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Discriminazioni

"Noi Sinti siamo italiani al 100%"

Radames Gabrielli, presidente di Nevo Drom, sugli attacchi di Matteo Salvini alle comunità Sinti e Rom in Italia: "Manifestiamo a Bolzano contro le schedature"
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salto.bz: Domani come comunità Sinti farete partire un corteo che partirà da Via Museo alle 9 di mattina e si concluderà in Piazza Municipio. Per cosa e contro cosa manifesterete?

Radames Gabrielli: Noi vogliamo portare delle informazioni a Matteo Salvini, vogliamo informarlo che noi siamo cittadini italiani. Noi siamo pronti a fargli capire - a lui e al governo - chi sono in realtà i Sinti, siamo disposti ad aiutarlo. Siamo cittadini come tutti gli altri, abbiamo fatto anche la leva militare, ci sono molti Sinti che hanno un normale lavoro e altri che sono disoccupati perché è difficile trovarlo di questi tempi. Anche perché esiste una discriminazione razziale in tutta Italia.

Quindi vi riferite principalmente alle minacce di "censimento" di Salvini?

Sì, esatto. Vogliamo dire a Salvini che noi siamo già censiti, siamo censiti dalla nascita e abbiamo tutti i documenti che servono, dalla carte di identità, alla tessera sanitaria, il codice fiscale. I nostri bambini sono tutti denunciati al comune, sono registrati all'anagrafe. Vogliamo dimostrare questo, pacificamente e senza odio per nessuno, senza scompiglio. A fare questa operazione ci aveva già provato Maroni nel 2008 ma era stato subito fermato. Anche allora prendemmo posizione.

"Si sta ritornando al 1926 con la prima schedatura fascista. Poi sappiamo come è finita".

Salvini per difendersi ha detto che non ci sarebbe stata nessuna schedatura - tra l'altro incostituzionale - delle vostre comunità. Ha detto però che sarebbero potute arrivare delle "ricognizioni dei campi"...

In tanti si sono già spaventati. Non solo i Sinti ma anche la popolazione italiana, parte della popolazione italiana si preoccupa, perché si sta ritornando al 1926 con la prima schedatura fascista. Poi sappiamo come è finita. Salvini dice molte cose ma come abbiamo visto è riuscito a bloccare le ONG in mare: chi dice che poi non riesca anche a fare questa ricognizione dei campi o qualcosa di simile a una schedatura? Ormai l'attuale maggioranza è con lui. Non vogliamo tornare indietro nel tempo, noi siamo già censiti.

State già facendo un certo lavoro con la vostra associazione, la Nevo Drom, giusto?

Sì, con l'associazione proviamo ad aiutare a cercare un posto di lavoro per i Sinti e a creare un habitat adeguato per tutti. Tutti i Sinti oggi vogliono lavorare ma difficilmente si trova un posto, come ho già detto. Ultimamente a Bolzano - oltre ai tanti eventi che organizziamo sempre, come la festa Gipsy - siamo riusciti ad avere una targa commemorativa sul muro dell'ex-lager della città, in via Resia. Come tanti altri discriminati durante la follia nazista, c'erano anche i Sinti. In generale però cerchiamo di far conoscere la nostra cultura e le nostre tradizioni, le nostre usanze a tutti i cittadini, che di solito hanno ben accolto le nostre iniziative. Abbiamo sensibilizzato la popolazione in merito alle discriminazioni in generale, da quella etnica all'omofobia.

"Abbiamo invitato tutte le autorità, da Kompatscher a Caramaschi, da Baur a Tommasini. Speriamo vengano tutti".

A proposito di questo, perché secondo lei in Italia esiste e persiste questa paura, fobia, verso Rom e Sinti? E' alimentata solo da pregiudizi, luoghi comuni?

Quando tu hai ormai un marchio sulla fronte, difficilmente questo marchio riuscirai a togliertelo. Il marchio ce l'abbiamo non da oggi ma da secoli, ormai. C'è molta confusione, la gente confonde Rom e Sinti, quando in realtà siamo due popolazioni con lingua, tradizioni e cultura diverse. Ci sono tante cose che non si sanno, per questo vorremo parlare proprio con Salvini, per farglielo capire. Bisogna dirgli che i Sinti hanno sempre lavorato. Uno dei lavori più antichi è quello che ci è stato tramandato da generazione in generazione, quello della musica. Io stesso sono un musicista.

Oggi è più complicato vivere di musica per i Sinti?

Prima era più facile lavorare con i nostri strumenti, nei locali. Oggi sono richiesti molti documenti e molte carte, c'è la SIAE, poi ci sono contratti poco agevoli o lavori a metà giornata. Oggi il nostro lavoro sta scomparendo. Prima era più libero e più facile. La musica però ci sarà alla nostra manifestazione di domani, abbiamo invitato tutte le autorità, da Kompatscher a Caramaschi, da Baur a Tommasini. Speriamo vengano tutti, soprattutto i cittadini.

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Kommentare

Bild des Benutzers Harald Knoflach

@Domenico Nunziata

Eine Frage:
In der Überschrift wird als wörtliches Zitat "Noi Sinti siamo italiani al 100%" wiedergegeben. Ich kann dieses Zitat aber im gesamten Interview nirgends finden. In welchem Kontext hat Hr. Gabrielli das gesagt?
Ich finde es nicht richtig, ein wörtliches Zitat als Überschrift zu verwenden, welches dann im Interview nicht vorkommt.
Zwei Möglichkeiten:
1. harmlose Variante: Das Interview wurde gekürzt und das Zitat in der Überschrift ist rausgefallen
2. heftige Variante: Gabrielli wird etwas in den Mund gelegt, was er nicht gesagt hat

+1-11
Bild des Benutzers Christoph Moar
Bild des Benutzers Manfred Klotz

@Harald

Stimme deiner Anschauung wonach es nicht richtig sei, ein Zitat, das im Text nicht vorkommt, als Titel zu benutzen, nicht zu.
Es gibt dazu überhaupt keine Regel außer, dass der Interviewpartner es wirklich gesagt hat und es zum Inhalt passt, bzw. im Interview dann auch erklärt wird (es sollte also nicht in der Luft hängen). Ein prägnantes Zitat, das den Kern des Interviews auf den Punkt bringt, ist im Gegenteil sehr gut als Titel geeignet.

Bild des Benutzers Harald Knoflach

naja. es ist schon eine art ungeschriebenes (und manchmal sogar auch geschriebenes gesetz - siehe https://books.google.it/books?id=NhEqDwAAQBAJ&printsec=frontcover&hl=de#... - Seite 110), dass eine wörtliches zitat in einer überschrift dann auch tatsächlich im interview vorkommen soll. denn eben weil man ein prägnantes zitat wählt, ist der kontext ungemein wichtig. wie eben auch im obigen fall.

+1-12
Bild des Benutzers Harald Knoflach

p.s.: man kann es freilich verkürzen. prädikat weglassen usw.

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