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Aiutare chi aiuta

Sostegno psicologico ai sanitari

E se lo psicologo fosse direttamente sul campo in triage o pre-triage ospedaliero al fianco del medico specialista?
Community-Beitrag von Nicola Palumbo04.04.2020
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"Sostegno psicologico ai sanitari", questo è il nome del progetto che nasce, durante l'emergenza che stiamo vivendo, su idea di un gruppo di medici, psicologi, operatori della salute mentale che operano sul territorio nazionale. Il focus del progetto è quello di aiutare chi aiuta (medici, infermieri, operatori sanitari), al fine di aiutare meglio le persone ammalate. Al link www.psicoronavirus.it sono disponibili i contatti dei professionisti coinvolti. I colloqui avvengono "a distanza".
In merito va detto che esiste un documento ­del ­Consiglio ­Nazionale ­dell'Ordine degli Psicologi (CNOP) del 2017, che in modo preciso regolamenta l'intervento psicologico mediato dal web.
Siamo professionisti sanitari, psicologi abilitati a fornire un aiuto tecnico, tenuti anche ad avere un livello di preparazione e aggiornamento professionale nel settore nel quale si opera, come da Codice Deontologico (art. 5).
Il progetto è una testimonianza di un grande lavoro di rete di colleghi operanti sul territorio nazionale, che hanno fornito la loro reperibilità a chi è in prima linea. Il progetto documenta che la comunità professionale degli psicologi è solida e risponde prontamente ai bisogni che si presentano. Senza dubbio un grande merito va al Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, David Lazzari, al suo grande carisma nel sapersi interfacciare con le Istituzioni, alla sua grande esperienza e competenza nell'ambito della Psicologia sanitaria.
A volte si dice "fare quattro chiacchiere con lo psicologo", ma non è corretta come dicitura. Prendo le distanze da questa affermazione. La salute psicologica va affidata solo a professionisti abilitati a farlo. Lo psicologo fornisce aiuto tecnico necessario, è un professionista abilitato sia alla prevenzione sia al sostegno in ambito psicologico (Legge n. 56 del 1989).
Perché nasce il progetto? Dai fatti. Dei recenti 23 decessi registrati fra gli infermieri positivi al Covid-19, nell'arco di una settimana abbiamo appreso di due suicidi: un'infermiera di Iesolo di 49 anni e una di Monza di 34 anni che, positive, temevano di aver involontariamente diffuso il contagio. La Federazione Nazionale degli Infermieri (FNOPI) in una recente nota ha specificato: "Non lasciate soli gli infermieri", ponendo l'accento sullo stress lavorativo che, soprattutto in questo periodo, coinvolge medici e infermieri che lavorano senza sosta in prima linea.
L'Ordine Nazionale degli Infermieri e quello degli Psicologi hanno scritto al Ministro della Salute: "C’è una emergenza nell’emergenza, quella psicologica", affermando che servono psicologi per assicurare il sostegno agli Operatori in trincea.
Il "Sostegno psicologico ai sanitari" è una grande operazione di supporto e profilassi. In questa emergenza la possibilità di ricevere ascolto, ma anche informazioni sulla gestione emotiva delle situazioni più difficili, è fondamentale. Medici e infermieri sono in prima linea, stanno sostenendo pesanti ritmi di lavoro, affrontando situazioni di difficile gestione dal punto di vista lavorativo, umano, emotivo e psicologico. Mai quanto ora, possono aver bisogno di supporto psicologico per far fronte alle difficoltà dovute all'emergenza. E per poter aiutare meglio gli ammalati.
Il Prof. Vittorio Lingiardi, psichiatra, Ordinario alla Sapienza di Roma, su la Repubblica del 3 aprile scrive: "I segni delle mascherine svaniranno dalle facce dei nostri medici e infermieri, ma non dalla loro psiche".
Ancora, "Oltre all'esperienza diretta del trauma c'è una condizione che si chiama trauma secondario" scrive il professore. "La conoscono i soccorritori, la polizia stradale, i pompieri, gli operatori delle ambulanze. È il trauma di chi deve guardare l'inguardabile. E intervenire".
Il personale sanitario, in questo momento di emergenza, per lavorare deve mettere da parte dolore, paura, solitudine. Deve fare scelte etiche di non poco conto, con tempistiche strette, richieste incessanti e mancanza di un'adeguata proporzione tra quello che accade e il tempo per l'elaborazione emotiva. È chiamato a fare una quantità di scelte, anche morali, in poco tempo. Medici e infermieri raccontano che, tornati da lavoro, a casa hanno paura di infettare i figli; qualcuno si sente contaminato e mangia in un angolo. Il carico emotivo della cura è pesante. I più giovani, che in pochi mesi sono passati per necessità dal mondo accademico a quello clinico, forse immaginavano un ingresso più graduale.
Questo è terreno fertile su cui cresce il burnout, logoramento che consuma, produce distacco emotivo, trascuratezza degli affetti e delle relazioni sociali, demotivazione al lavoro, difficoltà di concentrazione, irritabilità, senso di colpa e, sul piano fisico, emicrania, sintomi respiratori, insonnia, inappetenza.
Il servizio agisce sul sostegno psicologico nel "qui e ora", volto ad aiutare chi aiuta, ma vuole avere anche carattere di prevenzione, di profilassi a medio-lungo termine sulle emozioni non espresse che ritornano.
Le riviste scientifiche sono già piene di articoli sull'impatto psicologico dell'esperienza che medici, infermieri e paramedici stanno attraversando, correlato con il disturbo da stress post-traumatico (PTSD, Post Traumatic Stress Disorder), in passato definito anche nevrosi da guerra, perché osservato nei soldati impegnati in battaglia; disturbo che in genere manifesta i suoi sintomi a seguito di un evento particolarmente traumatico e stressogeno.
Auspico la presenza dello psicologo direttamente sul campo in triage o pre-triage ospedaliero al fianco del medico specialista. Serve lo psicologo "nelle strutture ospedaliere a più elevato livello di complessità, il cui intervento è rivolto non solo agli ammalati, ma anche agli operatori sanitari" (Linee di indirizzo nazionali su OBI e Triage, Ministero della Salute, 12 dicembre 2012), per una comunicazione efficace ed empatica col paziente e per supporto psicologico agli operatori sanitari nelle scelte che compiono.
Auspico la presenza dello "psicologo di base" accanto ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, come da normativa vigente (c.d. "Decreto Calabria" del 30 aprile 2019). L’obiettivo dell'introduzione dello psicologo di famiglia è il potenziamento delle cure primarie, per raccogliere i bisogni dei pazienti ed effettuare interventi sia di sostegno sia di prevenzione psicologica, garantire un supporto a chi soffre di disturbi psicologici o psicosomatici, offrire la possibilità di trattare il correlato psicologico di malattie fisiche e patologie croniche, purtroppo sempre più diffuse.

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