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il compromesso delle 8.000 firme a rischio
SECONDO COMUNICATO

COMPROMESSO A RISCHIO

SULLA TRATTAZIONE DEL NUOVO DISEGNO DI LEGGE SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA Basta con il ridicolo mercanteggiare con la soglia d'accesso al referendum
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link al primo comunicato
Ancora una volta si mette in dubbio la soglia di 8.000 firme, fissata nel disegno di legge sulla democrazia diretta in modo del tutto motivato, per acquisire il diritto di portare una questione al voto popolare. Effettivamente non esiste una giustificazione ragionevole per un altro numero di firme come soglia. Non per nulla nel processo partecipativo che ha portato alla stesura del disegno di legge essa è stata accettata in modo generalmente condiviso.

L’entità di tale soglia è semplicemente una questione di pari opportunità: se qualsiasi cittadino può essere eletto con 8.000 voti a consigliere provinciale e acquisire in questo modo il diritto di portare al voto in Consiglio proposte di legge, allora non esiste una buona ragione per chiedere ai cittadini un numero maggiore di firme sostenitrici per un disegno di legge da loro presentato da sottoporre al voto della cittadinanza intera. Tutto quanto superi questa soglia non può essere valutato diversamente che come un tentativo di rendere gravoso l'uso del voto referendario o addirittura di renderlo impraticabile.
Pensare nuovamente ad un innalzamento della soglia adducendo quale giustificazione che l'Iniziativa per più democrazia negli ultimi anni ha presentato disegni di legge al vaglio del Consiglio e al voto popolare raccogliendo ben più di 10.000 firme, misconosce del tutto la realtà. Non si può prendere come base un'organizzazione della quale è ben conosciuto l'obiettivo perseguito, essendo esso propagandato per molti anni. All'inizio del suo cammino nel 1996 l'Iniziativa per più democrazia a livello regionale (!) ha raccolto non più di 4.600 firme.

Anche il ripresentarsi del tentativo di voler giustificare un innalzamento come controbilanciamento ad un quorum ribassato non fa che mettere in evidenza quale sia il vero motivo. Di nuovo fioriscono proposte come quelle di azzerare il quorum per passare dall’altra parte a 15.000 firme, o di controbilanciare le 8.000 firme con un quorum del 35%. Una soglia è bassa e l'altra obbligatoriamente deve essere alta se l'obbiettivo è quello di mortificare l'azione popolare. Tra le due soglie invece non esiste alcun nesso reciproco. Con il numero di firme da raccogliere viene stabilito quanto consenso tra la popolazione è necessaria per acquisire il diritto di presentare agli aventi diritto al voto una proposta come appunto un disegno di legge e farli decidere in merito. Questa soglia va motivata in se stessa e non in riferimento ad un’altra soglia che decide sulla validità del voto.

Tutti coloro che hanno dato il loro apporto al processo partecipativo si domandano a che cosa sia servito tutto il lavoro impegnativo di molti cittadini e organizzazioni e cosa significhi il ripetuto richiamo da parte della SVP di ricercare un compromesso, se poi il tutto viene messo in dubbio in modo talmente inqualificato.

 

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