Marika Poletti
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In Trentino

La funzionaria che cantava “Terzo Reich”

Si è dimessa Marika Poletti, capo di gabinetto dell’assessore Gottardi. In rete il suo tatuaggio simile alla svastica e il video con la Via Gluck in versione nazista.
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La polemica è scoppiata sui social, ha fatto il giro del web, come si dice, e si è conclusa con le dimissioni dell’interessata. Marika Poletti, ex presidente di Fratelli d’Italia in Trentino, ha lasciato l’incarico di capo di gabinetto dell’assessore Mattia Gottardi. Il tutto per una bufera mediatica condita da simboli e canzoni naziste. Dopo le polemiche sorte per il suo tatuaggio sul polpaccio, molto simile ad una svastica (“Non è il simbolo hitleriano, ma una runa del ciclo di Odino” ha provato a difendersi lei) è stato fatale il video nel quale la neotitolare di un incarico istituzionale “inneggiava” al Terzo Reich, cantando assieme ad alcuni amici una re-interpretazione nazista del Ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano. Ormai approdata in una posizione indifendibile anche per lo stesso Gottardi, Poletti si è dimessa volontariamente.

 

Marika Poletti Mattia Gottardi
Marika Poletti con Mattia Gottardi, ora assessore della giunta provinciale trentina, sotto le insegne della lista Civica trentina. Con loro Angelo Cobelli, ex consigliere comunale, che sul suo profilo social ha un'immagine con scritto "Onore ai caduti della Rsi", la Repubblica sociale italiana. Foto: facebook/Marika Poletti

 

Guardando l’episodio da una prospettiva più ampia, è uno dei casi di “inidoneità” ad un incarico di natura pubblica e istituzionale che si sono susseguiti in regione. Nelle settimane scorse ad occupare le cronache è stato il caso di Kevin Masocco, il consigliere comunale della Lega a Bolzano protagonista di un audio whatsapp nel quale parlava di “una dj figa da stuprare”. In seguito ad un fallito tentativo di difendersi, negando la paternità del messaggio, e per non trascinare con sé il partito, l’esponente vicino a Filippo Maturi si è dimesso, eclissandosi alle cronache e dal dibattito politico.

 

Marika, Poletti
La foto di Marika Poletti con il tatuaggio a forma di svastica. "Non è una svastica nazista - si era difesa all'inizio -, ma la conclusione del ciclo delle Rune del canto di Odino, per la precisione la diciottesima. Sono una cultrice della cultura popolare e quella è una simbologia millenaria". Immagine: Mosaico-cem.it

 

Dalla Lega agli alleati del Carroccio, questa volta in Trentino. Le parole dette nel video sono agghiaccianti. Da notare che sia il tatuaggio che il filmato - addirittura risalente al 2009 - erano elementi noti, sono solo diventati di attualità in rete per l’incarico assunto della destinataria. Ma ecco il testo del gioco macabro con la Shoah. A bordo di un pullman assieme ad alcuni amici, Poletti canta, testuali versi: “C’era un ragazzo della Wehrmacht si divertiva a giocare con me/qual era il gioco non te lo dico, ogni mattina spariva un amico/ là dove c'era il Belgio ora c'è il Terzo Reich…”. E avanti, fino alle dimissioni giunte ieri.

C’era un ragazzo della Wehrmacht si divertiva a giocare con me/qual era il gioco non te lo dico, ogni mattina spariva un amico/ là dove c'era il Belgio ora c'è il Terzo Reich…

 

Il video su youtube della canzone in chiave "nazista" cantata da Marika Poletti, ex presidente di Fratelli d'Italia in Trentino, poi passata alla Civica trentina, assieme ad alcuni amici.

 

Poletti, conosciuta per la sua lunga militanza nella destra politica in Trentino, la stessa area da cui proviene Gottardi, era stata chiamata in assessorato proprio dall’ex sindaco di Tione, divenuto assessore agli enti locali. A designarlo è stato il governatore leghista Maurizio Fugatti, per dare rappresentanza alla lista Civica trentina creata da Rodolfo Borga, da poco scomparso, alla quale sono approdati in tempi recenti sia Gottardi che Poletti. L’assegnazione non era stata esente da critiche interne al Carroccio, da parte di chi rimproverava al primo l’adesione al Terzo polo dei sindaci prima delle elezioni provinciali, salvo poi ripiegare sulla Civica dopo il fallimento del progetto.

Insomma nel caso di Poletti il lavacro democratico e istituzionale sancito dall’approdo alla lista di centrodestra moderata e territoriale (ma fino a che punto?) non è stato evidentemente sufficiente a cancellare alcuni passi estremi ed ingombranti del suo passato.

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