Umwelt | Grandi predatori

Il lupo di Schuler

Per il Bauernbund il lupo è il pericolo numero 1. Ma intanto molti abitanti della Provincia di Bolzano fanno la fila per andare ad osservare i predatori nel Trentino.
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Foto: Luca Sticcotti

Nelle ultime settimane il tema della presenza (virtuale) del lupo in Alto Adige è tornato prepotentemente di scena nella nostra realtà locale. Concatenando prese di posizione ed un dibattito che a ben vedere hanno ben poco di oggettivo stando alla realtà dei fatti. Almeno stando a quanto ha dichiarato a Salto il direttore dell’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia ed ex sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, e cioè che la presenza del lupo in Alto Adige (seppur accertata fin dal 2010) in realtà oggi si riduce ad una singola coppia che vivrebbe al confine tra le Province di Bolzano e Trento, nello specifico nella zona compresa tra alta Val di Non, Val d’Ultimo e Val Venosta. 

Di per sé il tema del lupo (e della ‘regolazione’ della sua presenza in Alto Adige) è tornato recentemente di stretta attualità a causa dell’approvazione lo scorso novembre in Commissione dei 12 di una norma d’attuazione che dà ampia autonomia alla Provincia sulle specie cacciabili. Un provvedimento che in teoria dovrebbe consentire alla Provincia finalmente di poter ‘gestire in proprio’ il numero di capi in circolazione per quanto riguarda la popolazione di stambecchi e marmotte
Ma il riflesso condizionato del mondo venatorio altoatesino, da sempre molto ‘potente’ e intrinsecamente legato alla politica provinciale, si è riverberato a fine gennaio quando in Conferenza Stato Regioni è andata in scena la possibile approvazione di un nuovo ‘Piano per la conservazione e la gestione del lupo’, fortemente voluta dal ministro per l’ambiente Galletti ed altrettanto fortemente avversata dal WWF. Quest’ultimo alla fine, grazie soprattutto ad una forte campagna mediatica e nei social network, è riuscito ad ottenere un ‘rinvio all’unanimità’ per il provvedimento che ora è tornato in discussione in sede tecnica. Soprattutto mettendo in discussione il nodo legato all’abbattimento legale del lupo che il WWF e gli ambientalisti italiani hanno ribadito “non poter essere un metodo ordinario di gestione dei conflitti tra specie e le attività zootecniche”. 

Ebbene: la notizia in Alto Adige ha avuto l’effetto di un ‘Paukenschlag’, producendo un effetto a catena che nei giorni ha assunto toni grotteschi. Con il Bauernbund sul piede di guerra, gli allevatori altoatesini e nonesi a fare la fila a palazzo Widmann per protestare e il quotidiano Dolomiten a martellare giornalmente in un ennesima campagna contro i danni e i pericoli rappresentati dai predatori in Alto Adige. 
Il dibattito è divenuto persino parossistico quando Dolomiten ha attaccato frontalmente il direttore dell’Ufficio Caccia e Pesca Luigi Spagnolli, reo di aver assunto una posizione ritenuta troppo ‘cittadina’ e conciliante rispetto al lupo. Spagnolli ha replicato su Salto, tra l’altro rispondendo ironicamente alla domanda sui motivi che l’hanno portato a declinare l’invito a partecipare al dibattito Pro und Contra della Rai locale. 
Das ist ganz einfach: wir als Amt sind weder für noch gegen den Wolf”, ha risposto Spagnolli. Aggiungendo: “unsere Aufgabe ist es die Gesetze umzusetzen”.

Spagnolli insomma ha detto la sua e si è difeso, ma pare che la libertà di parola non sia concessa in questo periodo al resto degli uffici ed enti provinciali che intrecciano la loro attività con i destini del lupo. Dove invece gira voce che sia stato vietato esprimersi in merito sulla stampa. Guarda caso sempre nell’intervista su Salto Spagnolli accenna al fatto che il tema del lupo sembra essere fatto apposta per dare fiato all’odierno corso della politica, in cui le elezioni non si vincono più con contenuti e lavoro ma piuttosto facendo leva sulle emozioni. 
Ebbene: si tratta delle medesime emozioni (ed una certa aggressività) che hanno fatto capolino sul quotidiano Alto Adige che ha ospitato una dura requisitoria da parte del caporedattore Mauro Fattor (con un passato nel WWF) nei confronti dell’assessore provinciale competente Arnold Schuler, reo di non essere riuscito ad uscire dal “modello autocratico e autoreferenziale della gestione del patrimonio faunistico per decenni gestito dal Landeshauptmann Luis Durnwalder”. A Fattor ha replicato Schuler stesso (con Spagnolli ghostwriter?), respingendo le accuse una ad una ed attaccando i sedicenti ambientalisti italiani da lui definiti ‘da divano’, e cioè nel concreto “meno amanti della natura rispetto ai cacciatori”. 

Nei palazzi si dice che Schuler si senta debole e che abbia stretto un patto di ferro con il Bauernbund in vista delle prossime elezioni provinciali. Intanto però si apprende una qualcosa che ha quasi dell’inaudito. E cioè che non tutti in Provincia di Bolzano gridano ‘al lupo al lupo’, perché molti cittadini questo predatore lo amano, e molto. Al punto da fare la fila per partecipare a battute di wolf watching sui Monti Lessini, tra Trentino e Veronese. 
Una delle forme più trendy dell’ecoturismo si basa infatti proprio sul fascino legato all’avvistamento dei lupi che, alla faccia delle grida del Bauernbund, tendono sempre a nascondersi. Come e anche di più rispetto agli orsi. Il bello è che le escursioni in merito organizzate dall’associazione veronese Emozioni in Movimento sono segnalate e promosse anche dalla sezione Natur und Umwelt di Alpenverein Südtirol, quindi non proprio da ‘fanatici animalisti’. 

Nello scorso mese di marzo addirittura il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige (con la collaborazione del MUSE di Trento e dell’Ufficio Foreste e fauna della Provincia di Trento) organizzò un seminario (con escursione annessa) intitolato Lupo ed ecoeconomy. Indirizzato a tutti gli operatori del settore gestione natura dell’Alto Adige (partecipò anche Luigi Spagnolli, pochi giorni prima dell’insediamento ufficiale come direttore dell’ufficio competente). I posti disponibili furono tutti esauriti e dopo un’approfondita formazione sul lupo si discusse in merito alle possibili linee guida in merito ad un ulteriore sviluppo delle forme wolf watching già esistenti e da sviluppare nella regione Trentino Alto Adige. Anche nell’ottica di formare guide competenti e sensibili per non disturbare la fauna. 

Gli appuntamenti di wolf watching in questo inverno si stanno susseguendo a cadenza mensile, registrando sempre il tutto esaurito. La prossima escursione è in programma proprio dopodomani sabato 18 febbraio. In questo caso la gita si svolgerà nella parte trentina della Lessinia (zona Sega di Ala) dove si trova un’area estesa di faggete. Ad accompagnare il folto gruppo di appassionati sarà il forestale Tommaso Borghetti che segue i lupi per il monitoring messo in atto dall’Ufficio Foreste e Fauna della Provincia di Trento. 
Alpenverein Südtirol ha una specifica linea di comunicazione per sensibilizzare camminatori, ciaspolatori, sciatori ecc. a muoversi in boschi e montagneFreiheit mit Rücksicht sia d’estate sia d’inverno. Estendendo il proprio invito anche in relazione al rapporto con con i nuovi arrivati (o ritornati) orso e lupo.
Per gli interessati si segnala anche un appuntamento previsto per il prossimo 2 marzo al MUSE di Trento, dove avverrà la presentazione del Rapporto Orso, lupo e lince a cura degli esperti Claudio Groff e Luca Pedrotti.