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Luci e ombre

La Cooperazione tra Roma e Bolzano

Il caso "Confcooperative" come paradigma di nodi ancora non risolti: I rapporti con Roma e quelli con i partiti.
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L’unità del movimento cooperativo altoatesino si interruppe brutalmente  in un “venerdì nero”, quello del 10 agosto 1928. 

In quella data, la prima ed ultima sede unitaria del movimento cooperativo provinciale, fu confiscata da parte della Federazione dei Sindacati Fascisti degli Agricoltori. La sede era nella “casa blu”, tutt’ora esistente a Bolzano all’angolo tra via Conciapelli e via Piave (!) ed era stata finanziata e costruita dalle cooperative locali già nel 1912, secondo il pregiato progetto dell’archietto Walter Norden. Di cooperazione si potè ricominciare a parlare solo dopo il 1946 e si dovette prendere atto che esistevano due diverse realtà : da una parte quella del settore agricolo e creditizio del sistema Raiffeisen, espressione economica e culturale dell’omonimo vasto movimento presente in tutta l’area tedesca europea e dall’altra parte la realtà più italiana delle cooperative di abitazione e di lavoro. Due realtà che scelsero di avere due diversi sistemi di rappresentanza: unico e geloso della propria autonomia provinciale, quello tedesco , articolato secondo le linee politiche nazionali, quello italiano.

Una ri-partenza difficile ai fini dell’unità della cooperazione locale che in effetti non si è mai più realizzata.

Attualmente abbiamo in provincia di Bolzano quattro diverse centrali cooperative e si sta preparando la quinta. Il problema della dispersione è presente soprattutto nel mondo italiano; in quello tedesco molto meno, con Raiffeisenverband che conferma una sua presenza storica egemone, anche se non più monopolistica. Per tutti, italiani e tedeschi, si pone costantemente la questione dei rapporti col sistema politico locale e con le centrali cooperative nazionali, pur in presenza di una ampia competenza autonomistica in materia cooperativa. Se non si trovano risposte convincenti a queste due questioni, la cooperazione altoatesina (particolarmente quella italiana) è condannata alla frammentazione ed ad una permanente insufficiente rilevanza nelle politiche economiche e sociali provinciali. 

L’autonomia delle associazioni di rappresentanza dalle dinamiche dei partiti, sembra a me, la premessa indispensabile per tentare di ricostruire unità nel mondo della cooperazione. Autonomia reale dai partiti, che non vuol dire indifferenza o distanza dalla politica, ma che significa capacità autonoma di elaborazione di strategie in rapporto prioritario con le imprese cooperative associate.

Il complesso nodo Roma-Bolzano, Centro-periferia, globale-locale, italiano-tedesco è di vitale importanza per le Centrali e per le imprese cooperative stesse. Sappiamo esserci essenziali rapporti di interdipendenza reciproca tra queste due polarità, ma la cooperazione targata Bolzano/Bozen deve saper gestire questi rapporti con  una strategia propria, frutto del radicamento nel territorio. 

Passi importanti in questa direzione ne sono stati fatti: chi difendendo tenacemente la propria “diversità” da modelli nazionali (Raiffeisenverband), chi cercando di rappresentare la particolare pluriculturalità del territorio (Legacoopbund), chi interpretando in via prioritaria le esigenze di un gruppo linguistico, quello italiano (Confcooperative ed Agci). Passi importanti, ma in ordine sparso. La cooperazione altoatesina/sudtirolese meriterebbe una elaborazione locale unitaria per riuscire a consolidare un rapporto forte e maturo con Roma. Chiarezza e lealtà nel dare e avere, consapevolezza piena della nostra Autonomia, sapendo che non si può avere tutto ed il contrario di tutto, l’indipendenza, ma anche la protezione. E come diceva la mia povera mamma: “Non si può avere Roma e Toma”.

Auguri di buon lavoro ai dirigenti delle diverse centrali impegnati in questi giorni su questo delicato tema; un buon esito del confronto sarebbe di grande utilità per tutte le cooperative della provincia. Sarebbe un bel segnale per Bolzano e per Roma.

 

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