Politik | Bandiera bianca

La lunga notte dei caminetti

Il Pd si spacca sulle dimissioni di Renzi: "Temporeggia". Il segretario locale Huber: "Il risultato elettorale fa male".
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Foto: Alessandro Huber

Non è più una notizia fresca quella delle dimissioni del segretario del Pd Matteo Renzi, che ieri in conferenza stampa al Nazareno ha annunciato di voler lasciare il suo incarico, non prima però di aver guidato il suo gruppo parlamentare durante le consultazioni che dovranno portare alla formazione del nuovo – forse improbabile – governo. Aspettando Mattarella.

L'annuncio è arrivato ieri mattina con un flash d'agenzia, poi subito smentito dal portavoce di Renzi: “Non ci risulta”. Anche se Gianclaudio Bressa, eletto al senato all'uninominale di Bolzano, aveva già dichiarato a Salto quello che è poi stato confermato ieri sera da Matteo Renzi: non ci sarà nessun segretario reggente, nessuno segretario ad interim ma – come ha detto Renzi stesso – sarà “eletto dalla gente con le primarie”. Intanto lui rimarrà senatore eletto nel collegio di Firenze, un "senatore semplice", come ha dichiarato in conferenza stampa.

I caminetti

Questo forse il passaggio più curioso del discorso del segretario, quello in cui si invocano presunti “reggenti scelti dai caminetti”. Forse Renzi, usando questa allusione, intenderebbe evitare che una sorta di gruppo ristretto di persone, metaforicamente sedute davanti a un caminetto, possano decidere le sorti del partito e della sua futura leadership, come se la volontà della “gente del Pd” potesse venire attaccata da una scelta di alcuni funzionari di partito.

"Gli accordi li faranno lo stesso". (Matteo Renzi)

Se questo tipo di allusioni del segretario ormai uscente, possano sembrare quasi un avvertimento – soprattutto – per i membri del partito che hanno cominciato a scalpitare, è parso essere confermato dalle dichiarazioni di Gianni Cuperlo, dal capogruppo alla Senato uscente Luigi Zanda e dalla ex capogruppo Anna Finocchiaro, che all'unisono hanno detto: “Così non si fa”. I novelli “dissidenti”, infatti, hanno chiesto le dimissioni immediate di Renzi e l'accelerazione della tabella di marcia che dovrà portare alla futura fase congressuale del partito. Andrea Orlando, ex sfidante di Renzi alla segreteria e capo di una frangia della minoranza dem, scrive: "Siamo contro i caminetti ma anche contro i bunker", imputando al segretario una scarsa capacità di autocritica personale.

Renzi non molla, quindi, almeno finché il Partito Democratico non si stabilizzerà come forza parlamentare di opposizione a tutte le possibili configurazioni governative: “Alla fine gli accordi [Centrodestra e Cinquestelle, ndr] li faranno lo stesso: non faremo inciuci”. A livello locale, invece, cosa succede?

Le parole di Piazza Domenicani

Il segretario del Pd altoatesino Alessandro Huber ha quindi confermato la sua fiducia nel leader democratico, appoggiando la linea arrivata dal Nazareno e scrive così in una nota su Facebook: “Il risultato elettorale fa male. Il nostro obiettivo in questa campagna elettorale era quello di arginare anche in Italia l'ondata populista, non di arrivare primi come partito o come gruppo parlamentare. Non ci siamo riusciti, nonostante i risultati del governo. Questa è la nostra sconfitta, e da qui dovremo ripartire”.

 

Queste più o meno le parole che ha pronunciato anche ieri sera davanti all'assemblea provinciale del partito riunita nella sede di Piazza Domenicani a Bolzano. Assemblea che ha avuto modo di commentare in diretta l'ufficializzazione delle decisioni di Renzi. Huber ha ribadito ai suoi il ruolo che il Pd dovrà assumere come forte alternativa di opposizione, un'opposizione "ragionata e responsabile". Oltre all'autocritica e all'analisi della sconfitta nazionale, l'assemblea non ha perso l'occasione per festeggiare quello che ritiene essere un successo, quello che ha portato Gianclaudio Bressa e Maria Elena Boschi a vincere il collegio uninominale, grazie anche all'appoggio fondamentale della Volkspartei.

Secondo il segretario provinciale, il Pd in Alto Adige avrebbe ugualmente registrato un buon risultato, nonostante il calo di popolarità del Pd a livello nazionale e gli screzi interni, alludendo ovviamente alla fuoriuscita dell'ala bizziana del partito, che fonderà un sua lista locale. “Ha influito anche la buona amministrazione del Comune di Bolzano e l'appoggio del sindaco Caramaschi”, questa l'analisi del voto di Huber, che non dimentica di annunciare lo sforzo che dovrà fare il partito in vista delle elezioni provinciali di questo autunno e date le premesse che vengono dal nazionale, il contesto potrebbe diventare ancora più ostile per il Partito Democratico, più ostile di quanto si sarebbe potuto prevedere qualche settimana prima del voto.

Gli scenari sono cambiati, a livello locale l'asse Pd-Svp ha tenuto ma non è detto che a livello nazionale gli assetti possano rimanere invariati, anche nel prossimo futuro. Lunedì verrà convocata la direzione del Partito Democratico, di cui fa parte anche uno degli esponenti più in vista del partito altoatesino: Carlo Costa. Alcuni già preannunciano la guerra che ci potrebbe essere all'interno del Pd per la definizione della nuova linea da seguire dopo il voto: che nel Partito Democratico la lunga notte dei caminetti possa diventare la notte dei lunghi coltelli?