Meran, Merano
Suedtirolfoto/O. Seehauser
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Elezioni

Merano, oh cara?

Alcune riflessioni sul voto di domenica nella città del Passirio.
Kolumne von
Bild des Benutzers Giancarlo Riccio
Giancarlo Riccio07.10.2021
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Dunque, domenica si vota per il nuovo sindaco di Merano, dopo un periodo, oltre tutto pandemico, di commissariamento del Comune. Durante la passata campagna elettorale amministrativa, avevamo suggerito a candidate e candidati di fare come le balene. Che lavorano in gruppo, non urlano e non si interrompono tra loro. Un esempio virtuoso assoluto che ci piacerebbe arrivasse anche ai governi centrali un po’ di tutto il pianeta senza fermarsi sulle rive del Passirio Questa volta, alla vigilia delle elezioni 2021 (salvo colpi di scena alla “Star Trek” si arriverà al ballottaggio) ci sentiamo di aggiungere, sottovoce per carità, due cose. La prima: chi si è candidato non si comporti solo come le balene ma anche come gli alberi. Che sanno cosa sono le radici, non si ostacolano tra loro e, soprattutto, ci restituiscono aria buona rielaborando l’aria cattiva intorno a loro.

Trattasi di metafora, come canterebbe Enzo Jannacci, medico bravissimo e cantautore forse anche di più. Insomma, se farete come gli alberi e le balene avrete meritato il voto di chi vi ha scelto. E pazienza se, a causa del periodo di commissariamento, chi sarà eletto guadagnerà in consiglio o in giunta comunali più o meno un anno in meno di “gettoni” o di stipendio. Motivo: si ritorna a votare più o meno dodici mesi dopo perché un anno è già trascorso dalla fine dell’ultima consiliatura. Anche a Merano c’è qualcuno che se ne è lamentato e, peggio, punta all’elezione soprattutto perché sta girando i pollici. Senza, per oltre dodici mesi, aver fatto nulla per cercare un lavoro. Vogliamo dirlo? Disgustoso.

Ma c’è, ci sarebbe, una seconda piccola riflessione. Chi vota, voti le persone di cui si fida, d’accordo: ma anche un programma, un bouquet di impegni per il futuro di Merano. Le promesse nelle cassette delle lettere di Merano fioccano. Ma sono anni che il traffico va in tilt decine e decine di giorni all’anno a causa soprattutto di un flusso turistico (benvenuto per altri versi) incontrollato e talvolta anche irrispettoso di codici e regole. Soluzioni? Zero.

Poi ci sarebbero le piste ciclabili, a Merano interrotte in più punti dove chi va in bici si trova a contatto diretto di auto e Tir. Soluzioni? Zero. Alcune strade sono diventate piste da corsa (non solo notturna) e buona parte dei posti auto per portatori di handicap vengono occupati da maleducati abusivi. Ciliegina sulla torta: questo avviene soprattutto davanti alle scuole. Soluzioni? Zero. E ancora: la città è davvero a misura di bambini e di anziani o fa finta di esserlo? Gli appuntamenti culturali sono affidati a persone preparate oppure soprattutto a dilettanti allo sbaraglio?

C’è infine, come nella ipotetica brutta copia di un film di Michelangelo Antonioni, chi reitera messaggi che nemmeno capisce. Parlare a Merano di difesa del clima, di futuro sostenibile, di buona convivenza interetnica senza affrontare i problemi di ogni giorno della città equivale a non voler fare nulla, salvo che per se stessi. Vogliamo ripeterlo? Disgustoso. Domenica (e molto probabilmente nella successiva giornata del ballottaggio dopo un paio di settimane) i meranesi potranno però dire la loro. L’occasione è di quelle decisive. Non solo per le balene e non solo per gli alberi. Ma per la seconda città dell’Adige\ Sudtirol. L’unica, tra quelle medio-grandi della provincia, oltre tutto senza una sede universitaria. Andate a spiegarlo anche a balene e ad alberi. Anche se, ve lo assicuriamo, sono quasi tutti laureate e laureati. Loro.  

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