quello di Piero Agostini.

Faustini, Gianni
Gianni Faustini e il suo L'Adige: Uno degli esempi più alti di giornalismo.

Sono dunque tantissime le avventure professionali che Faustini ha vissuto in una lunga e fruttuosa esistenza, ma ce n’è una che forse, considerata ingiustamente “minore”, rischia forse di essere, nel ricordo di oggi, dimenticata. Nel 1972 comparve per la prima volta nelle edicole un periodico che, a giudizio di chi scrive, rappresenta uno degli esempi più alti di giornalismo di approfondimento mai comparsi in regione. Si chiamava “Tempi e Cronache” quella rivista della quale Gianni Faustini fu direttore e instancabile animatore, proprio negli anni in cui il suo impegno professionale era quello di responsabile della redazione Rai di Bolzano. È una storia particolare quella di “Tempi e Cronache”, sulle cui pagine diedero il meglio di sé giornalisti di tutto il Trentino Alto Adige, italiani e tedeschi, appartenenti a testate diverse, anche in concorrenza tra di loro. Era una rivista modernissima per come era scritta, per come era impaginata, per il ruolo che riservava anche a linguaggi diversi da quello scritto. Basti pensare che, cosa tutt’altro che usuale in quei tempi, un fotografo, un grande fotografo come Flavio Faganello, era pienamente partecipe, assieme ai giornalisti di penna, del processo ideativo e produttivo del periodico. Scorrendo le pagine di quella rivista, ben conservate nell’archivio della Biblioteca Comunale di Trento, si rimane colpiti dall’estrema ricchezza di temi, di visioni profetiche, di lucide analisi di una realtà che stava cambiando rapidamente, in quegli anni, dopo la grande svolta politica costituita dalla nascita della seconda autonomia.

C’è la mano abile di Gianni Faustini che ha la capacità di coordinare, come un bravo direttore d’orchestra, quel gruppo di solisti prestigiosi e di produrre una testimonianza irrinunciabile di quegli anni fondamentali.

Ci sono gli articoli di un Aldo Gorfer che anticipa le tematiche riguardanti la protezione dell’ambiente e la salvaguardia delle tradizioni e della cultura sopraffatte da uno sviluppo che a volte diventa brutale e irrispettoso. Ci sono le inchieste di Piero Agostini sui misteri degli anni di piombo e sui legami tra quella violenza e quella, appena acquietatasi, del terrorismo altoatesino. Ci sono le firme di una generazione intera di giornalisti che scoprono la gioia di raccontare, su quel foglio, i temi a loro più cari dell’attività professionale. Dietro tutto ciò, sino al 1976, c’è la mano abile di Gianni Faustini che ha la capacità di coordinare, come un bravo direttore d’orchestra, quel gruppo di solisti prestigiosi e di produrre una testimonianza irrinunciabile di quegli anni fondamentali. Tutto finisce, non a caso, quando Faustini deve abbandonare la Rai per assumere l’incarico di direttore del quotidiano Alto Adige, incompatibile evidentemente con quello di responsabile della rivista. Oggi se la ricordano in pochi, ma è stato un passaggio di grande valore nella storia del giornalismo regionale.

Faustini, Gianni
Gianni Faustin nel 2017 (in mezzo): un acuto indagatore delle vicende storiche del  giornalismo regionale.​​​​​​​

Gianni Faustini, impegnato in tutto questo sovrapporsi di attività trovò il tempo, a metà degli anni 80, di scrivere una lunga, approfondita, appassionata prefazione al volume, che porta in copertina il nome di chi sta scrivendo queste righe, dedicato alla biografia di Ettore Tolomei. Non fu, ribadisco, la paginetta tirata giù con buona grazia e con quattro concetti in croce. Fu un saggio che si aggiungeva al contenuto del libro. Qualche settimana fa quel volume, con un titolo è un editore diversi è tornato sugli scaffali delle librerie. Il testo è stato in buona parte rivisto ed ampliato, ma l’unica cosa rimasta intonsa, perché così doveva essere, è stata la prefazione di Gianni Faustini.

Con il volume, fresco di stampa, nelle mani ero pronto ad andare a Trento per consegnarne una copia, tra i primi, proprio a lui.

Con il volume, fresco di stampa, nelle mani ero pronto ad andare a Trento per consegnarne una copia, tra i primi, proprio a lui. Questo brutto virus, che ci ha tagliato le gambe e ci ha costretti a rinchiudere il nostro corpo e i nostri progetti, me lo impedì. Lo rimpiango.

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