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Banda larga
Il futuro della banda larga in Alto Adige passa da una visione: offrire ai provider un unico punto di accesso al territorio. Infranet è lo strumento per realizzarla.
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di Flavio Pintarelli

Lo sviluppo della banda larga in Alto Adige non è solo una questione tecnica, appannaggio esclusivo di aziende innovative e giovani tecnici ambiziosi. Il futuro della connettività veloce è legato anche alla visione politica espressa dalle nostre amministrazioni, di cui Infranet è la più diretta delle emanazioni.

Nata nel settembre del 2016 da una scissione di Brennercom, Infranet esiste ufficialmente dal 31 dicembre delle scorso anno. Ed è a partire da questa data che ha cominciato a operare e svolgere i suoi compiti.

“Scopo di Infranet” mi spiega il presidente Philipp Moser, quando lo incontro nel suo ufficio al settimo piano del grattacielo Brennercom “è di portare l’intera infrastruttura della fibra ottica locale sotto un’unica gestione”. Una volta raggiunto questo obiettivo l’azienda scomparirà, finendo incorporata in Alperia.

Un lavoro tutt’altro che banale, dato che oggi le competenze sono divise tra un numero abbastanza ampio di soggetti. Tra questi ci sono RAS, Radiotelevisione Azienda Speciale, l’ente pubblico creato nel 1975 per coprire il territorio provinciale coi segnali radiotelevisivi e che oggi gestisce i nodi della fibra ottica (PoP) in molti comuni altoatesini; l’Ufficio Infrastrutture della Provincia che si occupa delle gestione della rete; e SIAG, il principale partner IT della Provincia, a cui spetta l’intera gestione della parte attiva della rete in fibra, la cosiddetta illuminazione, ovvero l’operazione con cui si connettono edifici e abitazioni alla rete.

Tutta queste competenze verranno dunque riunite in Infranet e, successivamente, fatte transitare in Alperia in tempi piuttosto brevi. Inconvenienti a parte - l’operazione è ancora in attesa di una notifica da parte dell’Unione Europea sulla sua fattibilità - la roadmap per il completamento dell’operazione prevede di riunire le competenze entro febbraio del 2017, acquisire l’infrastruttura di rete in circa 4-6 settimane da quella data, raggruppare gli asset e, a quel punto, completare il trasferimento in Alperia entro 12 mesi.

Un percorso a tappe forzate terminato il quale l’Alto Adige avrà un unico punto di accesso a cui i provider potranno allacciarsi per erogare i propri servizi su tutto il territorio provinciale. “La creazione di una società pubblica” secondo Moser “è la risposta alle difficoltà incontrate nello sviluppo della rete sul nostro territorio. Se avessimo lasciato quest’onere ai privati probabilmente molte zone dell’Alto Adige non avrebbero mai potuto usufruire della banda larga o avrebbero aspettato molti anni, perché non sono appetibili da un punto di vista commerciale”.

Inoltre, grazie a un unico punto di accesso, la Provincia guadagna un elevato potere negoziale nei confronti dei provider che, se vorranno vendere i loro servizi sul nostro territorio, dovranno necessariamente avere a che fare con la pubblica amministrazione e assecondarne le richieste, pena l’esclusione dal mercato locale.

Se da questo punto di vista la scelta di creare un’infrastruttura pubblica e centralizzata per la gestione della rete in fibra ottica e della banda larga appare estremamente positiva, qualche perplessità la suscita sul versante della net neutrality.

La decentralizzazione della rete infatti è uno dei fattori salutari di internet individuati dal Mozilla Internet Health Report che ne parla come uno dei fattori chiave per mantenere la rete sana e sotto uno scrutinio il più diffuso possibile, evitando che finisca sotto il controllo esclusivo di un piccolo numero di governi e corporation.

Da questo punto di vista, mi conferma Moser, non sono ancora state studiate delle soluzioni. Ci auspichiamo che, vista la rapidità con cui procede il progetto di centralizzazione della rete in fibra ottica altoatesina, questi aspetti vengano vagliati e che si arrivi presto a creare un sistema di garanzie che possa prevenire dai rischi per la neutralità della rete che un’operazione del genere potrebbe comportare. Essere all’avanguardia anche sotto questo aspetto sarebbe un segnale positivo e incoraggiante per l’innovazione, oltre che una brillante medaglia da appuntarsi al bavero della giacca.

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