femminicidio, violenza
Michele Lapini
Advertisement
Advertisement
kalašnikov&valeriana

Il lato oscuro dei CAM

Il responsabile di due recenti femminicidi aveva partecipato a un percorso di recupero per uomini violenti. Pentimento o utilizzo strumentale di una legge problematica?
Von
Bild des Benutzers Christine Clignon
Christine Clignon13.06.2022
Advertisement

Abbiamo tuttə appreso dei due femminicidi avvenuti a Vicenza pochi giorni fa. Zlatan Vasiljevic ha ucciso l’ex-compagna Lidia Miljkovic e l’attuale compagna Gabriela Serrano. L’ennesima espressione massima della violenza maschile sulle donne, la prevedibile conseguenza di azioni violenti e spesso sottovalutate da istituzioni e società. Perché è di questo che si tratta.
Si è scritto molto di questo caso, ma vorrei soffermarmi su un aspetto in particolare, perché spesso succede che proprio questo abbia effetti devastanti sulla tutela e sulla vita delle donne in situazioni di violenza: il ruolo dei CAM, ossia dei Centri Ascolto Maltrattanti. Idealmente, i CAM sarebbero luoghi di riferimento per uomini che vogliono intraprendere un percorso di cambiamento ed assumersi la responsabilità del loro comportamento di maltrattamento fisico e/o psicologico, economico, sessuale, di stalking. Con un approccio multidisciplinare fondamentale per spezzare il ciclo della violenza, offrono colloqui di orientamento e partecipazione a gruppi per uomini. Tant’è che tra l’altro la stessa Convenzione di Istanbul indica la necessità di disporre interventi volti al recupero dei soggetti maltrattanti indirizzati alla risocializzazione e alla prevenzione della violenza maschile sulle donne. Tutto chiaro sulla carta. Ma nella realtà?

I frequentatori dei CAM sono maltrattanti denunciati che in attesa o fase di processo partecipano a “percorsi di recupero”

Nella realtà dei fatti sono davvero rari gli uomini che si rivolgono ai CAM su base volontaria, perché consapevoli del proprio agire violento e desiderosi di un cambiamento. Piuttosto, i frequentatori dei CAM sono maltrattanti denunciati che in attesa o fase di processo partecipano a “percorsi di recupero”. Non, perché consapevoli dell’inaccettabilità della violenza compiuta, ma perché il cosiddetto Codice Rosso (legge 69 del 2019) prevede la sospensione condizionale della pena per coloro che partecipano a percorsi di recupero. Quindi, come è successo con il femminicida di Vicenza, basta la frequentazione di 20 colloqui da 50 minuti, svolti secondo la relazione finale “con puntualità e sincero coinvolgimento” per ottenere uno sconto di pena notevole. Tanto sincero coinvolgimento da uccidere la ex-compagna e l’attuale compagna a distanza di nemmeno 2 anni dal percorso. Un atto imprevedibile? Tutt’altro. Anche ə bimbə alla scuola materna possono predirvi che chi agisce da bullo continuerà ad agire come tale se non ragionerà sulle proprie responsabilità e le conseguenze delle sue azioni in modo sistematico e approfondito.

femminicidio, violenza
Se l'assassino ha le chiavi di casa: "Quante donne dovranno continuare a vivere nella paura e a rischiare la pelle ogni giorno, perché un CAM ha attestato un percorso di recupero​​​​​​​?". (Foto: Michele Lapini)

 

Partiamo infatti da un sistema tossico, dove viene dato credito e peso alla partecipazione a un percorso di recupero esclusivamente in base alle ore di presenza, senza sviluppare criteri sulla qualità della partecipazione, senza obiettivi da raggiungere in questo percorso e soprattutto senza una valutazione del rischio che rappresenta l’attore di comportamenti violenti. Cioè, senza che persone competenti valutino le probabilità di reiterazione ed escalation della violenza compiuta, avviando tutto ciò che è possibile fare per la tutela della vittima.

In realtà, anche in questi luoghi si continua a tacere e a non mettere in discussione la mascolinità tossica

Ecco come questo passaggio ai CAM resta, purtroppo, un alibi per raccontarci che combattiamo la violenza maschile contro le donne anche su questo fronte, mentre in realtà, anche in questi luoghi si continua a tacere e a non mettere in discussione la mascolinità tossica.
Quante donne dovranno continuare a vivere nella paura e a rischiare la pelle ogni giorno, perché un CAM ha attestato un percorso di recupero? Quando possiamo aspettarci valutazioni del rischio e criteri di partecipazione seri e trasparenti per l’accreditamento da CAM? Quando una reale assunzione di responsabilità da parte dei maltrattanti e da parte di chi lavora con loro? Si sta discutendo ora in Commissione Giustizia del Senato alcune proposte di legge (disegni di legge nn. 1770 e 1868) che dovrebbero finalmente regolamentare l’operato dei CAM, ma nell’attesa, quante donne subiranno le conseguenze di questa superficialità? Quante vite di donne verranno ancora spezzate?

Unterstütze unabhängigen und kritischen Journalismus und hilf mit, salto.bz langfristig zu sichern! Jetzt ein salto.abo holen.

Advertisement

Weitere Artikel zum Thema...

Depp, Heard
Polygon
kalašnikov&valeriana

Depp (!)

gemma-chua-tran-mzqpsi1covq-unsplash.jpg
Gemma Chua-Tran on Unsplash
Kalašnikov&Valeriana

Elf Jahre Istanbul-Konvention

Lorenzo Gasparini
Lorenzo Gasparini
Advertisement

Kommentare

Bild des Benutzers gorgias
gorgias 13.06.2022, 19:44

Die Autorin dieses Artikels ist mir des öfteren als einseitig und tendenziös verzerrend aufgefallen. Leider kenne ich die CAM nicht und kann dazu nicht viel sagen. Und so bleibt bei mir die Frage, ob dieser tragischen Extremfall, endlich die Vorlage bietet auch hier das alte Spiel zu wiederholen.

Ich werde mich im Moment des Urteils enthalten.

Wer aber die Seite dieser Organisation besucht, kann vieleicht ein abgerundeteres Bild erhalten ( https://www.centrouominimaltrattanti.org/ ):

Servizi per le donne

Accogliamo le telefonate di donne che cercano informazioni sul loro benessere e la loro sicurezza e/o aiuto per i loro partner. Quando una donna ci chiama, l’operatore telefonico ha il compito di:

Crederle;
Sostenere il suo diritto di vivere liberamente e senza paura;
Sostenere il suo diritto a prendere le proprie decisioni;
Darle informazioni sulle sue possibilità;
Informarla su quello che potrebbe fare il suo compagno per cambiare il suo comportamento (se la donna richiede informazioni su questo).

A chi può servire consultare questo sito e il supporto che il CAM mette a disposizione:

Uomini che stanno riflettendo sui propri comportamenti, sulla rabbia, su problematiche relazionali e sulla genitorialità e hanno bisogno di aiuto e sostegno;
Donne che stanno subendo violenza da un partner maschile, marito, compagno;
Persone preoccupate da come viene trattata una donna o dei bambini da un compagno, marito, padre;
Persone preoccupate dall’uso di violenza fatta da una persona conosciuta;
Operatori che aiutano uomini, donne e bambini in situazioni di violenza domestica;
Persone che vogliono sapere come partecipare o sostenere il Centro di ascolto uomini maltrattanti.

Advertisement
Advertisement
Advertisement