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La sfida

“Usa e getta” al capolinea

Il mondo cambia rapidamente e a metà maggio abbiamo già esaurito le risorse che il nostro pianeta riproduce in un anno.
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I ragazzi che vanno in strada hanno ragione: noi consumiamo le risorse destinate alle future generazioni. Credo che non dobbiamo aspettare le grandi scelte strategiche, ma incominciare a pulire davanti alla nostra porta. Dobbiamo diventare consumatori consapevoli. Sembra una cosa semplice e ovvia, ma di fronte a circa 5.000 messaggi pubblicitari al giorno a cui siamo esposti, che ci coinvolgono spesso emotivamente e che ci promettono sempre cose nuove, questo non è assodato. La pubblicità non è certamente nuova, ma negli anni ha cambiato strategia. All’epoca era più un’informazione perché le persone avevano bisogno di determinati prodotti. Oggi è marketing puro per creare aspettative nelle persone per incitarle a comprare. D’altra parte i mercati di molti prodotti sono saturi e senza trucchi non si vende. Alla pubblicità e ai prezzi bassi dei prodotti durevoli si contrappongono trucchetti più o meno evidenti dei produttori per diminuire la durata dei prodotti: la cosiddetta obsolescenza programmata. Le società per azioni devono crescere e questo significa vendere. 

In un mercato da anni saturo rimangono le cose citate: marketing assillante per vendere prodotti di fatto inutili o una minore vita dei prodotti stessi. Sembra addirittura che esista una regola non scritta che si progetta la durata dei prodotti ponendo come standard la durata di un anno per ogni 100 euro di costo tenendo ovviamente conto del periodo di garanzia. Con l’aumento del prezzo di norma la qualità aumenta, anche se bisogna cimentarsi nel segmento di prezzi alti, che spesso non sono alla portata di molte famiglie. Vero è che spesso vengono assemblati i prodotti inserendo in maniera intenzionale punti di rottura predeterminati. Ci si potrebbe per esempio chiedere perché nelle lavatrici dopo 3 anni si rompono solitamente i cuscinetti? Di fronte a una rinnovata sensibilità dei consumatori verso l’ambiente, l’economia ha lanciato l’idea che con prodotti a basso consumo energetico e acqua si può, se non salvare, almeno aiutare il nostro pianeta. Dietro c’è soprattutto marketing come hanno dimostrato alcune associazioni di consumatori. Con una lavatrice A+++ sembra che si risparmi mediamente 1,50 euro all’anno. Va infine valutato l’impatto del settore commerciale che ha a sua volta bisogno di vendere e detta spesso i prezzi e altri standard come la durata dei prodotti.

Anche se il ruolo dei consumatori è importante senza scelte politiche coraggiose sarà difficile cambiare questo modo di vivere l’economia usa e getta. La CE ha al suo interno un Comitato europeo per normare i prodotti. La stessa industria collabora perché sa che non possiamo proseguire a lungo su questa strada e auspica norme e regole comuni a livello europeo. Bisogna anche darsi delle regole per i pezzi di ricambio che per molti prodotti non sono neppure reperibili. Credo che inconsapevolmente tutti abbiamo il sospetto che qualcuno ci truffa e l’insofferenza di molti consumatori è in aumento. L’informazione corretta neutrale diventa allora la scelta strategica. Ma nel Comitato che deve normare i prodotti si sta facendo larga la convinzione, che bisogna orientarsi verso un’economia non solo ecosostenibile, ma che anche la progettazione e il design hanno una forte incidenza sui prodotti. La politica europea si sta occupando non solo dell’efficienza energetica, ma anche per un’efficiente uso delle risorse naturali e non. 

Una forte spinta nasce anche dall’insicurezza in molte parti del mondo. Questo potrebbe incidere sugli approvvigionamenti delle materie prime, di cui l’Europa è povera e dipendente dalle importazioni. L’economia circolare non è perciò solo legata a spinte ecologiche ma anche al futuro sviluppo dell’economia continentale in un contesto globale. L’economia circolare serve perciò anche a garantire maggiore certezza per gli approvvigionamenti, perché alcune materie particolari provengono da paesi instabili e si esauriranno nel prossimo futuro. L’economia circolare è ovviamente un processo complesso che ha bisogno di tecnologie nuove, di innovazione e di capitali, che una volta avviata rientreranno con gli interessi. Anche per questo l’Europa svolgerà in futuro un ruolo fondamentale pena l’esclusione dalle future scelte globali.

Ma come già detto non serve aspettare la soluzione definitiva del problema, che non è dietro l’angolo. Il rifare tutto per non rifare nulla è un pericolo sempre in agguato. Per questo possiamo incominciare anche dalle piccole cose. Nei paesi nordici è stata ridotta l’Iva sulle riparazioni a scapito di quella sugli acquisti nuovi. Il viaggio, il tempo di lavoro e le riparazioni in loco sono ulteriormente agevolati. Le riparazioni hanno anche un effetto sulla politica del mercato del lavoro perché possono l’inserimento degli stranieri. Nei paesi del terzo mondo l’artigiano che ripara le scarpe, le bici, i vestiti ecc. esiste ancora e spesso queste persone vengono anche in Europa. A noi consumatori l’ardua scelta, che una scelta non sarà. Non abbiamo nessuna possibilità di proseguire ancora a lungo su questa strada e la società usa e getta farà presto parte dei libri di storia. 

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