Gesellschaft | Flashmob

Occupy Piazza Magnago

In centinaia protestano contro i tagli al personale della scuola d’infanzia. Duramente contestato l’assessore Tommasini: “Che venga a vedere in che condizioni lavoriamo”.
Protesta
Foto: Salto.bz

Ombrelli aperti e ugole cariche. Si sono presentate così, a centinaia, a un anno di distanza dall’ultimo flashmob davanti ai “palazzi del potere” in piazza Magnago a Bolzano, le maestre delle scuole d’infanzia e le collaboratrici pedagogiche altoatesine che rivendicano più personale e un contratto di comparto. Quello che hanno in mano al momento, infatti, è un accordo transitorio con un’ora di riduzione di lavoro diretto con i bambini, “ma noi vogliamo di più”, sottolinea Ulli Bauhofer della Cgil che aggiunge: “Oggi c’è il sole ma siamo venute anche stavolta come l'anno scors - quando pioveva - con gli ombrelli, perché siamo ancora sotto l’acqua. Ci sentiamo ignorate, qui non si fa altro che parlare e poi si resta immobili”.

Si ribadisce a gran voce il no alla riduzione dei posti nella scuola dell‘infanzia italiana (16 sarebbero gli incarichi da tagliare), tema sul quale l’assessore competente Christian Tommasini era tornato nei giorni scorsi affermando che il personale è salvaguardato in quanto si verifica una compensazione assumendo nelle scuole superiori, in modo che il contingente di insegnanti rimanga a quota 2.350. Ma il timore è che invece restino comunque a casa precari e donne con famiglie da mantenere. Un deciso “no” è anche quello agli slittamenti dell’orario per coprire il tempo prolungato. Tra le rivendicazioni anche la presenza del doppio organico in ogni sezione e la diminuzione della dimensione dei gruppi. Cronica invece, nella scuola d'infanzia tedesca, la carenza delle maestre nonostante la promessa di 40 nuove assunzioni. “Tedesche, italiane e ladine, siamo tutte qui oggi perché vogliamo tutte la stessa cosa, regole e rispetto”, sostiene Bauhofer.

A unirsi alla protesta, oltre alla Cgil, anche Cisl, Asgb e il sindacato dei dipendenti provinciali, e ancora i docenti delle Graduatorie ad esaurimento, Kindergarten Aktuell Südtirol (KAS), ma anche molti genitori con bambini al seguito. Una delegazione di insegnanti intanto viene ricevuta a Palazzo Widmann. Sui cartelli troneggiano frasi come “Risparmiare sui bambini è una vergogna”, “Rinunciate ai vostri vitalizi per investire nella scuola”, “Nel resto d’Italia si potenzia l’organico, in Alto Adige si potenziano i tagli”, “Non siamo merce di scambio”. Lo striscione più creativo mostra gli assessori Achammer, Mussner, Tommasini, Theiner e Schuler nei panni della Banda Bassotti, i celebri ladruncoli di casa Disney, il presidente della Provincia Kompatscher in quelli del famigerato Gambadilegno, la sovrintendente della scuola in lingua italiana Nicoletta Minnei ha la fattezze di Amelia la fattucchiera e Waltraud Deeg quelle di Clarabella. “Fuori, fuori, buffoni”, è il grido unanime rivolto ai consiglieri provinciali, finché, terminati i lavori, qualcuno non comincia a uscire accompagnato dai cori di protesta.

 

Il fragore raggiunge l’apice quando Tommasini fa la sua comparsa. Sceso fra la folla l'assessore viene immediatamente circondato dalle manifestanti e timidamente azzarda: “Una delle proposte discusse è quella di ripensare al modello complessivo di organizzazione degli asili, definire cos’è scuola d’infanzia e trasformare una determinata fascia oraria in un servizio eventualmente extrascolastico, questo a mio parere è un buon punto di partenza”. Ma alle insegnanti non basta. “In alcuni momenti della giornata si arriva anche ad avere una insegnante per 25 bambini - sbotta una maestra -, se un bambino si fa male chi ne risponde a livello legale? Lei, assessore? Se un bambino deve andare in bagno gli altri 24 chi li guarda? È ora di finirla - dice rivolgendosi all’assessore - assumetevi le vostre responsabilità, la scuola si fa con gli insegnanti non negli uffici, c’è sempre meno qualità e sicurezza nelle scuole d’infanzia”. Di recente Tommasini aveva dichiarato che il rapporto fra maestra/bambini negli asili italiani è di un insegnante ogni 7,3 bambini, “un calcolo evidentemente errato”, tuonano le pasionarie. Poi la proposta, o meglio una sfida: “Assessore, venga a vedere come sono le nostre giornate a scuola, qual è la pressione a cui siamo sottoposte, ma, badi, deve restare 7 ore, non 5 minuti”. “Verrò”, replica disarmato Tommasini. La promessa è agli atti.