Advertisement
New York, Times Square prima (sinistra) e dopo (destra). Credit: DOT
Jan Gehl

Città per i cittadini

La vivibilità delle città europee e l'importanza di mettere i cittadini al primo posto
Advertisement

Jan Gehl, noto architetto e urbanista danese, basa la sua carriera sul miglioramento della qualità degli spazi pubblici, riorientando i progetti delle città con maggiore sensibilità al pedone e all'uso della bicicletta. Integra psicologia e sociologia alla pianificazione urbana e alla progettazione architettonica.

Jan Gehl si laurea in architettura a Copenhagen nel 1960. Questo diventa per lui un anno significativo, a cui si riferisce come anno di svolta. Nello stesso periodo il modernismo è incalzante, gli architetti studiano le città partendo dalla loro composizione geometrica, proponendo ampi spazi, e dimenticando la dimensione e l'autenticità delle architetture vernacolari. Negli anni '60 si parla immediatamente di "uomo moderno". Jan Gehl critica fortemente questa nuova visione, in quanto sembra che tutto d'un tratto l'evoluzione dell'uomo sia cambiata, considerando solo i nuovi elementi frutto di un incalzante benessere che si manifesta in maniera specifica nell'acquisto dell'automobile, e della conseguente rapida diffusione nelle città. A poco a poco gli spazi delle città non son più lasciati ai cittadini, ma all'automobile, trasformando i boulevard e le passeggiate in strade per le auto, e le piazze in parcheggi.

Gehl riprende l'esempio di Brasilia, una città progettata all'epoca del modernismo, con un definito impianto urbanistico, ampio e geometrico, percepibile dall'alto, ma non camminando in città. Una volta calati nella città, la scala del pedone è completamente negata, le distanze tra edifici sono lunghe, certamente più facili per spostamenti con l'automobile.

Sulla base di queste considerazioni, Gehl solleva il tema di come il periodo moderno abbia dimenticato la cura per la gente. Gli anni '60 possono essere considerati come l'invasione delle auto in città. Questo porta a un definitivo cambiamento della scala urbana che viene relazionata alla velocità di spostamento. Con l'auto si viaggia a 60 km/h, a piedi siamo a circa 5 km/h. A 60km/h non si percepiscono certi dettagli, e quindi, per catturare l'attenzione degli automobilisti, lungo le strade vengono inserite molte insegne pubblicitarie di grandi dimensioni (es. Las Vegas). Il camminare porta ad una velocità di circa 5 km/h, in cui si possono osservare dettagli, ma soprattutto incrociare la gente, incontrare degli amici.

L'arrivo dell'automobile è l'evidenza concreta del fatto che le città hanno subìto profondi cambiamenti in pochissimo tempo. In risposta a ciò, le città si sono munite di assessorati per la viabilità, definendo statistiche e numeri per il traffico, i parcheggi e la mobilità. L'ironia di Gehl sottolinea che tuttora non esistono assessorati "del cittadino", che studino la qualità riferita al pedone. Sappiamo molto delle auto e così poco della gente.

Jan Gehl viene spesso chiamato in grandi città (New York, Mosca...) per sistemare il problema del traffico e rendere le città più vivibili. Propone un'urbanistica a misura d'uomo, basata sul pedone e sul ciclista. Sottolinea come sia importante rendere appetibile l'utilizzo della bicicletta, e sfavorire l'auto, facendola diventare un ospite indesiderato in città. Vengono proposte piste ciclabili riducendo progressivamente la sezione stradale dedicata alle auto. Le piazze e i parchi si riappropriano del loro nome, eliminando i parcheggi. Viene introdotta la possibilità di portare la bici in treno, attrezzando le carrozze con stalli dedicati. Queste azioni permettono la diminuzione dei veicoli in città a favore di spazi meno trafficati e quindi più piacevoli per il pedone.

Gehl sottolinea come questo, inoltre, porti a città più salubri: nella vita quotidiana siamo sedentari, muoversi per un'ora al giorno aumenta la prospettiva di vita di almeno 7 anni, in salute.

La qualità della vita migliora anche nell'aspetto sociale: l'eliminazione delle auto, l'aria più pulita e lo spostarsi lentamente invita anche bambini ed anziani ad essere presenti in città. Ne consegue che la loro visibile presenza sia indice di città sicure e vivibili.

L'invito è dunque quello di riappropriarci della vitalità dei nostri centri cittadini, vivere lo spazio pubblico, incrociare amici, stare fermi ad osservare, a godere del tempo.

 

Il testo riporta i punti principali esposti alla conferenza di Jan Gehl: Liveable Cities for the 21st century, Innsbruck 30 Novembre 2017.

 

 
Advertisement
Advertisement