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Il compositore austriaco Johannes Maria Staud
giovani critici

Sperimentazione e tradizione insieme

Eivind Gullberg Jensen si destreggia in un viaggio temporale che tocca Bartók, il contemporaneo Staud e Haydn
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Martedì 8 maggio, l'Orchestra Haydn ha avuto come direttore Eivind Gullberg Jensen, un ospite non nuovo presso l'auditorium. Infatti il norvegese, classe 1972, debuttando per la prima volta a Bolzano nel maggio 2014, ha diretto l'orchestra anche nel gennaio dello scorso anno.

L'inizio del programma è assolutamente sperimentale, andando invece a concludere con la serenità delle note di Haydn. Il concerto è cominciato con Musica per strumenti a corda, percussioni e celesta del compositore ungherese Béla Bartók. Il primo movimento si è aperto in un'atmosfera distesa. Ogni gruppo di archi sembrava alla ricerca della propria nota perfetta, ricreando così una melodia sinuosa che ha generato nel pubblico un senso di instabilità. La sala sembrava immersa in una calma, che si è rivelata solo apparente, quando la melodia ha smascherato la sua ambiguità, seguendo lo scivolare degli archetti sulle corde degli strumenti. Il crescendo della musica ha generato sempre più tensione e insicurezza, fino alla ripresa del tema, quando si è sentita per la prima volta la celesta, che sembrava ricordare un'eco lontana. A questo clima si è contrapposto il secondo movimento, un Allegro che interpretato dai musicisti della Haydn in modo squisitamente giocoso, tanto che il direttore Jensen ha intrapreso una danza coi musicisti stessi, trasportato dalla melodia scherzosa. Il repentino alternarsi dei diversi timbri di archi, pianoforte e percussioni, però, ha sfumato l'esecuzione in un tono drammatico che caratterizza, anche in modo appena accennato, tutta la composizione. I pizzicati improvvisi degli archi interrompevano l'abbraccio avvolgente della melodia, ridestando gli spettatori dal vorticoso insieme di suoni in cui sono stati trasportati. I veri protagonisti dell'inizio dell'Adagio possono considerarsi le percussioni, che, anche se sono accostate ad altri strumenti, hanno avuto un ruolo determinante, capace di cambiare la sfumatura dell'interpretazione da attribuire alla melodia. Il terzo movimento è caratterizzato da un'atmosfera misteriosa, che ha raggiunto i suoi apici in picchi di drammaticità che hanno lasciato il pubblico stordito e sull'attenti al tempo stesso. Il brano si è concluso in un tono indubbiamente più allegro, anche se è rimasto quel senso di incertezza. La difficoltà dal punto di vista esecutivo non ha spaventato l'orchestra Haydn, che ha regalato al pubblico una performance esemplare, coinvolgendolo in questo ascolto impegnativo.

Moment, Leute, Moment! del compositore austriaco Johannes Maria Staud è stato forse il brano atteso con più curiosità, in quanto prima esecuzione italiana. L'opera è stata composta in occasione del centesimo anniversario della prima guerra mondiale per l'Orchestra Nazionale del Belgio. Un ascolto particolarmente complesso, che per essere apprezzato e compreso a pieno ha bisogno di orecchie esperte e allenate ad ascoltare musica sperimentale contemporanea. L'orchestra Haydn ha avuto il privilegio di presentare per la prima volta in Italia questa composizione, ma al contempo è stato un rischio, di non venire capiti dagli appassionati di musica classica tradizionale e di portare qualcosa di così innovativo in una stagione sinfonica. Dare spazio all'espressività contemporanea in relazione al territorio è però l'obiettivo di uno dei nuovi progetti della Fondazione Haydn, Artist in residence, e, con questa esibizione, l'orchestra ha fatto centro.

Le note di queste due opere, intrise di precarietà moderna, hanno lasciato spazio alla sicurezza e all'armonia della musica tardo settecentesca di Haydn. Il concerto si è concluso con la Sinfonia n. 100 in sol maggiore del compositore austriaco, degno tributo a colui che dà il nome sia all'orchestra che all'auditorium. Un trionfo di archi e percussioni che dialogano con l'intervento di potenti fiati spiega la denominazione Militare di quest'opera, che ha scosso la sala grazie al ritmo incalzante e definito che ha movimentato la possente, ma comunque piacevole melodia. La passione dei musicisti e il brio del direttore sono stati il connubio più efficace per la riuscita di una delle ultime serate di questa stagione sinfonica, che ha sicuramente lasciato un bel ricordo nelle orecchie del pubblico.

Il prossimo appuntamento sarà martedì 15 maggio, sempre alle ore 20 all'auditorium Haydn in via Dante. Dirigerà Daniele Rustioni l'Orchestra della Toscana, che porterà sul palcoscenico il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in re minore, op. 15 di Johannes Brahms e la Sinfonia n. 6 in fa maggiore, op. 68 “Pastorale” di Ludwig van Beethoven. Al pianoforte suonerà Beatrice Rana.

Lorenzo Dalpiaz, Sara Raffaelli

Liceo Pascoli classe 5M - indirizzo musicale

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