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“È stata la sconfitta del populismo”

Il mondo oltre l’emergenza virus e la nuova economia. Hannes Baumgartner (Fercam): “Ha perso l’approccio ‘è solo un’influenza’, ora stop errori. Ce la faremo, ecco come”.
Hannes Baumgartner, Fervam
Foto: FERCAM

salto.bz: Hannes Baumgartner, ceo e rappresentante della terza generazione alla guida del colosso altoatesino dell’autotrasporto Fercam, che impatto ha avuto il coronavirus sull’attività dell’azienda?​

Hannes Baumgartner: svolgendo un servizio di approvvigionamento di prima necessità non abbiamo mai chiuso. Marzo come mese era partito bene, alla stregua di gennaio e febbraio; la seconda metà di marzo è stata ancora caratterizzata da molte spedizioni dell’ultimo minuto, approvvigionamenti di stock. Ad aprile invece tutto si è rallentato molto. Nel traffico domestico a causa del restringimento dei consumi i volumi si sono ridotti notevolmente, circa del 40-50%, e possiamo ancora ritenerci molto fortunati perché abbiamo molta clientela FMCG (fast moving consumer good), del settore sanitario e alimentare, mentre i clienti del fashion e dell’automotive hanno avuto un impatto molto forte, così come il mercato vitivinicolo legato a turismo e ristorazione. Di gran lunga migliore invece è la situazione nelle nostre società estere, dove in alcuni paesi siamo rimasti all’80-90% dei volumi soliti. 

Siamo fortunati perché abbiamo molti clienti nella sanità e nell’alimentare, ma il nostro fatturato è calato del 50%. All’estero invece solo il 10%. Ora  però tutto torna a muoversi

Che conseguenze ci sono state sul fatturato e sul numero di dipendenti al lavoro e cosa sta cambiando adesso con la Fase 2 o ripartenza?​

In termini di fatturato il calo equivale chiaramente al calo del lavoro come ho appena descritto. I nostri collaboratori hanno continuato tutti a lavorare, dove possibile in modalità smart working. Stiamo notando che da Pasqua di settimana in settimana sta riprendendo  il traffico. Per la Fase 2 stiamo cercando di trovare delle forme per ridurre lo smart working, alternando settimana casa-ufficio, garantendo così comunque uffici poco affollati. Abbiamo notato che vedere per settimane solo le proprie mura domestiche e mai un collega se non via video è pesante e l’ufficio ha anche i sui vantaggi.

 

 

Il momento più difficile c’è già stato o pensa arriverà in futuro?

Arriverà in futuro. Questa non è la fine, ma è piuttosto la fine dell’inizio! Dobbiamo rimboccarci le maniche, concentrati sull’obiettivo, c’è tanto da fare e tanta strada davanti per ricostruire un domani migliore. 

Il momento più difficile arriverà in futuro, dobbiamo rimboccarci le maniche per un domani migliore

Quali soluzioni ha messo in campo Fercam per rispondere al cambiamento del mercato globale e come sta andando il servizio di trasporto su gomma fino in Cina?​

Noi siamo una società di servizi e in quanto tale dobbiamo cercare di venire incontro alle esigenze dei nostri clienti. Il mercato globale è rallentato ma per ora non cambia, ci sono delle emergenze man mano che il virus si diffonde e di conseguenza ci sono dei lockdown  in varie parti del mondo e noi cerchiamo di dare soluzioni. Si fa molto trasporto aereo al momento per le emergenze. Riguardo al servizio di trasporto su gomma dalla Cina, è nato infatti proprio dalle necessità del momento: tantissima merce da trasportare dai siti produttivi cinesi verso il mercato europeo, poca disponibilità sui cargo aerei e sull’intermodale e tempi troppo lunghi nel marittimo. Da questa situazione è partita la  nostra iniziativa che ha riscontrato grande interesse e che per il momento sta funzionando bene. 

Questa pandemia ci ha indicato in modo doloroso ma chiaro i limiti della demagogia e del populismo. Purtroppo non si risolve tutto dicendoci ciò che ci piace sentire

Come pensa che sarà il mondo che sta uscendo anche se a fatica dall’emergenza coronavirus dal punto di vista dell’economia in generale?​

Come sempre, un po’ meglio di prima. Questa pandemia ci ha indicato in modo purtroppo molto doloroso ma molto chiaro quelli che sono i limiti della demagogia e del populismo. Purtroppo non è possibile risolvere tutto dicendoci sempre quello che ci piace sentire.  Hanno infatti  avuto poco successo i vari approcci iniziali riassunti nelle frasi “apriamo e basta”, “è sufficiente raggiungere l’immunità di gregge”, “è una semplice influenza”. Lo show delle impostazioni machiste pseudo coraggiose si sono rilevate tali e in ultima analisi hanno arrecato un enorme danno alle nostre economie, alle nostre aziende, alle nostre famiglie. Rendendo necessari lockdown così forti e lunghi che si sarebbero potuti evitare o almeno ridurre se l’approccio fosse stato diverso, come dimostrato dai Paesi che sono già ripartiti o non hanno mai dovuto chiudere del tutto. Sono fiducioso che questa esperienza ci aiuterà a fare meglio in futuro.

 

 

Crede che cambieranno i rapporti anche economici tra gli Stati europei vicini all’Italia, a partire da Austria e Germania, e poi anche quelli dell’Europa con la Cina?​

Non credo, cambieranno semmai le relazioni economiche se cambia il nostro comportamento da consumatori. Senza voler dare valutazioni positive o negative, finché il nostro desiderio rimane quello di voler consumare il più possibile al miglior prezzo, sarà difficile che cambieranno i rapporti economici. Si faranno un po’ meno just in time, più stock e si cercherà di inserire un po’ più possibilità di riserve cuscinetto, in gergo tecnico buffer, per affrontare meglio delle interruzioni di forniture. Per ora l’opinione più diffusa è che tutti vorremo avere meno dipendenza, non più una delocalizzazione ai massimi livelli. La parola d’ordine in questo momento è less global more local, meno globale e più locale, ma questo è un processo che comunque ha bisogno dei suoi tempi e non so se poi sarà effettivamente così. 

L’economia cambierà nel mondo in cui cambieranno le nostre abitudini di consumatori. Avremo meno globale e più locale, ma vedremo se sarà così

L’Alto Adige che ruolo sta avendo in questo momento così complesso?​

La nostra provincia dà il suo contributo come tutti gli altri, Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino. Sebbene il nostro territorio abbia dimensioni ristrette, siamo comunque anche noi inseriti perfettamente nell’economia globale. 

In qualità di rappresentante della terza generazione alla guida dell’azienda sente una responsabilità particolare in questo momento?​

Non credo, penso di sentire la stessa responsabilità di tutti i fondatori, delle seconde e quarte generazioni, dei manager esterni e di tutti i collaboratori che ogni giorno combattono per continuare a far funzionare le cose. Ho la fortuna di avere tante colleghe e colleghi molto validi che dal primo momento, quando c’erano le avvisaglie che questa non sarebbe stata una crisi passeggera, giornalmente si impegnano senza risparmiarsi per riuscire a superare questo momento difficile.

 

 

Che messaggio si sente di dare alla politica e ai cittadini, è ottimista sul futuro o no?​

Sono ottimista se riusciremo in questa fase a gestire il virus. A mio personale avviso  l’importanza non sta nel discutere su una settimana in più o in meno del lockdown, ma nell’individuare modi per organizzarci per evitare che si ricaschi prontamente tra qualche settimana o mese con danni ben più consistenti. Non possiamo limitarci a chiedere le riaperture come se questo bastasse e fosse la soluzione al problema. Dobbiamo esigere e responsabilizzare la politica perché si muova per mettere a disposizione test a sufficienza,  app per il tracing, hotel per la quarantena per poter in futuro isolare senza infettare  famiglie intere. Ancora, bisogna che siano messi a riparo gli anziani e le persone a rischio e servono ospedali Covid in modo che in futuro ci si possa ammalare senza rischiare di non trovare posto per essere curati. 

La ripartenza va gestita senza errori e impreparazioni. Ci sono mascherine per tutti? Abbastanza posti letto Covid? Insomma non si può più improvvisare

Niente più improvvisazioni o risposte prive di preparazione, a nessun livello istituzionale, questo intende?​

Esatto. Il lockdown doveva servire ad appiattire la curva e darci il tempo per organizzare tutto questo. Per un eventuale seconda onda adesso ci sono le mascherine e dispositivi di protezione personale oppure bisognerà di nuovo improvvisarsi? Quando sarà possibile fare i test subito con risultato in giornata in presenza di un caso sospetto, invece di dover mettere in quarantena e malattia persone probabilmente sane per 14 giorni, o peggio ancora fermare reparti interi di un azienda? Abbiamo bisogno che i nostri governatori ci guidino attraverso questi mesi partendo dal permettere attività che hanno il maggior rapporto tra beneficio economico, e che sappiano rispondere ad un inevitabile aumento “r0”, del tasso di contagio, con mano ferma e assistiti dalla scienza. Sperando anche che la fortuna ci assista un pochino. Nel nostro piccolo posso promettere che cercheremo di fare tutto il possibile in termini di organizzazione e sicurezza del lavoro per dare il nostro contributo. E sono sicuro che ce la faremo!

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Elisabeth Garber So., 03.05.2020 - 12:41

"Senza voler dare valutazioni positive o negative, finché il nostro desiderio rimane quello di voler consumare il più possibile al miglior prezzo, sarà difficile che cambieranno i rapporti economici."
Ein Kernsatz.

So., 03.05.2020 - 12:41 Permalink
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Klaus Hartmann So., 03.05.2020 - 18:41

Antwort auf von Martin Mayr

Tut mir leid, aber das ist doch die übliche Leier. Dass Baumgartner zu diesem Trick greift ist klar. Er ist Lobbyist. Der Konsument ist an Allem schuld. Relativ einfache, aber durchaus schlagkräftige Argumentation.
Verändere Du mal dein Verhalten, dann werden wir nachziehen. Inzwischen halten wir aber an unseren Geschäftsmodellen fest. Diese garantieren uns den höchsten Profit. Dass die Transportwirtschaft in Brüssel zu den mächtigsten Lobbys gehört sei hier nur nebenbei bemerkt.
Wir haben keine Zeit mehr für soche Spielchen.
Was wir jetzt brauchen ist eine radikale Veränderung der Standards für die Wirtschaft. Diese müssen politisch und rasch umgesetzt werden.
Die bisher externalisierten Kosten vieler Unternehmen (z.B. Umwelt, Gesundheit, Soziales) müssen endlich von den Verursachern getragen werden. Ihre Produkte und Dienstleistungen würden wieder empfindlich teurer. Auch das könnte unser Konsumverhalten verändern.

So., 03.05.2020 - 18:41 Permalink
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FLORIAN PLATTNER So., 03.05.2020 - 13:20

Scheint so, als hett es Unternehmen an bisschen längeren Atem als Andere, eigenartig mol net zu hören sofort wieder alles zu öffnen...

So., 03.05.2020 - 13:20 Permalink
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Klemens Riegler So., 03.05.2020 - 14:03

Diesen Beitrag sollte man sich zwei Mal durchlesen und beim zweiten Mal bedenken wer die Antworten auf die Fragen gibt. Ich verneige mich vor Hannes Baumgartner ... immerhin Junior-Boss bzw. sogar CEO des Transportgiganten Fercam.

So., 03.05.2020 - 14:03 Permalink