Monica Messina
Slp
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L'intervista

“Cari postini, datevi tempo”

Monica Messina, segretaria provinciale SLP Cisl, sul caos del nuovo sistema di recapito di Poste italiane, il disagio dei portalettere e il prezzo della modernizzazione.
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Fra disfunzioni del servizio, proteste dei portalettere circa la modalità di rotazione e lamentele dei cittadini che ricevono la corrispondenza in ritardo, la riorganizzazione del lavoro a livello nazionale voluta da Poste italiane, che a Bolzano ha preso il via lo scorso 4 marzo, non riscuote molto successo, nemmeno alle nostre latitudini.

Non è contento nemmeno il governatore Arno Kompatscher che nella seduta di martedì 12 marzo del consiglio provinciale ha ricordato che da un lato c’è un contratto di Poste con lo Stato, dall’altro uno di Poste con la Provincia autonoma di Bolzano, “che va rispettato: ma siccome così non è stato, la Provincia non ha pagato, quindi nessun centesimo dei contribuenti è stato versato, e sarà così anche in futuro”. La situazione è realmente così catastrofica? Secondo Monica Messina, segretaria provinciale del Sindacato dei Lavoratori Poste della CISL, le cose non stanno esattamente così.

 

salto.bz: Messina, La riorganizzazione del modello di recapito introdotto da Poste italiane ha fatto sollevare molte proteste anche in Alto Adige, ci spiega perché?

Monica Messina: Partiamo dal fatto che questo territorio, per le sue specificità e peculiarità, incontra delle difficoltà ad attuare i cambiamenti. Che poi questa riorganizzazione sarebbe stato un processo complicato era piuttosto prevedibile. Come in tutte le cose ci vuole un periodo di assestamento per adattarsi a un nuovo sistema prima di poter dire eventualmente che questo non funziona. Bisogna anche considerare che il personale non è ancora al completo per infortuni e malattia. Ci sono state più di 60 stabilizzazioni (assunzioni a tempo indeterminato), il problema è che nel contempo in tanti hanno dato le dimissioni.

Il motivo è che la situazione è per molti insostenibile?

Questa riorganizzazione sicuramente ha pesato, anche considerando il fatto che in Poste lavorano persone di una certa età, sia a livello anagrafico che in termini di anzianità di servizio, e un cambiamento così radicale va metabolizzato. Il malessere dei portalettere non va assolutamente sottovalutato. Il loro, e lo dico con cognizione di causa dato che ho fatto la postina per 3 anni, è un lavoro faticoso: devono muoversi ogni giorno nel traffico, affrontare le intemperie, percorrere svariati km di strade di montagna e inoltre incassare le proteste della clientela. Trovo che quello del postino sia un mestiere che andrebbe inserito nella lista dei lavori usuranti. Non a caso molti dipendenti sono al limite della sopportazione e le loro proteste sono comprensibili. A loro però dico: “Datevi un po’ di tempo”. In fondo il nuovo sistema è partito solo il 4 marzo scorso nella maggior parte dei centri altoatesini. A Vipiteno e Bressanone il 18 febbraio e a Brunico, Silandro e Dobbiaco il 4 di febbraio. Per evidenziare tutte le problematiche e di conseguenza apportare delle migliorie, bisogna aspettare l’apertura dei tavoli tecnici che può essere richiesta un mese dopo la partenza.

È vero che ai lavoratori è stato fatto firmare dall’azienda un documento che li obbliga a non parlare del loro disagio professionale?

Lo escludo. Né è vero, come è stato riportato da qualche giornale, che ci sono portalettere che lavorano 9 ore al giorno, che non possono andare in bagno o fermarsi per bere un bicchiere d’acqua.

 

Un cambiamento così radicale va metabolizzato ma il malessere dei portalettere non va assolutamente sottovalutato. Il loro, e lo dico con cognizione di causa dato che ho fatto la postina per 3 anni, è un lavoro faticoso: devono muoversi ogni giorno nel traffico, affrontare le intemperie, percorrere svariati km di strade di montagna e inoltre incassare le proteste della clientela

 

Il nuovo recapito è la punta dell’iceberg di un malcontento che durava già da tempo?

Per molti è così, forse speravano che la riorganizzazione, decisa - lo ricordo - a livello nazionale, avrebbe risparmiato l’Alto Adige, e che ci sarebbe stato in questo senso margine di autonomia a seguito della convenzione firmata dalla Provincia con Poste.
Fino a un anno fa l’azienda era sotto organico, le recenti stabilizzazioni, anche se per qualcuno sono solo una goccia nell’oceano, hanno aiutato a migliorare le cose. 60 persone in più sul territorio non sono poche. Non va assolutamente dimenticato che anche gli addetti allo sportello sono stressati per la mole di lavoro dovuta anche alla mancanza di personale, ma ci stiamo lavorando. Tornando ai portalettere spesso la loro ansia deriva dalla mole di lavoro da svolgere, ma il postino non viene pagato a prestazione, l’importante è che in quelle 6 ore faccia il suo lavoro, con efficienza e responsabilità, cosa che già avviene.

Ci sono cittadini che lamentano l’assenza dei postini.

Questo non corrisponde a verità. L’orario di lavoro non è cambiato, le 36 ore settimanali sono rimaste invariate. Semplicemente sono state ampliate le aree di competenza, e ora il nuovo sistema di recapito si basa sulla rotazione fra linee ordinarie, che lavorano 7 ore e 12 minuti al giorno, e business, ovvero la consegna dei pacchi dell’e-commerce, di raccomandate e quotidiani, che consegnano fino a tardi e che hanno turni quotidiani da 6 ore. Il motivo per cui sono state introdotte due linee di recapito è per salvare posti di lavoro e venire incontro alla clientela, quella che riceve i pacchi è più facilmente reperibile il pomeriggio e la sera.

Inevitabili effetti della modernizzazione, da Amazon in giù?

Esatto. Questo è il mercato. Se non ci fossero i pacchi Poste se la passerebbe male, dato che di lettere e cartoline non se ne vedono più. 

Intanto il presidente Kompatscher ha detto che la Provincia rescinderà il contratto con Poste se questo non verrà rispettato.

Non voglio entrare nel merito dei rapporti fra la Provincia e Poste, anche perché sulla convenzione non siamo stati interpellati. Posso solo dire che avrei auspicato fin dall’inizio una maggiore collaborazione con il sindacato. 

 

Una volta ogni postino aveva la sua zona fissa e si creava un rapporto con le persone a cui consegnava la posta, ecco, questo aspetto del lavoro un po’ si perderà con la riorganizzazio

 

A suo parere cosa non va in questa riorganizzazione, a prescindere dall’opportuno rodaggio?

Sicuramente ci sono dei margini di miglioramento, soprattutto tenendo conto della peculiarità di questo territorio: spesso infatti i portalettere devono percorrere tanti chilometri, specie nelle vallate. A questo si aggiunge il fatto che per garantire un servizio di qualità bisogna tener conto delle diverse esigenze dell’utenza locale: dalla consegna dei quotidiani a quella dei pacchi.
Una volta ogni postino aveva la sua zona fissa e si creava un rapporto con le persone a cui consegnava la posta, ecco, questo aspetto del lavoro un po’ si perderà con la riorganizzazione. E certo non aiuta l’aver creato questa diversità tra portalettere di base e la rete business.

Soluzioni in prospettiva?

Credo che un ragionamento serio sugli orari e su come modellare le varie linee di recapito vada fatto. E credo che la Cisl assieme agli altri sindacati confederali spingerà su questo punto. Anche sull’anticipo dell’orario di recapito, dopo il disservizio riguardo i giornali quotidiani recapitati in abbonamento, non abbiamo mollato e siamo riusciti a far iniziare il servizio un’ora prima (si attacca alle 7.30 e non più alle 8.30, ndr), certo questa non è la soluzione di tutti i problemi ma è già un risultato. L’accordo con Poste prevede che dopo un mese dalla partenza del nuovo sistema di consegna nei vari centri si convochino tavoli tecnici con i sindacati per discutere delle migliorie che possono essere apportate. Dobbiamo aspettare che passi almeno un mese per verificare se un cambiamento in positivo c’è stato oppure no. In qualità di segretario del SLP Cisl ritengo che sia necessario concentrarsi sulle strategie da adottare, per giungere alla risoluzione delle problematiche – che certo non possono essere negate. A tal fine occupa un ruolo centrale e importante il sindacato, voce dei lavoratori stessi.

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