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Avvenne domani

Finisce un'epoca

Con le provinciali del 21 ottobre si aprono nuovi scenari politici in Alto Adige. Avvenne lo stesso solo nel 1994.
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Ora che il quadro delle liste in lizza per le provinciali altoatesine del prossimo 21 ottobre è finalmente completo, si possono iniziare a fare alcune considerazioni sul quadro politico che si apre di fronte agli elettori chiamati, tra meno di due mesi, a fare le loro scelte.

Lasciando da parte ogni ipotesi sui possibili risultati elettorali, rese del tutto incerte da troppi fattori, primo tra tutti quello relativo al numero di aventi diritto al voto che decideranno di restarsene a casa, una cosa però può esser detta senza tema di smentita. Queste elezioni provinciali del 2018, al di là dei risultati concreti che produrranno quando le urne verranno aperte, rappresenteranno un punto di svolta nel corso della storia politica altoatesina, un momento nel quale cambieranno gli assetti generali che regolano i rapporti tra le varie forze politiche.

Vediamo di spiegarci e per farlo, come al solito, ripercorriamo la storia recente della nostra provincia.

Dal 1948, anno nel quale in Alto Adige si torna al voto, dopo la lunga pausa della dittatura fascista e dell'intermezzo postbellico, l'asse politico a livello locale, sia per quello che riguarda la Provincia che in Regione, si regge su uno stretto rapporto bilaterale tra la Suedtiroler Volkspartei e la Democrazia Cristiana. È un'alleanza che resiste sostanzialmente sino al 1992, nonostante i momenti di crisi, anche profonda, come quello intervenuto in Regione, dalla metà degli anni 50 in poi, con il "Los von Trient". Anche in Provincia, a Bolzano, non mancano momenti di scontro, ma il rapporto, che prescinde dall'atteggiamento che la SVP riserva ai vari esecutivi che si succedono a livello nazionale, non viene mai messo in discussione. Sull'asse SVP-DC si innestano poi alleanze più o meno durature con i partiti dell'area socialista e laica e in particolare con il PSI e il PSDI, mentre il rapporto con repubblicani e liberali è meno stretto.

Tutto questo prosegue, come si diceva, sino all'inizio degli anni 90, quando il panorama politico viene sconvolto a livello nazionale dalle inchieste della magistratura. Tangentopoli provoca, nel giro di pochi mesi, un vero e proprio terremoto. La DC e il PSI si polverizzano e scompaiono anche gli altri alleati dell'area laica. Vecchi protagonisti della scena politica come il PCI e l'MSI cambiano volto e nome, ma soprattutto il passaggio dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario conduce necessariamente ad un bipolarismo che sconvolge il vecchio equilibrio centrista al quale la Suedtiroler Volkspartei aveva sempre fatto riferimento.

Il partito di raccolta sudtirolese nel cercare i nuovi alleati si affida innanzitutto alla cosiddetta pregiudiziale autonomista. Vengono quindi esclusi a priori i partiti di centro destra come Alleanza Nazionale diretta erede dei vecchi avversari missini, ma di conseguenza il divieto di rapporti organici di collaborazione viene ad includere anche partiti come la Lega di Umberto Bossi o quella Forza Italia di Silvio Berlusconi che con AN hanno stretto una salda alleanza.

La scelta, da parte del partito di maggioranza assoluta, viene quindi obbligatoriamente ad essere orientata su quello che, a livello locale, si dichiara apertamente come centro sinistra autonomista e del quale fanno parte la corrente progressista della vecchia DC, gli eredi del socialismo, le varie formazioni che si susseguono dopo la fine del PCI e i Verdi alternativi. In questo composito schieramento, comunque, la SVP, va a scegliersi gli alleati di giunta provinciale secondo i propri precisi criteri. Restano esclusi a priori i Verdi, considerati competitori troppo pericolosi e troppo critici. Vengono accettati, sia pure a prezzo di qualche mal di pancia, gli eredi del Partito Comunista. Nulla quaestio, ovviamente, sull'alleanza con gli ex democristiani confluiti dapprima nel Partito Popolare e poi nella Margherita. Anche a livello regionale non sorgono particolari problemi ed anzi la saldatura che avviene a Trento tra le forze del centro-sinistra e gli autonomisti del PATT da sempre fedeli alleati della SVP, rende ancor più facile stabilire un'alleanza che si proietta anche in campo nazionale.

Tutto questo sino ad oggi, anzi, per meglio dire, sino all'altro ieri. Le elezioni del 4 marzo hanno prodotto, sul quadro politico nazionale, un effetto del tutto paragonabile a quello che fu causato dalle inchieste giudiziarie all'inizio degli anni 90. I partiti leader degli schieramenti che si sono alternati alla guida dell'Italia in questi decenni (PD e Forza Italia) sono stati pesantemente battuti e ridotti all'opposizione, mentre il centro della scena è occupato da forze, Lega e Movimento 5Stelle, che si collocano del tutto al di fuori da quello schema bipolare che ha caratterizzato scelte e alleanze del recente passato.

Per quel che riguarda lo specifico della situazione altoatesina c'è, in più, un elemento di assoluta importanza: sia la Lega che il M5S non possono essere ridotti in nessun modo a quel giudizio di partiti antiautonomisti con il quale il centrodestra, a Bolzano, è stato escluso da ogni ipotesi di accesso alla gestione del potere. Questo cambia completamente il quadro delle possibili alleanze di governo della Provincia che potrebbero emergere dal risultato elettorale. Come era logico attendersi, del resto, la Suedtiroler Volkspartei ha già fatto sapere di non sentirsi minimamente vincolata, nelle sue scelte future, dai patti di alleanza solennemente stretti solo qualche mese fa con il Partito Democratico. Tutto verrà deciso, ripetono i dirigenti della Stella Alpina, all'indomani delle elezioni, sulla base dei risultati, dei rapporti di forza, della necessità di mettere assieme una maggioranza robusta.

Sino ad ora, sul terreno delle alleanze, la SVP si è sempre mossa osservando rigorosamente alcuni principi di carattere generale: in primo luogo ha evitato accuratamente di dover imbarcare in maggioranza partiti (ecco che ritorna l'esempio dei Verdi) che potessero farle concorrenza nella caccia al voto dell'elettorato tedesco e ladino o che, addirittura, potessero chiedere un posto in giunta per un loro rappresentante appartenente a quei gruppi linguistici. Negli ultimi trent'anni, poi, si è assistito ad una progressiva ma continua erosione delle competenze affidate agli alleati italiani. Quando inizia la cosiddetta era-Durnwalder gli assessori italiani governavano una larga parte dell'amministrazione provinciale: gli assessorati al commercio, industria, trasporti, finanze, ambiente e paesaggio, solo per citare alcuni tra i maggiori. Oggi, in buona sostanza, la competenza italiana è ridotta quasi unicamente ai due settori "etnici" e cioè quelli della scuola e della cultura. È molto difficile, per non dire impossibile, che su questa strada ci possano essere ripensamenti. Per quanto riguarda, infine, le preferenze ideologiche, non vi è dubbio che l'obiettivo ideale della Suedtiroler Volkspartei resta stabilmente puntato verso il centro dello schieramento italiano, ma anche questo potrebbe essere un elemento che verrà messo gli archivi assieme agli schemi politici della seconda Repubblica.

Comunque vada il voto del 21 ottobre prossimo, la partita che si aprirà quando saranno resi noti i risultati potrebbe cambiare e non di poco il quadro politico provinciale con effetti a lungo termine sulle alleanze in vista delle elezioni europee del 2019 e di quelle che, poco più avanti, coinvolgeranno anche i comuni di tutta la provincia.

 

 

 

 

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