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Festival educazione

10 anni di Canalescuola

Sabato 27 maggio la cooperativa attiva nel settore dell’educazione e della didattica festeggerà i suoi primi 10 anni di attività presso il Parco dei Cappuccini di Bolzano
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La manifestazione, intitolata Festival dell’educazione, è aperta alle famiglie ma anche ai giovani studenti ed agli operatori della scuola e della sanità. A detta degli organizzatori gli ‘studenti contemporanei’ che parteciperanno potranno fruire di interessanti ’assaggi d‘innovazione didattica’. Per raccontare un po’ il percorso e stilare un identikit il più possibile attuale della cooperativa sociale Canalescuola abbiamo contattato il socio amministratore Davide La Rocca.

Com’è nata la cooperativa Canalescuola?
Canalescuola è un gruppo nato nel 2006 e composto oggi da circa 200 formatori, educatori, insegnanti e psicologi. La sede è a Bolzano e da 10 anni operiamo sul territorio provinciale, ma con attività anche in tutta Italia. Fin dal 2006 abbiamo operato nel campo dell’educazione e della formazione, soprattutto in ambito tecnologico. In particolare ci siamo concentrati sulla formazione in merito alla tecnologia didattica, ovvero come utilizzare le tecnologie in chiave creativa, critica e consapevole.

Quando parlate di tecnologia intendete i computer?
Sì, di computer ma anche di software specifici e piattaforme. Ultimamente ci stiamo allargando anche alla robotica. Il nostro obiettivo sostanzialmente è l’innovazione didattica della scuola e abbiamo diversi strumenti per perseguirlo. Uno di questi è appunto la tecnologia, ma abbiamo anche l’educazione ambientale, il metodo Montessori, le scuole nel bosco, progetti di educazione alla salute ecc.
Ma la cosa principale che abbiamo portato avanti in questi anni sono stati i laboratori didattici rivolti a studenti che presentano disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Questo progetto si chiama ‘Aiutami a fare da solo’, una citazione montessoriana. L’intento da parte nostra è quello di rendere più autonomi nello studio gli studenti che presentano difficoltà scolastiche. I ragazzi vengono ospitati nei 22 laboratori che abbiamo in Italia, con lo scopo di favorire un metodo di studio funzionale alla possibilità di aggirare gli ostacoli presenti nel loro percorso di apprendimento.

La scelta di lavorare sui computer è collegata al fatto che la scuola tende a restare sempre un po’ indietro in questo senso?
Noi stiamo cercando di sostenere le scuole italiane affinché possano favorire nei loro alunni un uso consapevole della tecnologia. Ci siamo assunti questo onere e questa responsabilità perché i ragazzi al giorno d’oggi la tecnologia la utilizzano per scopi che di solito non riguardano la scuola. La tecnologia non è concepita come strumento di lavoro utile per lo studio. E quindi quello che vogliamo trasmettere noi è sostanzialmente l’idea che la tecnologia può essere uno strumento molto funzionale anche a scuola. Anche se gli usi scorretti delle tecnologie sono tantissimi e c’è tutto il discorso delle nuove dipendenze che stanno nascendo legate ad internet. E in questo senso la nostra proposta in sostanza ha anche uno scopo di prevenzione.
Per quanto riguarda la navigazione consapevole da anni forniamo numerose proposte formative per gli insegnanti, volte a sviluppare una visione positiva della tecnologia. Ma aiutiamo anche le famiglie a capire come sostenere al meglio i loro figli duranti i compiti a casa.

Nascere a Bolzano è stato un vantaggio per Canalescuola?
Sicuramente quello di Bolzano è un territorio fertile in cui seminare. I soci fondatori sono di Bolzano ed è questo il motivo per cui la nostra sede è nel capoluogo altoatesino. Ma nel corso degli anni abbiamo avuto la fortuna di coinvolgere tantissimi insegnanti in Italia grazie ai nostri corsi di formazione. Con il tempo molti operatori del settore sono diventati nostri soci e oggi portano avanti questo progetto nelle loro regioni insieme a noi.
Bolzano per noi rappresenta un’ottima base di partenza soprattutto perché le istituzioni hanno intuito sin da subito il valore culturale della nostra proposta, dimostrando sensibilità e sostenendoci. Un esempio su tutti: il progetto ‘Aiutami a fare da solo Alto Adige’ che è finanziato dalla Provincia, nello specifico della Sovrintendenza Scolastica di lingua italiana.

Avete anche rapporti con il mondo di lingua tedesca?
Ci stiamo aprendo proprio in questo momento. Abbiamo avviato un laboratorio didattico rivolto ai ragazzi e molte famiglie ci stanno contattando. Stiamo gradualmente scoprendo una certa sensibilità da parte loro. Ce n’è bisogno: non va dimenticato che il 4-5% della popolazione scolastica è costituito da ragazzi con dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Insomma un alunno su 20, ovvero un alunno per classe, normalmente presenta queste difficoltà. Non va dimenticato poi che per molti insegnanti affrontare questa problematica diventa un arricchimento professionale. Nel momento in cui tu crei le condizioni per apprendere ad un ragazzino con DSA, ecco che tutti gli altri ragazzi ne traggono un beneficio. La metodologia didattica messa in atto per il DSA di per sé è funzionale per tutti. Basti solo pensare alle mappe concettuali: si tratta di uno strumento didattico favoloso per tutti. In pratica lavoriamo con il DSA per sviluppare competenze di tipo trasversale. Cogliendo l’occasione per affermare che l’innovazione didattica va davvero a favore di tutti. 

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