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Salto Europe

La Lega va dove non ci sono stranieri

Festival dell’Economia 2019 di Trento all’insegna di globalizzazione, sovranismo e rappresentanza.
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Per riconciliarmi con la passionaccia per questo mestiere talvolta faccio un esperimento: seguire avvenimenti domestici come se fossi un giornalista straniero. Con questo spirito ho cercato di evitare quelli che in qualche modo “debbono finire” sulle pagine dei fogli nostrani (ministri, economisti nazionali, politici locali) per concentrarmi su una selezione particolare del Festival.
 
Fischio d’inizio in Sala Depero, nel Palazzo della Provincia di Trento, con James Robinson, economista e politologo dell’Università di Chicago. Difficile capire la sua identità: per provenienza ed esperienze di vita si può dire che sia figlio del Commonwealth. Conferma una delle evidenze politiche maggiori di queste europee: i socialdemocratici (Pd da noi) sono il partito della Ztl.
“Nel 1978 ero iscritto ai labour inglesi, che al tempo era piena di persone provenienti dalla working class, mentre adesso...”. Ma allora perché si è arrivati alla Brexit? “Chi sosteneva il remain non ha voluto discutere sul tema dei migranti”.
 
Allora andiamo a sentir parlare di civilissima Svezia, con Torsten Persson dell’Università di Stoccolma. Che parte con un dato interessante. “Gli investimenti in educazione della popolazione sono maggiori in termini relativi prima o dopo una guerra”. Al centro della ricerca di Persson ci sono gli Sweden Democrats (SD), che a dispetto del nome non sono all’interno dei partiti socialdemocratici ma fanno parte dei “populisti ruspanti” di questa fase. Sono passati infatti dal 2,9% del 2006 al 12,9% del 2014 ed a settembre 2018 erano al 17,5%.
“Gli Sweden Democrats – spiega Persson – rappresentano di più i “perdenti” e si presentano come dei “citizen candidates” (“siamo cittadini, non siamo una casta, siamo cittadini punto e basta, ognuno vale uno” chi vi ricorda?) spesso con minori capacità, minore esperienza ed una moralità più discutibile”.
 
 
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Si pensa che sia la propaganda elettorale basata sulla paura dello straniero a fare la differenza, ma Persson ha spiegato come siano economia e lavoro a creare i movimenti elettorali. “Tra il 2006 ed il 2014 sono cresciute del 20% le differenze fra chi è più stabile nel mercato del lavoro (insider) e chi invece è alle porte del mercato (outsider). Il rischio di perdere il lavoro è raddoppiato tra chi ha un lavoro “vulnerabile” rispetto a chi ha un lavoro sicuro”. Gli SD hanno pescato quindi soprattutto fra outsider ed insider con lavoro vulnerabile, anche perché gli altri partiti non si sono adattati. I risultati degli Sweden Democrats sono migliori fra chi è contrario all’immigrazione, fra chi ha un atteggiamento critico nei confronti delle istituzioni, fra chi ha poca fiducia nei politici ed in generale nel prossimo. “Per diventare candidati negli altri partiti svedesi serve soprattutto una grande lealtà alla disciplina di partito: iscriversi molto presto, militare nelle sezioni giovanili, crescere negli incarichi. Gli SD hanno portato nelle istituzioni solo il 2% di persone già elette. A sinistra inoltre spesso c’è collaborazione con i sindacati, che rappresentano soprattutto persone dal posto di lavoro estremamente sicuro”.
 
Appuntamento quindi con Eva Giovannini, giornalista Rai, Sergio Fabbrini, politologo ex direttore della Scuola di studi internazionali dell’Università di Trento, Daniel Ziblatt dell’Università di Harvard. Ziblatt è in videoconferenza perché il giorno prima ha presenziato alla cerimonia a Boston di conferimento della laurea honoris causa ad Angela Merkel.
Secondo il politologo statunitense bisogna cominciare a preoccuparsi di un governo, anche se democraticamente eletto, se si presenta anche solo uno dei seguenti quattro punti:
 
1. se il leader rigetta le regole della democrazia, le “regole del gioco”
2. se il leader non si distanzia da un certo uso della violenza
3. se gli avversari politici non vengono trattati correttamente
4. se il governo non ha un rapporto corretto con i media
 
Un quinto criterio, aggiunto da Fabbrini, riguarda il rapporto dei leader politici di una nazione con il processo di integrazione europea.
Ziblatt individua tre cause principali per il mutamento del quadro politico europeo: “le conseguenze della globalizzazione, la paura delle altre culture, il fatto che siano saltate le mediazioni per esempio all’interno del sistema mediatico”.
Non solo nell’esperienza svedese, ma anche da quella americana emerge che “dove ci sono più migranti, lì i partiti di destra vanno peggio”. L’effetto dello “straniero percepito” può annoverare molti esempi dai risultati delle elezioni europee del 26 maggio. Per esempio Caldonazzo, 3800 abitanti, zona turistica a 20 km di auto da Trento. Gli stranieri residenti sono il 3,9%, la Lega ha totalizzato il 35,94%.
 
Il mio highlight per il festival 2019 dello scoiattolo è l’incontro il primo giugno al Teatro Sociale con Mister Speaker John Bercow
 
Passando lo stretto di Panama il messicano Enrique Krauze parla del caudillismo ieri ed oggi, il populismo in Sudamerica. Attraverso la proposta del reddito di cittadinanza in Venezuela, che si basava su una folle ipotesi di essere in grado di portare il prezzo del petrolio a 250 dollari al barile. Fino al presidente messicano Lopez Obrador che dalle 7 alle 9 ogni giorno ha un proprio programma in radio, durante il quale esprime la proprioa visione del mondo.
Nei giorni del Festival c’è stata anche la possibilità di riguardare il film Gran Torino con Clint Eastwood, fare un salto da Emergency in piazza Santa Maria Maggiore, discutere di marxismo all’OltrEconomia nel parco Santa Chiara.
 
Ma il mio highlight per il festival 2019 dello scoiattolo è l’incontro il primo giugno al Teatro Sociale con Mister Speaker John Bercow. Poco dopo aver fatto una foto ad Elsa Fornero allo stand di Sanbaradio. Bercow è il 157esimo presidente di Westminster, celebre per il suo “Ordeeeeer!”. In casa Bercow, che ha un appartamento anche nello storico edificio sede della House of Commons britannica, si dice spesso “Order”. Perchè la moglie di Mister Speaker ha dato questo nome al gatto di casa, dopo un sondaggio su Twitter. L’eccentrico “guardiano” della Camera dei comuni si presenta con una cravatta a fiori blu, verdi e viola. Il suo è un intervento in grande stile istituzionale, senza troppi riferimenti alla turbolenta politica di partito (soprattutto dei suoi tories, i conservatori). Più volte Bercow ripete che da qui al 31 ottobre, nuova data ultima fissata per la Brexit, “il Parlamento non verrà evacuato dal centro dei dibattiti sulla Brexit”. Nei suoi 9 anni da Speaker Bercow rivendica di aver ridato un ruolo migliorando l’istituto del question time, la domanda a risposta diretta, oltre ad aver portato per la prima volta un “nido aziendale” a Westminster.
Bercow conclude dando tre consigli per chi voglia provare a portare avanti istanze di cambiamento. “Bisogna avere un piano e trovare degli alleati all’interno di un’istituzione, puntare molto alla qualità dei propri argomenti, persistere ed insistere con il proprio piano”.
 
 
 
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