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kalašnikov&valeriana

Ancora di linguaggio...

...teniamo conto delle regole basiche o a portata di mano un dizionario (no, il T9 o swype non basta!)
Von
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Christine Clignon23.01.2023
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Ormai lo sappiamo: l’uso che facciamo del linguaggio riflette e influenza il nostro modo di pensare e di agire. E, inoltre, disegna un quadro del momento storico. Pensiamo al linguaggio utilizzato nella Germania Neonazista, oppure a quello degli USA negli anni ‘50. Di certo non mancano esempi concreti nemmeno nel Bel Paese oder im Heiligen Land Tirol… E nemmeno dei giorni nostri. Pare un dibattito infinito ed estenuante quello attuale fra chi ritiene il maschile sovraesteso adeguato e chi invece chiede un linguaggio più inclusivo.

Da un lato abbiamo quindi chi sostiene che l’assunzione del maschile come neutro rappresenta sufficientemente la realtà (perché personalmente ha il privilegio di sentirsi rappresentato grazie ad esso) e che il femminile sia solamente una variazione dettata da una scelta culturale. C’è la normalità dell’essere umano che è maschile e poi (dopo) c’è il secondo sesso come accessorio (cari saluti da Simone De Beauvoir!). Basti pensare a come, linguisticamente parlando, un solo uomo sia in grado di annullare la presenza di cento (o più donne). Anzi, a volte non serve nemmeno la sua presenza e anche un gruppo esclusivamente femminile si annulla. Prendiamo come esempio il titolo di un quotidiano locale in occasione di Capodanno: “Sono tutte femmine i primi nati del 2023”. Non so se mi ha colpito più il titolo o i commenti sottostanti. Gli sforzi di chi vuole mantenere lo status quo (il maschile sovraesteso) ed è quindi disposto/a a manomettere la grammatica, raggiungono dei livelli surreali quando si legge “il Presidente si è seduta”.

Dall’altro lato c’è chi invece chiede un linguaggio che tenga conto del genere. È un processo che parte dall’uso (perché già esistono e nulla dev’essere inventato) delle professioni al femminile, passa per un linguaggio di genere nell’amministrazione pubblica e che si traduce in una serie di esperimenti linguistici volti alla ricerca di un’espressione inclusiva (soprattutto se oltre al maschile e al femminile c’è il desiderio di includere anche altre soggettività).

Ora, siamo a un punto morto se ci inalberiamo in un dibattito con innumerevoli argomenti che vanno dal “non si può sentire” al riferimento a tradizioni e presunte regole che poi non reggono ad un esame più attento. Invece esistono regole eccome: grammaticali e linguistiche! Un ripasso veloce non fa mai male:
- esiste il genere grammaticale che non dipende dalle caratteristiche del sostantivo
(ad es. la casa, il giardino)
- esiste il genere semantico che si riferisce a esseri viventi e è coerente con il loro genere:
IL GENERE FISSO (ad es. fratello-sorella, toro-vacca)
IL GENERE COMUNE (ad es. il/la giornalista, il/la camionista, il/la presidente)
IL GENERE PROMISCUO (ad es. il cameriere, la cameriera)
IL GENERE MOBILE (ad es. maestro/maestra, ministro/ministra)

Insomma, mentre ci infervoriamo, almeno teniamo conto delle regole basiche… e, nel dubbio, teniamo a portata di mano un dizionario (no, il T9 o swype non basta!)

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Kommentare

Bild des Benutzers Gianguido Piani
Gianguido Piani 23.01.2023, 19:55

E' sempre un piacere vedere quali sono i problemi (ir)reali. L'autrice non ha ancora risposto alla domanda che le avevo fatto in precedenza. Dato che in farsi, la lingua dell'Iran, non esiste la differenza di genere, come puo' spiegarsi il trattamento che in quel paese fanno alle donne? Occorrerebbe probabilmente approfondire un po' l'analisi sociolinguistica. Sono curioso di conoscere i risultati.
Di recente mi e' capitato in mano un documento in tedesco con termini quali Der/Die Betreiber:Betreiberin, questo riferito non a una persona, ma a un'azienda. Non stiamo esagerando, oltre a rendere il testo difficile da leggere?
A ogni modo, in tempi di guerro atomico fa piacere vedere che ci siano problemi frivoli e inessenziali. Gute Fortsetzung!

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Martin Daniel 24.01.2023, 07:48

Wir werden damit enden, dass jene, die die sprachlichen Anpassungswünsche inklusive Experimentationen nicht mitmachen oder ertragen wollen, sich in die Lektüre entweder englischsprachiger oder konservativer Medien flüchten und, in letzterem Falle, als unerwünschte Nebenwirkung bei den Inhalten deren gesellschaftspolitische Linie hinunterwürgen müssen.

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Gianguido Piani 24.01.2023, 14:11

“il Presidente si è seduta”
Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha chiesto lei stessa che venga usata la forma maschile. Quindi la frase e' corretta. Se l'Autrice su Salto - giustamente - ha un altro punto di vista potrebbe contattare l'Ufficio stampa di Palazzo Chigi, presentare i suoi argomenti, attendere una risposta e poi riportare i risultati in un articolo. Che leggerei molto volentieri, senza ironia.

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