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Fabio Petrini
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Economia circolare

Il valore aggiunto dei rifiuti

L'economia circolare è un modello di produzione e di consumo in cui i materiali e i prodotti vengono in vario modo riutilizzati, riparati, rimessi a nuovo e riciclati.
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In questo modo, il ciclo di vita dei prodotti viene esteso e i rifiuti sono ridotti al minimo. Una volta che un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo di vita, le risorse e i materiali rimangono nell'economia il più possibile. Possono infatti essere utilizzati in modo produttivo per continuare a generare valore aggiunto. Questa modalità è in contrasto con il modello economico tradizionale e lineare, che si basa su grandi quantità di materiali e sull’energia a basso costo. Un discorso a parte merita la "obsolescenza pianificata", cioè programmata, contro la quale il Parlamento europeo chiede misure.

Questo modello di economia non è solo auspicabile, visto che nella Ce vengono prodotti annualmente 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, ma è soprattutto necessario per il nostro futuro e sarà quindi tra i temi prioritari da affrontare in ambito europeo e mondiale. In questo contesto, una simile rivoluzione green non determinerà solo costi in ricerca e innovazione, ma potrà fungere da volano per l'economia. Potrebbe infatti generare risparmi quantificati dalla Ce in 600 miliardi di euro, come pure ridurre l'emissione di CO2 del 4%. Si prevede inoltre la possibile creazione di quasi 600.000 posti di lavoro nuovi, una questione che in tempo di restrizione del mercato del lavoro sarebbe un valore aggiunto. Ma a prescindere da queste considerazioni strategiche ed economiche siamo di fronte ad una vera e propria emergenza: alcune importanti materie prime sono disponibili solo in misura limitata e, con l'aumento della popolazione mondiale, cresce anche la domanda di quest'ultime. La questione delle risorse energetiche e idriche non è più rinviabile se vogliamo salvaguardare lo sviluppo del pianeta.

I cambiamenti climatici sono sempre più evidenti e l'estrazione e l'uso delle materie prime ha un impatto significativo sull'ambiente e aumenta inoltre il consumo energetico e le emissioni di CO2. Questi sono dati di fatto ai quali non si può sfuggire. Ma ci sono anche vantaggi forse meno evidenti: minore pressione sull'ambiente, maggiore sicurezza nell'approvvigionamento di materie prime, aumento della competitività e, aspetto da non sottovalutare in un’economia a ciclo chiuso, i consumatori beneficiano di prodotti più durevoli e innovativi che consentono di risparmiare sui costi e di migliorare la qualità della vita.

Quanto detto fin qui, fa parte delle indicazioni fornite dalla Comunità europea che si avvia verso forme di economia basate sul rispetto dell'ambiente, del clima, dell'uso delle materie prime e che quindi si discosta dall'attuale modello dell'usa e getta. In ambito comunitario, come primo atto, nel maggio 2018, sono state adottate misure per costringere i singoli Stati ad adeguare la loro legislazione alla direttiva europea in materia di rifiuti. Gli Stati membri devono quindi adottare misure specifiche incentrate su prevenzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti urbani e degli imballaggi, piuttosto che sull'incenerimento e sulle discariche, rendendo così possibile una gestione a circuito chiuso.

Una sfida particolare sarà quella di integrare i produttori in una logica di economia circolare. Il loro classico modello di business è la vendita di prodotti, che può portare a un aumento delle vendite solo se vengono sostituiti il prima possibile. Agevolazioni fiscali per la riparazione dei prodotti invece della loro vendita invoglierebbero a produrre beni più durevoli. Belgio e Svezia si sono già avviati su questa strada. Va ripensata anche la logica di fondo che determina la gestione dei rifiuti nella sua forma attuale, impostata per smaltire i rifiuti nel modo più sicuro e affidabile possibile, in modo che non costituiscano un pericolo per l'uomo e la natura. L'industria e i consumatori hanno così pochi incentivi per evitare i rifiuti, almeno finché le alternative si mantengono su costi bassi. Una nuova consapevolezza dei cittadini diventa allora fondamentale, assieme ad ulteriori interventi di sensibilizzazione.

Altre misure necessarie sono un design di prodotto migliorato, proprio al fine di renderlo più durevole, più facile da riparare o da recuperare. Lo sviluppo di obiettivi ambiziosi in materia di gestione dei rifiuti, che per ora è vincolante solo per il riciclaggio, va allargato in maniera tale da dare la priorità al loro riutilizzo. Vanno infine combattute le esportazioni illegali di rifiuti, in particolare verso Paesi che hanno standard ambientali e tecnici significativamente più bassi nel riciclaggio e nello smaltimento dei rifiuti. Bisogna infine riuscire a trasmettere il messaggio che l'economia circolare è qualcosa di più di una separazione ottimale dei rifiuti e di un sistema di gestione tecnicamente ottimizzato. Non si limita infatti alla gestione della fase finale del ciclo produttivo, ma deve seguire l'intero percorso, a partire dalla progettazione del prodotto stesso.

Serve quindi un nuovo modello di cooperazione e di coordinamento in modo da garantire un valore aggiunto lungo l'intera catena, coinvolgendo i produttori di materie prime, i progettisti dei prodotti, i produttori, i commercianti, i consumatori e gli attori della gestione dei rifiuti. Tutti questi soggetti devono lavorare in modo sinergico per trovare soluzioni ottimali, invece di continuare a fare affidamento esclusivamente all'ottimizzazione del pezzo di loro competenza.

 

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