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SCUOLA

Compiti a casa addio, è un bene?

Francia e Finlandia hanno abolito i compiti a casa. In alcune città italiane è stata avviata la sperimentazione. Minnei: "Valutare la singola situazione scolastica".
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Da anni in Italia si dibatte sull’opportunità o no di assegnare compiti a casa agli studenti delle scuole elementari, medie e superiori.

Immancabili le diversità di vedute tra genitori, psicologi, educatori insegnanti, dirigenti scolastici e alunni.

Abbiamo chiesto il parere della Sovrintendente del dipartimento Istruzione e Formazione Italiana di Bolzano Nicoletta Minnei.

salto.bz: Dottoressa Minnei, è favorevole all’abolizione tout court dei compiti a casa?

Nicoletta Minnei: No, una volta aboliti i compiti a casa, ci si deve chiedere subito dopo in cosa si traduca in concreto tale dispositivo. Nella scuola gli slogan non funzionano. Piuttosto ci si deve interrogare sulle finalità da conseguire.

A quali funzioni possono assolvere i compiti a casa?

I compiti a casa hanno un valore formativo e servono a rendere gli studenti autonomi ed insegnare loro ad organizzare il proprio tempo entro precise scadenze, a fissare i contenuti appresi a scuola ed a fornire un riscontro agli insegnanti su quanto e come siano stati acquisiti dai ragazzi gli insegnamenti impartiti. Essi sono anche strumento di rinforzo e di recupero.

Quali sono le principali tipologie di compiti da casa?

Esercizi di “addestramento”, ragionamento e ricerca.

Per quanto riguarda le ricerche è indispensabile svolgerle a casa?

Una volta il tempo trascorso dai ragazzi nelle scuole era più ridotto e le ricerche si svolgevano spesso a casa. Ora in classe si può puntare su una minore didattica frontale in favore dei lavori di gruppo. Per esempio si potrebbe dedicare ogni giorno mezz’ora a tale attività o all’esecuzione di altri compiti.

In generale come dovrebbero essere somministrati i compiti a casa?

Ci si deve prima di tutto chiedere se gli studenti abbiano o no necessità di essere accompagnati, sostenuti, se non “sostituiti” dai genitori. Si deve tenere conto del fatto che la vita dei familiari è frenetica. Nelle famiglie molte madri lavorano e non hanno tanto tempo a disposizione. Vi sono anche differenti livelli culturali dei genitori.

Molti si lamentano dell’eccessivo carico di lavoro a casa.

Il sistema scolastico italiano è connotato da modularità ed è frammentato in 10/12 discipline diversamente dalla Germania, dove se ne contano 6/7.  Tanti voti da acquisire comportano la necessità di dover eseguire molteplici verifiche e così si moltiplicano gli impegni. A volte si devono misurare i livelli dei contenuti. Talatra vi sono domande con risposte aperte. La strategia di apprendimento non è misurabile. Il processo di insegnamento e apprendimento è circolare. Il primo punto per i docenti è la riflessione sul metodo. La scuola ha un ruolo di promozione sociale: l’istituzione e la comunità sono l’unico baluardo all’educazione degli elementi della cittadinanza. La scuola deve quindi assumersi la sua responsabilità. Tuttavia, esistono anche altri fattori, tra cui l’impegno individuale e la maturazione del ragazzo.

Cosa si può fare per migliorare la situazione?

E’ di sicuro necessaria una sempre maggiore comunicazione fra le insegnanti per l’organizzazione dei carichi di lavoro casalingo dei ragazzi. Importante è chiedersi con quali modalità e quale programmazione assegnare tali compiti. Si può procedere a rotazione o a moduli, non si può dire a priori come agire in concreto: ogni singolo consiglio docente deve svolgere le proprie valutazioni. La soluzione deve essere calibrata per ogni realtà e contesto sociale. L’autonomia degli istituti ha come obiettivo proprio la scuola di territorio.

Molti si preoccupano inoltre dello scarso tempo libero rimasto a disposizione per i ragazzi.

E’ necessario riconoscere valore all’extra scuola, che ricomprende anche i compiti a casa. Questo richiede una riflessione del collegio docenti. Nei RAV, Rapporti di Autovalutazione di Istituto, ci si concentra su diversi aspetti specifici, ma non vi sono linee guida formalizzate. Servono indagini sistematiche per compiere approfondimenti quantitativi volti a comprendere quanti alunni abbiano bisogno di un sostegno privato. Se tanti alunni in una classe hanno bisogno di supporto in una determinata materia, è necessario chiedersi quale altro metodo di insegnamento applicare. Si deve inoltre sondare quanto tempo dell’extra scuola venga dedicato dai ragazzi ai compiti a casa. Ai risultati di tali indagini non si può rimanere indifferenti, sicché poi si devono trovare soluzioni ad hoc.

Qual è l’approccio migliore?

Si deve mirare al benessere ed alla crescita complessiva dello studente che passa anche attraverso i compiti che non devono essere solo di  natura apprenditiva. Le strategie si devono adottare a ragion veduta. Per ogni bambino o ragazzo la situazione è a sé: c’è chi per varie ragioni parte avvantaggiato. Alcuni svolgono i compiti meglio di altri. Da alunno ad alunno mutano i livelli di produttività e velocità. Differenti sono i livelli di apprendimento degli studenti. Fondamentale è l’aiuto fra compagni: non copiare, ma sostenersi a vicenda. Diversi sono gli atteggiamenti dei genitori.  

Alcuni ritengono che oggi ci sia una notevole dispersione di energie a  causa di tante uscite e che la scuola si sia progressivamente trasformata in una agenzia viaggi. E’ d’accordo?

Se l’offerta di gite venisse ridotta, non mancherebbe chi se ne lamenterebbe. Non vi sarà mai condivisione unanime su questo tema. Del pari, sui compiti a casa non tutti i genitori sono concordi nell’eliminarli, molti invece li vogliono per i figli, così come è stato per loro.

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Kommentare

Bild des Benutzers Karl Trojer

Scolari, che per ben 6-7 ore devono assistere alle lezioni scolastiche e sono per la maggior parte pure esposti a lunghi viaggi di andata e ritorno, hanno bisogno di riposo ed attività alternative ! Il mio è un appello contro i compiti a casa.

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