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Bilinguismo

"Anche il mio è un disagio"

La temuta prova di tedesco: il tallone di Achille di molti studenti, ma non di tutti.
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L’altro giorno, leggendo le interviste fatte ai maturandi mi sono ricordato di quando un’anno fa ero anch’io seduto su quei banchi a tradurre le parole di Seneca oppure a studiare quella bellissima iperbole traslata nella terza prova. Nelle interviste si parlava della tanto temuta prova di tedesco. Quest’anno, a quanto pare, relativamente semplice rispetto alle simulazioni ma pur sempre il tallone di Achille di molti studenti.

 

Per alcuni invece la prova di tedesco è risultata una vera passeggiata. Così hanno raccontato numerosi ragazzi che sono stati intervistati. Fino ad ora non avevo mai visto scritto così spesso la parola bilingue in una pagina di giornale e questo mi ha fatto molto piacere. Ragazzi che dalla nascita hanno imparato la lingua da un genitore italiano ed un genitore tedesco, ma soprattutto molti ragazzi provenienti da un contesto monolingue che hanno deciso di frequentare la scuola nell’altra lingua per imparare bene a parlare, a capire ed a scrivere, con un successo inaspettato. Penso che esperienze di questo tipo mostrino come soprattutto tra noi giovani si sia capito che conoscere bene due, tre, o quattro lingue sia oggi una grandissima risorsa e soprattutto che in una provincia come la nostra ci sia un potenziale grandissimo per aprire i propri orizzonti.

"Conoscere una lingua infatti non è soltanto un fatto linguistico, no, saper parlare una lingua ci apre nuove strade, ci apre un nuovo mondo culturale e sociale, ma soprattutto ci offre nuove possibilità per il nostro futuro, ci apre all’Europa e al mondo".

Gli scambi degli studenti tra le scuole, le esperienze fatte all’estero, la scelta dei genitori di mandare i propri figli in asili o scuole dell’altra lingua, tutte queste cose sono il segno che ci sia una forte esigenza di avere un’offerta formativa plurilingue affiancata a quella tradizionale italiana, tedesca o ladina.

"Come c’è una società che guarda in avanti e che inizia a capire ed a sfruttare questa immensa risorsa della nostra provincia, c’è però anche una politica che come spesso accade non sa stare al passo, che zoppica dietro, quasi si fosse fermata al '900".

Una politica che in fondo non vuole riconoscere questo cambiamento della società e che invece tutt’altro, con le sue continue campagne divisive auspica una società chiusa. Penso alla consulta degli studenti italiana divisa da quella tedesca, ai tre assessorati alla cultura diversi, ma soprattutto alla recente campagna sugli asili, a quella sul doppio passaporto, alla retorica del “Qui siamo in Italia e si parla italiano!”, o del “Noi siamo sudtirolesi l’italiano non ci serve!”. Una politica che usa la lingua come strumento per guadagnare consenso e dividere e che sicuramente sentendomi parlare di scuole ed asili plurilingui mi rinfaccerà di non voler tutelare le minoranze linguistiche della provincia, di essere contro i tedeschi o dall’altra contro gli italiani.

Ecco, come forse avrete capito sono un ragazzo bilingue, figlio di un padre tedesco ed una madre italiana. Da quando sono nato mi hanno fatto uno dei doni più grandi che io abbia mai ricevuto: il dono della loro lingua, della loro cultura e tradizioni per il quale io sarò loro sempre grato.

"Quando ho raggiunto la maggiore età ho dovuto decidermi: “sono tedesco o italiano?“ Una domanda che mi è pesata per tanto tempo, alla quale ancora oggi, nonostante sia stato costretto a dichiararmi, non sono riuscito a dare veramente una risposta".

Essere bilingue mi ha aperto moltissime strade ed è per questo che auguro a tutti coloro che non sono stati fortunati come me di poterlo diventare. Desidero una politica che finalmente possa guardare al futuro sfruttando questa nostra immensa ricchezza. E se l’argomento che la blocca è quello della tutela delle minoranze, allora voglio essere tutelato anch’io, voglio essere riconosciuto per quello che sono: sia tedesco, sia italiano.

 

Zeno Oberkofler, co-portavoce degli young greens southtyrol

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