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Salto Afternoon

Un saluto da Bolzano

Il nuovo libro di Gentiana Minga è una antologia poetica, che raccoglie diverse poesie inedite divise in tre nuclei e un poemetto di chiusura.
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II primo nucleo delinea il rapporto tra la figlia che ha lasciato il paese natio e la madre rimasta, il secondo affronta il tema delle esperienze di migrazioni che interessano l'ltalia, Alto Adige e l'Europa di oggi, e infine il terzo nucleo si conclude con il tema dell'amore e del rapporto di coppia nella quotidianità, rimorsi e presentimenti, amori sparsi nelle quotidianità migratorie. II poemetto "La signora di Scutari e delle ortensie" - che contiene quasi tutti i terni dell'antologia - è una lirica ambientata a Scutari, città dell'Albania del nord che descrive l'atmosfera del luogo negli anni '90, i ricordi di guerra e di vita dei nonni. Tutta l'antologia è attraversata dal bisogno impellente di chi scrive per "non lasciare nell'oblio quello che fa uno, / uno qualunque / quello che succede in un istante, e non succederà mai di nuovo".

salto.bz: La poesia per lei può rappresentare anche un mezzo per stabilire una sorta di dialogo fra madre e figlia? O è piuttosto un monologo?
Gentiana Minga: Potrebbe, ma è difficilmente realizzabile. Necessita una forte intesa da parte di entrambe, essere sulla stessa lunghezza d'onda. E' vero che spesso colui che scrive cerca tra altro di reincarnare il dialogo che per vari motivi è mancato, ma il più delle volte questa “operazione" fallisce ed è cosi che il dialogo diventa un monologo che auspica di essere accolto per quello che è dal lettore, mamme e figlie incluse. Un miscuglio di sentimenti, sensi di colpa e memorie addormentate. 

Perchè ha nostalgia „del paese remoto“? Come la spiega?
Neruda scrive: "Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante". Questo vale anche per un paese, si tratta sempre di amore, di un amore perduto che si ripropone attraente e misterioso. È la nostalgia del paese mai posseduto e mai conosciuto del tutto. Quello che lo rende affascinate è che potrebbe non essere mai esistito. Almeno non precisamente nella forma in cui la mia nostalgia lo ha trasformato.

Lei scrive anche di una „città allegra“. Dove si trova? Come si può raggiungere?
Quando scrivo di una città allegra , intendo Scutari, definito “Firenze dei Balcani” , una citta nella parte nord-occidentale dell'Albania. Tra le sponde del lago Scutari e vicino ai tre fiumi, Drin, Buna e Kir, raggiungibile semplicemente tramite i pullman che partono da Tirana ogni ora. E' un luogo distante una ventina di minuti dalle spiagge adriatiche e dalle montagne, e che conserva rovine delle mura illiriche, romano-bizantine, veneziane e abitazioni storiche del periodo ottomano. E' una città rumorosa, la gente del posto è estremamente creativa, ama cantare, scherzare e ballare. Vi sono cortili e le finestre colme di garofani e ortensie, e strade piene di gente in bicicletta.

Dal libro:

Ciao mamma, un saluto da Bolzano.
Sento il bisogno di dirti che mi manchi.
Avrei potuto essere anch’io di Kobani, essere chiamata Narin.
E se mi trovassi sotto un mucchio
di sassi, oppure violentata in una casa abbandonata,
desiderosa di avere addosso
un grembo di fiore tra le crepe?
Se fossi Narin, e se fossi viva, avrei potuto scriverti
per spiegarti dove mi trovo.
È facile se segui le tracce di altri spettri,
ti accorgi del muro con sopra il mio nome all’inchiostro rosso.
Il muro con le tre finestre, sul lato est di Kobani.
Ti avrei indicato
la porta verde bucata dal cecchino. Se fossi Narin.
Altrimenti, mi troveresti un po’ dappertutto. La testa appoggiata sul tronco di un albero.
La mano, quella con quale ti scrivo, sopra il fucile.
L’occhio destro che guarda le malve,
l’altro che segue il merlo sopra il tetto.
Ti amo più di quanto pensassi.
Hai letto della morte del ragazzo Azad,
che cantò l’ultimo canzone per la sua madre?

Tutto sommato, io sto bene. Ogni mattina bevo un macchiato
e leggo i giornali. Da lì osservo a malapena il mondo
come si sanguina, e le ali dei corvi che spediscono
i messaggi dei combattenti come polline per il futuro

 

Presentazione:
Biblioteca delta donna - piazza 
Parrocchia 16 Bolzano
18. maggio, ore 19, c
on la presenza dell'autrice, moderazione di Monica Pietrangeli e letture di Mara da Roit

Gentiana Minga, nata il 12 aprile 1971 nella città di Durazzo (Al­bania). Nel 1993 si è laureata in Letteratura e Lingua Albanese pres­so la Facoltà di Storia e Filologia dell’Università di Tirana. Dopo la laurea fino al 1998 è stata insegnante di lingua e letteratura albanese nelle scuole medie di Durazzo. È stata per diversi anni bibliotecaria presso la Biblioteca Pubblica di Durazzo e giornalista professionista per una serie di testate albanesi.
Dal 2000 vive in Italia, a Bolzano. Ha collaborato e collabora tuttora con diverse riviste letterarie, tra cui “Poeteka” Trimestrale Letterario Albanese, “El-Ghibli”, Rivista di Letteratura della Migrazione ita­liana, “Almatea” rivista trimestrale di cultura, “Salto Bolzano”, por­tale d’informazione network alto atesino, “Enmigrinta” bollettino di multi-cultura online in Alto Adige. In quest’ultima è redattrice per la sezione di Bolzano. È membro del direttivo dell’Associazione “Rete dei Diritti dei Senza Voce” di Bolzano, membro sostitutivo della Consulta Provinciale per l’Integrazione degli Stranieri in Alto Adige.

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