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“La birra? Roba (anche) da donne”

Il mondo brassicolo di Andrea Armellini e Brigitte Zöschg Hofer, “Die Biermacherinnen” dalla Val d’Ultimo, due generazioni alle prese con i miti da sfatare.
Brigitte Zöschg Hofer, Andrea Armellini
Foto: Die Biermacherinnen

25 anni Andrea, la nipote, e 52 Brigitte, la zia. Insieme sono “Die Biermacherinnen, direttamente dalla Val d’Ultimo. Con il loro birrificio puntano a un ruolo da protagoniste nel mondo brassicolo altoatesino e lo rivendicano: “Bierbrauen ist schon lange keine reine Männersache mehr!” è il loro motto. La genesi della birra, del resto, è “femmina”. Tutto ha inizio, secondo le fonti, in Mesopotamia, intorno al 4500 a.C., quando una donna offre agli dei una ciotola piena d’orzo come dono propiziatorio. L’orzo resiste alla pioggia, viene riscaldato dal sole e inizia a fermentare. E così in un villaggio sconosciuto tra il Tigri e l’Eufrate nasce la prima birra. Diversi millenni dopo, in quel di Santa Valburga (Ultimo), Andrea Armellini e Brigitte Zöschg Hofer, hanno deciso di seguire il richiamo del luppolo e di dedicarsi alla produzione di birra artigianale.

 

salto.bz: Brigitte, com’è che a un certo punto a lei e a sua nipote è venuto in mente di fare la birra “in casa”?

Brigitte Zöschg Hofer: È Andrea quella con la vera passione. È mastra birraia, è lei l’esperta, si è formata alla scuola professionale in Germania. Quando ha cominciato gli studi abbiamo provato con i suoi consigli a produrre la birra nel maso che avevamo affittato mio marito Günther e io a San Genesio e che usavamo come agriturismo. Il maso però si trova a 1.500 metri di altezza ed è piuttosto isolato. Per Andrea iniziava ad essere faticoso venire su ogni settimana.

E così vi siete trasferiti in Val d’Ultimo.

Era la cosa da fare. Abbiamo preso un maso più piccolo, siamo più vicini alla strada, e i turisti ci trovano più facilmente. Visto che vogliamo concentrarci di più sulla birra dobbiamo pensare anche a come agevolarne la vendita.

Mi si è aperto un mondo. Il colore, il gusto, l’aroma, la gradazione alcolica, il tipo di fermentazione, il grado di tostatura del malto, ho imparato insomma a capire la complessità di questa bevanda e i suoi segreti

Quando avete cominciato a “fare sul serio”?

A produrre la birra a livello professionale abbiamo iniziato 3 anni fa.

Obiettivo?

Farlo come mestiere. Sarebbe bello se potessimo vivere di questo, ma dobbiamo lavorare duro per arrivarci. L’idea è quella di un Biergarten alla tedesca. Mio marito è contadino, io ho lavorato nel settore dell’amministrazione in passato e dato una mano nel maso. Al momento Andrea lavora in un birrificio, per guadagnare qualcosa anche lei. Riunirci tutti in un’impresa famigliare è il nostro sogno.

C’è posto anche per Günther, quindi.

Sì, lui è il responsabile legale del maso. A lui toccano i lavori pesanti, portare i sacchi di malto e le bottiglie. In pratica io e Andrea siamo la “mente” e lui le “braccia” [ride].

 

E l’ispirazione a chi viene di solito?

Andrea inventa e scrive le ricette e poi discutiamo insieme come realizzarle e migliorarle. Una volta abbiamo creato una birra al pino e una alle erbe. Funziona così: la prima volta le facciamo insieme e poi, una volta imparate dosi e tempi di fermentazione, me la cavo anche da sola. Andrea si occupa anche dei social network che per me, cresciuta senza computer, restano un grande mistero.

Ma perché proprio la birra?

Quando ero giovane in Alto Adige c’era di fatto un unico birrificio e nei bar si trovava più o meno solo un tipo di birra. Andrea ha fatto il praticantato in questo birrificio e l’ultimo anno come tema d’esame ha scelto “la birra e le sue materie prime”. Poi abbiamo scoperto che l’Accademia del vino Alto Adige proponeva un corso di formazione sulla birra e mia nipote mi ha detto “perché non lo facciamo insieme?” e io ho risposto “perché no”. E così mi si è aperto un mondo. Il colore, il gusto, l’aroma, la gradazione alcolica, il tipo di fermentazione, il grado di tostatura del malto, ho imparato insomma a capire la complessità di questa bevanda e i suoi segreti.

E dopo la teoria?

Abbiamo deciso di comprare un piccolo impianto così da poter sperimentare. Mentre Andrea finiva l’apprendistato e diventava mastra birraia in Germania noi nel frattempo facevamo la birra in privato e la facevamo assaggiare agli amici che ci hanno fatto volentieri da “cavie”. Siccome le nostre birre piacevano siamo andati avanti e non ce ne siamo pentiti. Produciamo poca birra così possiamo farla completamente a mano.

[Una delle nostre birre] è dedicata a mio padre, il nonno di Andrea, lui andava matto per lo speck e per la birra dalle note affumicate, la chiamava “speck liquido”

Quali sono le vostre birre?

Ne produciamo 8 tipi al momento. Una chiara, una più torbida chiamata Chef Sud, che abbiamo creato la prima volta quando mio marito ha festeggiato i suoi 50 anni. La Kazbek, ad alta fermentazione, la Comet, a bassa fermentazione, una Stout, che è quella scura, la Festbier, una chiara intensa, poi ne abbiamo una affumicata a cui tengo molto.

Per quale ragione?

È dedicata a mio padre, il nonno di Andrea, lui andava matto per lo speck e per la birra dalle note affumicate, la chiamava “speck liquido”. Una volta era molto comune sentire quel sentore di fumo nella bevanda per via del malto, oggi invece quel tipo di birra è considerata una specialità. Infine abbiamo la Tussi-hibis-kuss.

È il pezzo forte?

Diciamo che ci rappresenta molto. Ha un colore fra il rosso e il rosa, abbiamo voluto darle una “connotazione femminile”. Per ottenere quella colorazione usiamo i fiori di ibisco, ci è venuto in mente pensando al tè alla frutta, non volevamo usare alcun prodotto chimico. Il risultato è una birra leggera, piacevole, da aperitivo.

Non vi spaventa la concorrenza?

In Alto Adige ci sono diverse persone che fanno la birra artigianale ma penso che una figura che molti non hanno è quella del mastro birraio, che sa come si fa la birra. Noi ce l’abbiamo. E poi ci distinguiamo perché siamo due donne.

È un punto a favore?

Lo considero un vantaggio, anche perché suscita curiosità. Le nostre birre sono poco amare, una caratteristica che potrebbe piacere apparentemente solo alle donne ma che invece viene apprezzata evidentemente da tutti, a prescindere dal genere.
Certo, ci siamo sentite dire che fare la birra “non è un lavoro da donne” ma bisogna cominciare a cambiare le cose, a mitigare determinate percezioni. Produrre birra non è una prerogativa maschile, provare per credere.
Pensi che anni fa quando ci si sposava alla donna veniva data sempre la Braukessel, il pentolone per fare la birra. Ma di indizi storici ce ne sono tanti, anche personali, per esempio un amico che fa la birra già da 25 anni mi ha confidato che si è avvicinato al mondo brassicolo perché un giorno ha trovato una ricetta di sua nonna.

Ci siamo sentite dire che fare la birra “non è un lavoro da donne” ma bisogna cominciare a cambiare le cose, a mitigare determinate percezioni

Non vi sentite sole in questo mestiere?

Io ho una certa età e mi sono lanciata in questa avventura quasi più per divertimento, ma se penso ad Andrea, beh, anche alla scuola professionale i colleghi maschi erano molti di più eppure lei è così appassionata quando parla della birra che non ce n’è per nessuno. Poi devo anche dire che in questo ambiente la solidarietà è molta. Ci si aiuta a vicenda.

La birra è simbolo di socialità e condivisione, oggi sospese dalla pandemia. Sarà come ricominciare da zero una volta che il Covid-19 ci avrà dato tregua?  

Noi, Covid permettendo, ripartiremo prima di Pasqua. Abbiamo già creato una birra per la riapertura, l’atteggiamento insomma è quello di guardare al futuro con ottimismo. Siamo fiduciosi e se dovremo restare ancora chiusi ci organizzeremo con le spedizioni online. Dovrà finire prima o poi questa emergenza sanitaria, dico io. Siamo “piccoli”, per noi è più facile farci trovare pronti e lo saremo. Del resto come recita un detto di Benjamin Franklin caro ad Andrea, “la birra è la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici”.

 

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△rtim post So., 07.02.2021 - 10:51

Eigentlich war Bier Frauensache. Das Bierbrauen, vor allem. Aber ebenso das Biertrinken. Brauen war die längste Zeit eine ganz normale, hauswirtschaftliche Tätigkeit. So wie die Hausfrau alle paar Tage Brot backte, so braute sie einmal die Woche halt auch Bier. Da brauchte es keine Meister und keine Profis und keine riesige Brauereien – Bier machen war auch nichts anderes als Marmelade kochen, nur leckerer.
Das Hausbier wurde von allen getrunken, Männern wie Frauen, Jungen und Alten. Oft war Bier nämlich das sicherste Getränk. Wir reden hier vom Mittelalter und der Zeit davor: Im Gegensatz zum Wasser dieser alten Tage war Bier in der Regel keimfrei, durch das Kochen während des Brauprozesses, den Alkohol und den antibakteriell wirkenden Hopfen. Außerdem war und ist Bier ein nährendes Getränk. Nicht zu Unrecht sprechen sie ja heute noch vom „flüssigen Brot“ und davon, dass drei Bier auch ein Schnitzel sind.
In: https://www.hopfenhelden.de/frauen-in-der-biergeschichte/

So., 07.02.2021 - 10:51 Permalink