DDL Pillon
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Affido condiviso

“Ddl Pillon, libertà a rischio”

Riprende a settembre la mobilitazione contro la riforma dell’affido. Doriana Pavanello (Cgil/Agb): “È un attacco ai diritti di tutti, non solo delle donne. Va ritirata”.
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Il disegno di legge sull’affido condiviso proposto dal senatore leghista Simone Pillon ha ricevuto finora più critiche che elogi. Il testo, che il relatore ha avuto l’incarico di unificare con le altre proposte in vista della ripresa del dibattito a settembre, non piace ad una larga fetta di società che vede in prima fila associazioni, movimenti femministi, operatori che si occupano di famiglia e minori e lavorano nei centri antiviolenza. Ma anche nel mondo sindacale si nutrono circostanziati motivi di contrarietà. È il caso della Cgil/Agb di Bolzano, come spiega Doriana Pavanello, referente del coordinamento donne.

 

“Il ddl - afferma – per come è impostato, limita l’autonomia degli individui nella scelta delle proprie relazioni. Le procedure di separazioni e di divorzio diventerebbero, infatti, molto costose, lunghe e complicate. L´intento è quello di dissuadere le coppie a sciogliere le unioni familiari, non importa se problematiche o caratterizzate da rapporti violenti.  Ad esempio-  prosegue la sindacalista –  obbligare i coniugi a rivolgersi, a pagamento, ai mediatori familiari, categoria, non a caso, di cui fa parte lo stesso Pillon,  è un palese ostacolo alla separazione e  proibito nei casi in cui la separazioni avvenga per violenze e maltrattamenti”: “A rischio c’è quindi il diritto al divorzio, oltre che i diritti dei minori e delle donne”. Ma ecco il suo ragionamento punto per punto.

 

Primo, la richiesta di ritirare il testo. È ferma infatti la posizione della Cgil/Agb riguardo al testo. “Ciò che chiede il movimento delle donne sostenuto dalla Cgil è la cancellazione tout court del disegno di legge” precisa Pavanello. “Anche perché la commissione è referente della proposta legislativa e nel caso di un via libera arriverebbe a Camera e Senato senza possibilità di emendamenti”.

 

La contrarietà naturalmente è motivata: “Consideriamo innanzitutto la questione della violenza domestica. Ci sono delle modifiche al codice penale, previste anche in altri disegni di legge collegati, che vanno contro la Convenzione di Istanbul, ratificata dall´Italia nel 2013, contro la violenza sulle donne e i minori.  Si riduce insomma la protezione dei soggetti deboli dentro la famiglia; di norma le donne e i figli minorenni - nota la referente del coordinamento femminile – sulle tutele e il rispetto non accettiamo nessun passo indietro: il decreto Pillon va cancellato.” A conferma della bocciatura su tutta la linea, Pavanello aggiunge: “Ogni storia di coppia è una storia a sé stante, anche in fase di scioglimento dell’unione. La pretesa di Pillon di applicare protocolli fissi e rigidi a ogni causa di separazione o divorzio, è inapplicabile”. 

 

Il capitolo figli è un altro fattore di negatività, sempre secondo la Cgil/Agb: “Vengono trattati come oggetti di spartizione: uno degli oggetti nell’inventario della coppia da dividere. Inoltre, l’affidamento paritetico non solo non tiene conto minimamente della volontà del minore, ma viene imposto che per almeno 12 giorni al mese debba stare con l’altro genitore affidatario. E che abbia un doppio domicilio, con difficoltà anche per la scuola nelle comunicazioni”.

 

Altra pecca il “piano genitoriale, che si inoltra con una pianificazione burocratica dentro la vita del bambino o ragazzo, stabilendo chi debba vedere, le frequentazioni extrascolastiche, il tempo per la famiglia e via dicendo. Una cosa burocratica che aggiunge complessità, invece che toglierla”.

 

Non si tratta dunque - secondo i detrattori - solo di una penalizzazione per le donne, visto che invece per i sostenitori nello scopo del ddl vi sarebbe un riequilibrio dei carichi anche finanziari, che vedrebbero sfavoriti soprattutto i padri. “La bigenitorialità perfetta che il decreto Pillon vorrebbe imporre solo dopo la separazione - continua l’analisi della Cgil/Agb - è una responsabilità che andrebbe sostenuta e coltivata anche quando la relazione di coppia funziona. Non possiamo punire poi le donne quando si separano e chiedere loro di concorrere in egual misura al mantenimento dei figli, senza tener conto della divisione del lavoro nella coppia che vede la donna solitamente rinunciare al lavoro sicuro, a tempo pieno, per farsi carico della cura della famiglia. Perché questa è la realtà”.

 

Intervenire per legge “sulla sfera interpersonale, che andrebbe invece preservata”, con “un’impostazione ideologica che non tiene conto dell’opinione degli esperti ascoltati nelle audizioni”, continua la referente del coordinamento donne, sarebbe un modo fittizio per minare lo stesso diritto al divorzio, introdotto in Italia nel 1970 e avallato dal referendum del 1974. “Se la separazione diventa costosa, è chiaro che la si scoraggia. Non parliamo di divorzi di milionari, ma di gente comune e spesso di donne che come dicevo hanno meno reddito dei loro compagni. È chiaro poi che ci sarà sempre un giudice che decide, ma il mediatore deve essere una figura che accompagna e una scelta facoltativa e non la porta principale, per altro l’unica per iniziare una separazione”.

 

Per tutti questi motivi, non resta che la mobilitazione se i fondamenti del ddl Pillon dovessero permanere nel disegno unificato. “Le donne si stanno organizzando, qui come in tutto il paese, per partecipare alla   manifestazione nazionale per il ritiro della proposta di legge Pillon e di tutte quelle collegate, convocata per il 28 settembre a Roma.”

 

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