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Nel segno di Basaglia

Oggi doppia presentazione di libri a tema psichiatria: a Bolzano c'è Marco Rovelli con "Soffro dunque siamo" e le sue canzoni, a Merano il primo romanzo di Riccardo Tontaro.
Franco Basaglia
Foto: il manifesto

L’uccisione a Pisa della psichiatra Barbara Capovani ad opera di una persona affetta da disturbo mentale (già in cura presso il servizio psichiatrico ospedaliero diretto dalla stessa Capovani) ha riacceso i riflettori in Italia sull’applicazione della cosiddetta “Legge Basaglia”. Come scrive lo scrittore e musicista massese Marco Rovelli sul Manifesto, per il direttore del Dipartimento di Salute mentale (DSM) della Versilia Mario di Fiorino la responsabilità dell’uccisione di Capovani risiederebbe “nell’anti-psichiatria” e nella stessa norma basagliana, mentre il deputato leghista pisano Edoardo Ziello ha invocato la riapertura dei manicomi – come proposto dalla Lega nella scorsa legislatura con la consulenza dallo stesso Di Fiorino (già candidato FdI a Pietrasanta). “Le richieste allarmate di sicurezza e posti letto in realtà coprono un fallimento, quello della rete dei servizi di salute mentale a livello territoriale”, replica Peppe Dell’Acqua, tra gli “eredi” intellettuali di Franco Basaglia e già direttore per 17 anni del DSM di Trieste.

 

Soffro dunque siamo

 

Marco Rovelli è a sua volta autore di un’inchiesta sullo “stato di salute” della psichiatria che verrà presentata oggi alle ore 16 al “Waag”  di Bolzano, in dialogo con Gabriele Di Luca e Antonio Luchetti. Nel suo libro Soffro dunque siamo. Il disagio psichico nella società degli individui (minimum fax, 2023) traccia una mappa della situazione della psichiatria in Italia, mettendo in luce le conseguenze della dismissione dell’eredità basagliana ovvero della sua psichiatria “sociale”, in favore di una psichiatria esclusivamente organicista, basata sul solo ricorso di psicofarmaci. Questo è avvenuto nel quadro di una società sempre più individualizzata: una tendenza in atto da tempo, resa estrema dalla pandemia. Rovelli cartografa il disagio psichico della civiltà ipermoderna e neoliberale – quella che ha preso corpo negli anni Ottanta all’insegna del motto thatcheriano “La società non esiste. Esistono solo gli individui”.

 

 

Attraverso una ricerca lucida e incentrata sulle testimonianze dirette di chi dal disagio psichico è stato travolto e di chi si sforza ogni giorno di comprenderlo e curarlo, Rovelli mostra così la profonda connessione esistente tra le nuove psicopatologie e una società “degli individui” in cui vige l'imperativo della prestazione e della competizione. E riflette su come la psichiatria egemone concepisca la “malattia mentale” come il male del malato, frutto di una macchina cerebrale da riparare, e non invece il male della società, escludendo così la dimensione psicosociale come fattore generativo e di cura. 

Alle 20:30, sempre al Waag, Rovelli canterà poi le sue canzoni in un concerto dal vivo con Paolo Monti, dal titolo “Portami al confine”.

 

Silenzio imperfetto

 

Sempre stasera, alle ore 19 presso la libreria Alte Mühle di Merano, sarà invece presentato il primo romanzo di Riccardo Tontaro, medico veterinario di Cermes. Anche Silenzio imperfetto (Funambolo edizioni, 2023) è un omaggio esplicitamente basagliano, che ha come protagonista l’esperienza di una giovane donna in un manicomio – e il suo riscatto. Nina non parla più con nessuno, ma affida le sue parole a un taccuino affidato a sua volta proprio a Basaglia. È un’indagine sul delirio, non a partire da una malattia organica, ma da una tragica storia familiare, di povertà e stigma sociale, nella quale si perde la nozione stessa dell’esistenza.

In un flusso di coscienza continuo, Nina tenta di ricongiungersi col mondo ricercando ciò che ha perduto, tra le misere origini, i luoghi d’infanzia e i ricordi abbandonati nella casa del nonno. Sarà il piccolo Nino, figlio d’un passato che ritorna, l’unico capace di schiudere il cerchio del suo silenzio imperfetto. Nel caso di Tontaro, dunque, la letteratura diventa uno strumento di liberazione per indagare meglio i contesti umani, in chiave romanzesca. Per accostarsi alla “malattia” al di là delle diagnosi.