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Educazione ed autonomia

Il presidente della cooperativa Canalescuola Emil Girardi ci parla su: "Educazione ed autonomia: il ruolo delle tecnologie e della didattica nei processi di studio"
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“Viviamo circondati e dotati di strumenti informatici, ciò nonostante utilizzare le tecnologie per studiare e svolgere le consegne scolastiche, a scuola come a casa, è una pratica ancora poco sviluppata”. A parlare è Emil Girardi, presidente della cooperativa Canalescuola, che abbiamo incontrato in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico per discutere del rapporto tra tecnologia e didattica e di autonomia dell’alunno.

Le direttive nazionali ed europee muovono verso l’innovazione digitale del mondo scolastico. Qual è la situazione nelle nostre scuole?

L’integrazione delle tecnologie nelle attività didattiche, differenti in ogni Paese e Istituto, dipende da numerosi fattori, quali l’accesso ai dispositivi in aule dedicate o in classe, l'adozione di un curriculum che preveda l’acquisizione di competenze digitali ma, soprattutto, lo sviluppo di competenze didattiche in ambienti digitali da parte dei docenti.

Una ricerca che ha condotto Canalescuola su un campione di circa 200 alunni di alcune scuole primarie e secondarie di 1° grado, attesta che l’alunno che utilizza il computer a scuola durante le ore curricolari, integrandolo all’uso degli strumenti analogici e cartacei, utilizza di meno il pc, limitando il tempo dedicato ad attività di svago e usandolo maggiormente per attività scolastiche, ovvero facendone un uso più efficace.

Perché sono importanti le nuove tecnologie a supporto della didattica?

Ci sono studenti che non hanno solo bisogno di saper utilizzare il computer a supporto delle proprie attività di studio, ma ne hanno necessità: il pc è per loro uno strumento compensativo, di autonomia. Senza una sintesi vocale, necessitano di qualcuno che legga per loro, che gli dica quando sbagliano, qualcuno che rischia spesso di sostituirsi a loro, di limitarne l’autonomia con l’intento di supportare le difficoltà. Laddove in classe abbiamo un alunno con difficoltà specifiche, lo strumento tecnologico diventa quindi una risorsa necessaria. Per poter utilizzare il computer a scuola occorrono metodologie adeguate basate su un’attenta progettazione didattica supportata da una metodologia pedagogica di riferimento capace di sostenere il lavoro professionale dell’insegnante.

In cosa si traduce quindi questa metodologia pedagogica e didattica?

Alla base della nostra riflessione pedagogica c’è l’idea di lavorare per potenziare e dare consapevolezza alle abilità personali. Per questo nel pensare alle tecnologie come strumento di studio utilizziamo il termine di “strumento potenziativo”. Far utilizzare i tradizionali software di videoscrittura o la navigazione web per studiare e fare i compiti, risulta un’operazione sterile e spesso inefficace se non integrata da una formazione strategica e metodologica specifica. È necessaria una proposta pratica per una didattica che sviluppi un metodo di studio consapevole e funzionale in un clima di inclusione.

Così proposta la multimedialità garantita dal pc è alquanto utile per tutti quegli alunni refrattari ad un sistema “classico” di veicolazione dei contenuti: libro®spiegazione orale cattedratica dell’insegnante®memorizzazione da parte dell’alunno®verifica degli apprendimenti.
Il computer, i libri digitali, i supporti multimediali e il web diventano quindi strumenti per una ricerca autonoma e personalizzata delle informazioni, permettendo all’alunno di manipolarle autonomamente, bypassando inoltre le difficoltà di scrittura e lettura difficilmente arginabili sui supporti cartacei/classici da quegli alunni con difficoltà specifiche d’apprendimento (dislessia).

Un ulteriore elemento riguarda il lavoro sulle strategie didattiche che possono essere supportate dall’alto grado di personalizzazione garantito dal pc al fine di educare quello che Slamecka e Graf (1978) chiamano “generation effect”, ovvero il fenomeno che ci consente di ricordare meglio le cose generate da noi stessi rispetto a quelle prodotte da altri. La personalizzazione e il facile uso di differenti linguaggi consentito dal computer, permettono di sfruttare al meglio l’utilizzo di tecniche di memoria associativa, come l’associazione immagine-parola, indispensabili per molti alunni.

E così nascono i laboratori didattico-tecnologici…

   Canalescuola, dal 2006, sviluppa percorsi didattici ed educativi nella sua rete nazionale di laboratori didattico-tecnologici denominati, in richiamo alle preziose idee pedagogiche di Maria Montessori, “Aiutami a fare da solo”, nell’ambito del laboratorio “Officina Tecnologica”, nel “Laboratorio Compiti” e attraverso i Campus estivi svolti presso il “Learning Resort Castelbasso”. Con i nostri interventi intendiamo lavorare sull’abilità di studio seguendo un percorso che porti l’alunno a prendere consapevolezza delle strategie di studio (metacognizione) e dell’uso critico e consapevole degli strumenti informatici e delle tecnologie per la didattica.

Canalescuola ha attivi 8 laboratori nella Provincia Autonoma di Bolzano dove ogni anno accogliamo circa 180 alunni inviati dagli Istituti scolatici aderenti al progetto di rete. La rete formata dalle scuole sudtirolesi è probabilmente la più importante sperimentazione in atto in Italia nel sostegno fattivo agli alunni con difficoltà di apprendimento.

In questi contesti di apprendimento realizziamo percorsi individuali o in piccolo gruppo incentrati sullo sviluppo di un metodo di studio autonomo e funzionale supportato dall’uso delle tecnologie.

Un esempio di strumento di apprendimento efficace utilizzato con i ragazzi?

Sicuramente le mappe concettuali, preziose poiché permettono l’organizzazione delle informazioni attraverso l’uso di poco testo (parole chiave), l’uso di strategie associative (immagini, colori, forme), una chiara evidenziazione delle connessioni logiche tra i concetti chiave (frecce) e l’utilizzo dello spazio di un unico foglio per riportare contenuti anche complessi e articolati.

La mappa è stata teorizzata da Joseph D. Novak negli anni ’70 quale strumento per un apprendimento significativo. Il valore delle idee di Novak trovano humus nelle teorie pedagogiche del costruttivismo e, proprio il legame tra l’espressione “apprendimento significativo” e una didattica costruttivista, definiscono il senso d’uso dello strumento mappa concettuale a scuola e per lo studio a casa. È di fondamentale importanza che sia l’alunno a costruire la sua mappa concettuale: se non è la mente dell’alunno a rielaborare le informazioni e i contenuti, non può esserci apprendimento significativo.

Fornire esempi ed esemplificazioni attraverso libri, guide, risorse web, può essere funzionale a far conoscere all’alunno gli strumenti dello studio e nello specifico le mappe concettuali, ma crediamo possa essere maggiormente interessante sviluppare le abilità che sottostanno e costituiscono il metodo di studio, questo in funzione di una competenza esercitata autonomamente dall’alunno.

Emil Girardi è pedagogista, insegnante, già consulente dell’Area pedagogica del Dipartimento istruzione e formazione della Provincia Autonoma di Bolzano e di Intel® Corporation per i progetti educativi. Collabora con la Libera Università di Bolzano, l'Università di Verona, attiva e gestisce numerosi progetti sperimentali in collaborazione con scuole e USP/USR italiani, socio fondatore e presidente di Canalescuola, formatore nell’ambito della tematica su nuove tecnologie e didattica, coordinatore della prima rete italiana di “Scuole nel Bosco".

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