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Concorsi pubblici

Lavoro pubblico: non passa lo straniero?

Le norme europee prevedono anche per gli stranieri (Eu e non) il diritto di candidarsi nei concorsi pubblici. Ma non mancano forti resistenze.
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Le ultime contestazioni ad un concorso pubblico aperto anche a candidati stranieri sono quelle per l’assunzione dei cosiddetti ATA (addetti Amministrativi Tecnici Ausiliari) nelle scuole statali italiane. Nei mesi scorsi aveva fatto notizia anche la revoca da parte del Tar dell’assunzione di direttori stranieri per i maggiori musei italiani (poi sanata dal Governo). Lo stesso Ministero di Giustizia si è visto sospendere dal Tribunale il concorso per l’assunzione di 800 cancellieri: nel bando non era prevista l’ammissione di candidati stranieri. Tutta un’altra musica nel mercato del lavoro privato dove le imprese (e le famiglie!) puntano a potersi avvalere dei collaboratori più qualificati, a prescindere dalla loro nazionalità. Nessuno (o quasi) si sogna di contestare la presenza attiva di un bravo informatico, di un muratore esperto, di una badante, di un cuoco, di un dirigente industriale, solo per la sua nazionalità diversa da quella italiana. Anche le persone straniere e professionalmente valide (oltre agli italiani) rendono dinamica la nostra economia.
Intanto i lavoratori stranieri rappresentano in Italia l’11% del lavoro dipendente e crescono significativamente anche nel lavoro autonomo (commercio, artigianato, ecc.).
Tutta un’altra musica nell’impiego pubblico e nelle categorie “protette” dalle proprie corporazioni: lì non vi è ancora quasi traccia della presenza di questa nuova e così importante componente della nostra società. Anche per i titolo di studio acquisiti all’estero, il riconoscimento è assai faticoso. Semmai le collaborazioni degli stranieri sono “esterne”, in appalto, provvisorie. Qualcuno potrà considerarlo un vantaggio e una migliore protezione della condizione occupazionale e professionale per i cittadini italiani.
A me invece questo pare un ritardo del nostro sistema pubblico. Esso non sa (o vuole) approffitare della grande potenzialità rappresentata da donne e uomini , giovani, presenti nel nostro Paese e con grandi potenzialità di sviluppo professionale anche dentro gli Enti Pubblici.
Avviare una fase nuova, aprire le porte ancora ingiustificatamente chiuse, potrebbe far bene alle Istituzioni ed alle persone che ci lavorano.
(www.albertostenico.it)

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