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Elezioni

Tra un anno...

Uno sguardo alle comunali che verranno
Kolumne von
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Maurizio Ferrandi13.04.2019
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Tra un anno, giorno più giorno meno, saremo chiamati a votare, tutti noi altoatesini, per le elezioni comunali. Non è sicuramente troppo presto, dunque, per osservare come si presenta la situazione delle varie forze politiche nelle singole realtà comunali della nostra provincia. Un'analisi resa ancor più attuale dal fatto che in molte situazioni, quella di Bolzano ad esempio, i vari partiti e i personaggi che in un modo o nell'altro pensano di partecipare a quella tenzone elettorale hanno già iniziato, sia pure in modo soft, le loro manovre di avvicinamento.

Il discorso, ovviamente, è diverso se ad essere affrontata è la situazione dei comuni medi e piccoli della periferia o se invece prendiamo in considerazione le sei o sette realtà più grandi del fondovalle dove, tra l'altro, è presente una quota più o meno rilevante della comunità italiana.

 

In giro per le valli

Nei circa cento comuni nei quali, con le debite eccezioni, è nettamente prevalente l'elettorato di lingua tedesca  esiste da sempre una maggioranza a favore della Suedtiroler Volkspartei, il tema del confronto elettorale del prossimo anno non può essere che quello dell'impatto che, su queste realtà più o meno piccole, finirà per avere il risultato delle ultime provinciali con il ridimensionamento più che brusco dei partiti secessionisti della destra sudtirolese e con la travolgente e inattesa affermazione della lista civica messa in piedi, a campagna elettorale già iniziata, dall'ex M5S Paul Köllensperger. Negli ultimi decenni, nelle località periferiche, il ruolo di alfieri dell'opposizione al potere, non di rado quasi totalizzante, della SVP è stato svolto dai Verdi, dalla destra estrema e, in buona misura soprattutto negli ultimi anni, da alcune liste civiche. In quest'ultimo bacino ha attinto in modo particolare il Team Köllensperger che però ora è chiamato a consolidare il successo ottenuto, rastrellando voti  a volte in modo anche massiccio, nelle elezioni dell'ottobre scorso. Dalla capacità di radicarsi in modo effettivo anche nei paesi più piccoli dipenderà in buona parte il futuro di questa formazione politica anche a livello provinciale. La decisione di presentare un proprio candidato alle Europee del prossimo maggio dimostra comunque che Köllensperger non ha la minima intenzione di ripetere gli errori della destra sudtirolese, troppo spesso portata a rinunciare a misurarsi in campo nazionale e internazionale per concentrarsi solo sulle elezioni locali.

 

La città complicata

Quelle fatte per i centri più piccoli sono considerazioni che valgono ovviamente anche per quelli più grandi, dove però la presenza dell'elettorato di madrelingua italiana propone una serie di elementi che finiscono per tradursi in una maggior difficoltà di formulare previsioni e di azzardare analisi. La situazione, poi, si presenta abbastanza diversa a seconda delle varie località. In linea generale riguarda la possibilità  che, dopo l'intesa siglata in Provincia, la Lega di Matteo Salvini finisca per prendere ovunque il posto, come partner principale della Suedtiroler Volkspartei, del blocco di centro-sinistra basato sul PD e sui Verdi. È una fase politica che, a livello comunale, è iniziata proprio con le ultime elezioni, nel comune di Laives, con la SVP che ha deciso, quasi all'improvviso, di scaricare gli alleati tradizionali del PD e di appoggiare invece la giunta di centro-destra. Un esperimento politico replicato poi anche nel vicino comune di Bronzolo e che, sino ad ora, è proseguito senza particolari intoppi.

Proiettando i risultati delle ultime provinciali sulle comunali del prossimo anno (i risultati delle Europee di maggio saranno scarsamente significativi per tutta una serie di forti elementi di differenziazione rispetto le consultazioni di puro carattere locale) si può vedere ad esempio come a Bressanone la Lega potrebbe strappare al PD il ruolo di maggior partito della comunità italiana e proporsi quindi come partner privilegiato alla Suedtiroler Volkspartei.

A Merano la partita principale, come tutti possono capire, si gioca sul tentativo della SVP di riconquistare la poltrona di Sindaco dopo la bruciante sconfitta del 2015 e l'elezione del candidato dei Verdi Paul Rosch. Anche lungo le rive del Passirio, comunque, si faranno sentire gli effetti degli spostamenti dei voti che si sono registrati negli ultimi anni e che potrebbero condizionare più di quanto non si possa pensare l'esito finale del confronto tra i partiti.

 

Pasticcio referendario

Qui bisogna aprire una parentesi che sarà utile poi anche nell'analisi della situazione bolzanina. Quando, all'inizio degli anni 90, il quadro politico italiano, basato elettoralmente sul sistema proporzionale, fu travolto dagli effetti di Tangentopoli, l'unica soluzione possibile per attuare quel rinnovamento che tutti, da destra come da sinistra, chiedevano a gran voce parve quella di virare decisamente verso il maggioritario. La volontà popolare si impose anche attraverso un referendum dal quale si partì per rinnovare le regole elettive tutti i livelli. L'onda lunga arrivò anche in Alto Adige, dove però il sistema proporzionale, a garanzia della corretta rappresentanza dei vari gruppi linguistici, era e resta ancorato saldamente alle norme dello Statuto. Rimase sostanzialmente immutato, dunque, il sistema elettorale del Consiglio Provinciale, ma la foia maggioritaria era tale che il legislatore non rinunciò a metter mano al sistema riguardante i comuni, imponendo l'elezione diretta dei Sindaci, ma lasciando come d'obbligo intonsa la proporzionalità nell'elezione dei consigli.

Ne è venuto fuori uno dei pasticci più grossi mai perpetrati ai danni di un corretto rapporto tra elettori ed eletti. Il risultato è che, come a Bolzano abbiamo avuto modo di sperimentare già un paio di volte, il Sindaco che risulta vincente al primo turno o al ballottaggio, non ha a disposizione quel "bonus" di seggi che sempre si accompagna all'elezione diretta cittadini governatori regionali da Trento in giù. L'eletto deve fare i conti con il risultato delle urne e iniziare a tessere la tela per formare una maggioranza capace di sostenerlo. Un rito da prima Repubblica calato a forza in uno scenario nel quale il neo primo cittadino è stato investito direttamente dal popolo di una missione per adempiere la quale non gli vengono dati gli strumenti necessari. Questo peserà in modo determinante anche sulle prossime consultazioni comunali.

 

Il "caso Bolzano"

A Merano, come a Bolzano del resto, si muoveranno sul palcoscenico della politica elettorale diverse forze: la SVP, la destra italiana divisa tra la Lega attualmente trionfante ed altre informazioni che a differenza del partito di Matteo Salvini non sono considerate ancora salonfähig, i Verdi, il PD le altre possibili formazioni del centro Italiano e i nuovi arrivati del Team Köllensperger. Dalle possibili combinazioni di questi soggetti politici verranno fuori le nuove maggioranze che i Sindaci eletti dovranno in qualche modo raccogliere attorno a se stessi. Fuori dai giochi, invece, l'estrema destra sudtirolese il Movimento 5Stelle ed l'estrema sinistra che già a priori si pongono ben chiaramente all'esterno di ogni possibile area di governo. E' chiaro come, in una situazione così aggrovigliata, la decisione dei due primi cittadini uscenti, Rosch e Caramaschi, di ricandidarsi per il secondo mandato condizionerà indubbiamente l'intero sviluppo della campagna elettorale, ma, proprio per tutti gli elementi che abbiamo delineato, non basterà da sola ad assicurare elementi di continuità al quadro politico.

Nel dettaglio. Se a Merano, come detto, è la SVP che mira a riconquistare una posizione perduta, a Bolzano è ben chiara l'intenzione del centrodestra italiano che vorrebbe, sulle ali del successo leghista, conquistare quella posizione che sfuggi, agli inizi del secolo, a Giovanni Benussi, eletto dai cittadini, ma tradito, come si ricorderà, proprio da quel garbuglio di norme elettorali di cui abbiamo detto più sopra.

È chiaro che il ruolo di ago della bilancia, nel capoluogo provinciale, spetta alla Suedtiroler Volkspartei che, sino a questa consiliatura, si è mantenuta fedele all'alleanza con centro-sinistra e Verdi, pur manifestando ripetutamente disagio e insofferenza crescenti soprattutto per le posizioni degli ambientalisti. Ora il capovolgimento di alleanze registrato in Provincia potrebbe dar luogo ad un analogo ribaltone anche nelle stanze di Piazza Municipio. Molto dipenderà ovviamente da come si esprimeranno gli elettori e molto anche da come il centrodestra a trazione leghista saprà giocare le sue carte, individuando candidati accettabili per il mondo sudtirolese e lasciando fuori dai giochi, almeno in termini di alleanze esplicite, quelle componenti che ancora risultano indigeste dalle parti di via Brennero.

Tutto questo, dunque, a dodici mesi da un appuntamento elettorale sul quale andranno pesare, e non poco, anche gli sviluppi della situazione politica nazionale ed internazionale, i rapporti incerti e traballanti tra Roma, Bolzano e Vienna, i primi giudizi sull'operato di una maggioranza provinciale che ancora vive la luna di miele dei cento giorni dall'insediamento, ma che prima o poi dovrà cominciare a fare i conti con una serie di dossier, primo tra tutti quello della sanità, assai poco gradevoli da trattare.

Sarà una campagna elettorale lunga un anno.

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Kommentare

Bild des Benutzers Martin Aufderklamm
Martin Aufderklamm 13.04.2019, 18:45

Articolo sicuramente interessante, ma non ci meravigliamo poi che non vengano ascoltati i bisogni del popolo elettorale se già ad un anno di distanza il nostro sguardo e' improntato sulla forma e non sulla sostanza.

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