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Lavoro 4.0

Il digitale distrugge e crea lavoro

Può la rivoluzione digitale contribuire all'inserimento lavorativo dei più deboli? Una domanda sul futuro del nostro welfare state. In Austria si è cercata una risposta.
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Non si respira aria di elezioni in Austria in questi giorni. Eppure il 15 ottobre si vota e si sceglie, (eccome!), tra opzioni politiche importanti per il futuro del Paese. Appare come se la società considerasse i suoi destini indipendenti dagli esiti elettorali. Forse dipende anche dalla società civile austriaca, innervata dalle associazioni e da una lunga tradizione di sussidiarietà, come quella del settore sociale. Il Privato Sociale rappresenta un pilastro autonomo nel sistema istituzionale austriaco.

Le imminenti elezioni non hanno quindi condizionato il grande incontro organizzato da pro mente austria, (www.promenteaustria.at), la federazione delle organizzazioni sociali attive nel settore del disagio psichico, che ha richiamato a Linz più di 200 partecipanti da ogni parte d’Europa. Tema dell’incontro è stato quello degli effetti della quarta rivoluzione industriale – 4.0 – sul mercato del lavoro e particolarmente sulle persone più deboli. 

“I digitale rappresenta una minaccia o una chanche per l’integrazione al lavoro di persone svantaggiate?”, questa è la domanda sulla quale si sono confrontati relatori, relatrici e partecipanti provenienti da diverse concrete esperienze in atto. Da una parte ci sono le motivate preoccupazioni di chi, vedendo sparire le attività lavorative più semplici (e ripetitive) nelle quali sono occupati soprattutto i soggetti più deboli, prevede nuove difficoltà per la loro integrazione nel mercato del lavoro. Così come la riduzione dei contatti umani nelle relazioni lavorative dei processi automatizzati costituisce un problema per il delicato lavoro di ri-socializzazione delle persone svantaggiate. 

D’altro canto sono stati esaminati gli elementi positivi del lavoro 4.0 sul mercato del lavoro. Innanzitutto la possibilità di accesso a piattaforme aperte che permettono a molti di ottenere informazioni, di mettersi in relazione, di sviluppare nuove forme di impresa.

La digitalizzazione ha inoltre eliminato gli svantaggi delle distanze che rappresentavano sempre il primo ostacolo per le persone con ridotte capacità motorie. Essa consente inoltre una maggiore personalizzazione dei servizi alla persona.

L’esito di questa rivoluzione in atto potrà essere positivo per la causa delle pari opportunità tra tutte le persone, anche quelle diversamente abili, soprattutto se ci sarà un forte impegno nel campo della formazione e nella elaborazione di nuove forme di didattiche per gli adulti. Alle organizzazioni del Privato Sociale ed al Pubblico il compito di assumere questa sfida in tutta la sua importanza; non serve recriminare o rifiutare di prendere in considerazione il nuovo che è già entrato in tutti i luoghi di lavoro.

L’assemblea di Linz, che festeggiava anche l’anniversario dei 30 anni dalla fondazione di Cefec (Social Firms Europe), ha confermato la convinzione comune nell’obiettivo di garantire il diritto all’inserimento lavorativo e sociale di tutti, con particolare attenzione ai malati psichici. Del resto,l’esercizio di questo diritto non costa più dell’altro e cioè quello delle provvidenze economiche per il “non lavoro”.

Lo ha saputo ben argomentare Thomas Leoni del Wifo di Vienna.Il ricercatore (sudtirolese di origine) ha descritto il trend rilevato nei Paesi Ocse nel campo delle politiche attive del lavoro:

 

“Quello che è avvenuto negli ultimi anni a livello di policy è una riduzione nella generosità dei benefit (come pensioni di invalidità, reddito in caso di malattia). Per ridurre la spesa nella maggior parte dei casi non sono stati ridotti i livelli delle prestazioni assistenziali, ma si è cercato di ridurne l'utilizzo e di rendere più difficile e condizionale l'accesso (per esempio con esami medici molto più stringenti prima di attribuire pensioni di invalidità).
Dall'altro lato c'è stato un intensificarsi di riforme per favorire l'integrazione e l'occupazione di persone con disabilità o problemi di salute, rientrate così nel mondo del lavoro ordinario. Non tutte queste riforme sono costate soldi allo Stato: per esempio. in alcuni casi si è scelto di fare leva sulle imprese aumentandone gli obblighi nei confronti dei lavoratori.”

 

Quella dell’integrazione e delle pari opportunità nel diritto ad un lavoro è una strada ancora lunga, ma la direzione è quella giusta. Il traguardo è uno Stato Sociale come “forza produttiva” che cerca di tenere insieme protezione sociale, attivazione dell’occupazione e politiche per lo sviluppo del capitale umano e professionale.

Un grande tema per tutti gli schieramenti politici in Europa.

Buon voto agli austriaci il prossimo 15 ottobre e, chiunque vinca sappia affrontare questa sfida!

 

 

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