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L'allarme

Le ultime truffe

Dai casi di tentata truffa telefonica da parte di falsi agenti Alperia alla tecnica del “finto parente”.
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Attenzione a non cadere nel tranello. Di recente sono stati segnalati in Alto Adige diversi casi di tentata truffa ai danni dei clienti di Alperia. I truffatori, che si spacciano per agenti o collaboratori del Servizio clienti di Alperia, chiamano, con diversi pretesti, i clienti dell’azienda altoatesina al fine di farsi dare i dati contenuti nella bolletta con cui sottoscrivere a loro insaputa un contratto con un altro fornitore. In pratica il “falso operatore” di Alperia chiama il cliente per informarlo che si è verificato un errore di fatturazione oppure dicendo che il suo contratto sta per scadere e che deve quindi stipulare un nuovo contratto per evitare spese aggiuntive. Con queste o altre scuse chiede di fornirgli i dati contenuti nell’ultima bolletta. Se il cliente fornisce i dati richiesti, avrà a breve la brutta sorpresa di trovarsi servito da un altro fornitore con un’offerta svantaggiosa rispetto alla sua offerta con Alperia.
 
Alperia consiglia di non fornire a sconosciuti i dati della propria bolletta o altri dati personali e di verificare l’identità del proprio interlocutore contattando il Servizio clienti di Alperia al numero verde 800 110 055 oppure via e-mail service@alperia.eu. In alternativa si può chiedere al sedicente operatore di inviare un’e-mail da un indirizzo nome.cognome@alperia.eu a conferma della propria identità.

 

Il finto parente

 

A mettere in guardia la popolazione è anche la polizia di Stato. Il motivo contingente: nella giornata di ieri (15 ottobre), la Questura di Bolzano ha ricevuto otto segnalazioni di tentativi di truffa, tutte con lo stesso modus operandi: alcuni cittadini sono stati contattati telefonicamente sulla propria utenza fissa, da un soggetto che, affermando di chiamare da un Ufficio di Polizia e di esserne il “capo”, ha comunicato al malcapitato di averne arrestato il figlio.
A questo punto, come al solito, il truffatore ha fatto intervenire un complice, che, fingendosi il figlio della potenziale vittima, disperandosi e piangendo, ha chiesto aiuto. Il truffatore ha quindi chiesto, a titolo di cauzione, denaro o monili per rimettere in libertà il congiunto. Per la prima volta, stando alle informazioni assunte dalla Questura, nessuno è caduto nella trappola e tutti hanno informato prima i propri figli e poi la polizia.

La Questura, nel ribadire che nel nostro ordinamento non esiste l’istituto della cauzione e che quindi nessun arrestato può essere messo in libertà dietro consegna di denaro, invita tutti e soprattutto le persone anziane a prestare massima attenzione a questo tipo di richieste telefoniche, consigliando di contattare sempre, come successo nella giornata di ieri, le forze dell’ordine attraverso il 112.

 

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