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Il rifiuto del confronto

In una società in cui le opinioni sono sempre più polarizzate, il confronto diventa un miraggio.
Community-Beitrag von Federico Simoncini Ulivelli08.11.2021
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Postilla prima della lettura -sì, subito. Così chiariamo e non dovete arrivare in fondo per offendermi-: Questo è un articolo in stile blog più che giornalistico, quindi se non volete leggere delle riflessioni -e vi capisco ormai le scrivono anche i più disperati, tipo me- di uno che si crea mille problemi, skippate. Se invece siete masochisti o non sapete cosa fare mentre aspettate che Fabio Fazio faccia una domanda scomoda a un qualsiasi politico, leggete qua sotto. 

Sono in netta difficoltà. Veramente, sono disorientato. Questo senso di inadeguatezza nasce dal fatto che quasi il 100% delle opinioni che leggo, ascolto e vedo sui social o su altre piattaforme, sono categoriche. Non accettano ripensamenti. La quasi totalità delle persone -giornalisti, politici, opinionisti e gente comune che scrive sui social con capacità di scrittura paragonabili alle pitture rupestri- vive di certezze, mentre io non ci riesco. Continuo a farmi 7 milioni di domande e talvolta le risposte mi mettono in difficoltà più di prima. Ora, non navigo sempre a vista, ho anche io dei punti fermi a cui mi aggrappo nei momenti di difficoltà, ma più cerco di entrare in profondità e più vedo nebuloso, mentre, come dicevo, tantissimi -oserei troppi- sono illuminati dalla luce della “verità”.

Questa mia difficoltà dipende dal fatto che negli ultimi anni si è sempre più affermata una polarizzazione delle idee. Qualsiasi cosa è bianca o nera e non si accettano sfumature o opinioni diverse dalle proprie. Porre domande e mettere in dubbio alcuni concetti rendendoli pubblici è diventato uno sport estremo. Quasi quanto l’utilizzo della punteggiatura in un post: lo fanno in pochi e sembra pericoloso. Io, ad esempio, sono arrivato a un punto in cui evito di espormi sui social perché credo che discutere all’interno di queste piattaforme, su tematiche serie, sia impossibile se non nocivo. Non ho voglia di accollarmi discussioni -limite mio?- con persone che non hanno alcuna intenzione di confrontarsi, ma vogliono solo imporre il proprio pensiero. Quindi arrivo a reprime -in quel contesto- la mia opinione, cioè mi autocensuro -che è assurdo visto che l’intento dei social è condividere ogni minima cosa della propria vita, ma l’angoscia di discutere sotto un post è troppo grande-.

Per qualsiasi argomento si formano degli schieramenti -provax/novax, pro green pass/no green pass, pro måneskin/no måneskin, pro olio di palma/no olio di palma-, si diventa tifosi senza nessun interesse ad analizzare le altre visioni. Si diventa apostoli di un pensiero. Ora, se dovessi spiegare le motivazioni per cui si creano queste fazioni inconciliabili finirebbe che abbandonerei il tema principale di questo articolo e quindi non mi sembra il caso di procedere -magari scriverò qualcosa di specifico in futuro-. Vi dico solo che se volete farvi un’idea guardate l’esaustivo documentario su Netflix “The Social Dilemma”. 

A causa degli schieramenti autoreferenziali, quindi, è diventato quasi impossibile confrontarsi. Prendiamo come esempio due temi caldissimi: il vaccino e il green pass. Se provo a comunicare con degli “scettici” del vaccino -o come scrivono loro: V5CC1N0, un giorno qualcuno mi spiegherà perché non possono scriverlo normalmente- spiegando le ragioni per cui sia necessario vaccinarsi, nonostante alcune perplessità, vengo tacciato di essere un collaboratore dei Big Pharma -manco prendessi una percentuale degli introiti della Pfizer- punturato che morirà in pochi anni a meno che non mi faccia iniezioni di disinfettante -c’è chi lo ha detto davvero in USA, googlatelo-.  Al contrario, se espongo i miei dubbi sui metodi di somministrazione, sulla comunicazione adottata, su cosa sia e come funzioni il vaccino -fortunatamente ci sono programmi televisivi come “Report” che fanno faticosamente informazione sana. Andate a vedere il servizio su Astrazeneca su RaiPlay-, sull’aspetto economico della vicenda, sull’etica delle case farmaceutiche, sui brevetti, etc. mi viene risposto: “Sei un novax. Non farti domande. È così, punto e basta. Credi in quello che ti dicono. La scienza non è democratica”. Ecco, questo punto di vista, che dovrebbe essere quello più “aperto” e definito socialmente “responsabile” mi mette paura, perché mi stanno dicendo di credere ciecamente in qualcosa senza nemmeno tentare di capirlo. Stanno trasformando la scienza in dogma facendo un danno, a mio avviso, incalcolabile.

Postilla numero 2: non sono novax, sono vaccinato, l’ho fatto prima che diventasse obbligatorio per la mia categoria e sono fermamente convinto del lavoro della scienza, ma negare che durante la pandemia non ci siano state difficoltà e incongruenze sulla campagna vaccinale è falso. Inoltre continuare a smentire queste difficoltà non fa altro che lasciare aperte le porte a chi davvero è novax o negazionista. “Basterebbe” essere obiettivi, cercare di capire dove sono stati gli errori e trovare soluzioni valide per il benessere comune. Non io o altri sui social, certo. Mi riferisco alle persone competenti.

Stessa cosa col Green Pass. Da un lato chi lo definisce tessera nazista e va a manifestare vestito come un prigioniero di Auschwitz, come un PRIGIONIERO DI AUSCHWITZ -e forse qui servirebbero altre cure rispetto al vaccino perché le problematiche sono diverse-, dall’altro chi lo chiama strumento di libertà, nonostante sia molto imperfetto e iniquo. Chi pone domande e spunti di riflessione viene offeso -da entrambe le parti- più di Donnarumma dai tifosi milanisti.

La cosa veramente preoccupante è che questo atteggiamento lo ritroviamo su ogni argomento e non resta più solo confinato all’interno della rete, si ripercuote nella vita reale e ciò rende molto più complesso lo sviluppo di una società. Con tutto ciò non voglio insinuare che non si possano avere idee chiare e precise e che si debba vagare a vita nella palude delle incertezze e delle ansie. Ma, tra avere solo opinioni irremovibili e vivere nell’oblio più profondo esiste una via di mezzo. Quindi, santiddio, limitiamo il nostro ego che ci erge a portatori di verità e discutiamo rispettosamente con le altre persone. Confrontiamoci civilmente. A meno che non vogliate restare sulle vostre posizioni a mandarvi a quel paese e diventare il nuovo Scanzi.

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