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Lavoro da casa

Home office: buono, se cornice è giusta

Il lavoro a domicilio può semplificare la vita dei dipendenti, se le condizioni aziendali sono favorevoli.
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Cgil-Agb report18.02.2020
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Per fare questo, i datori di lavoro e i dirigenti devono però creano le cornici giuste. Da indagini fatte in Germania risulta che chi ha la possibilità di svolgere parte del proprio lavoro da casa è più soddisfatto dei dipendenti senza questa opportunità. La conciliabilità tra famiglia e lavoro è più facile da gestire. Tuttavia, questo dipende fortemente da una serie di condizioni.

Il focus va posto su quanto sia pronunciata la cultura della presenza in azienda e come i dipendenti valutano il loro rapporto con i superiori. Un altro fattore importante è se la possibilità di lavorare da casa è regolata contrattualmente. Inoltre, le stesse regole dovrebbero essere applicate a tutti i dipendenti in base alle quali si valutano le prestazioni. Più queste sono trasparenti ed eque più aumenta la soddisfazione.

I vantaggi di lavorare da casa sono evidenti: se devi occuparti dei figli o di un parente malato, hai più tempo da dedicare. Aumentano anche le possibilità di frequentare corsi di formazione, di dedicarsi al volontariato o semplicemente per il tempo libero. Ma lavorare da casa può anche creare stress aggiuntivo. Questo soprattutto se questo lavoro non è dato come una opportunità reciproca o se è una concessione. In questi casi i dipendenti si sentono quasi obbligati a lavorare meglio e a lavorare oltre l'orario concordato.

Così il confine tra lavoro e tempo libero rischia di offuscarsi a danno del dipendente. Quanto questo incida sull’operato dipende molto da scelte strategiche e gestionali dell'azienda. Nelle imprese che promuovono attivamente questo lavoro per garantire una migliore conciliazione tra lavoro e vita familiare, i dipendenti traggono indubbiamente maggiori benefici. Così la probabilità di avere maggiore soddisfazione con l'home office è maggiore in aziende che offrono opportunità di carriera anche per i dipendenti a tempo parziale. Dagli studi emerge che è attorno al 50%.

Questo vale anche per le aziende che promuovono la percentuale di donne in posizioni dirigenziali attraverso l'orario di lavoro flessibile. Dove misure come queste sono inesistenti l'esperienza fatta con l’homeoffice è valutata positivamente da poco meno di un terzo degli interessati. Ma soprattutto i dirigenti hanno una grande influenza sul modo in cui i dipendenti che lavorano da casa vivono la conciliazione tra lavoro e vita privata. Avere un capo che non è convinto di questa forma di lavoro crea ovviamente problemi.

Questa esperienza diventa del tutto negativa se i lavoratori dipendenti si sentono discriminati o trattati in maniera iniqua. Per questo il diretto superiore deve essere una persona convinta e corretta per aumentare la probabilità di avere una esperienza positiva per entrambe le parti.  Anche i tempi e l'orario di lavoro sono importanti: lavorare da casa in coincidenza con l’orario di lavoro previsto in ufficio concilia meglio lavoro e vita privata.

Per questo probabilmente riguarda al pari del part time molto spesso le donne. Può essere un aiuto tracciare una linea netta tra il lavoro e il tempo libero. Così come lavorare la giornata intera è più vantaggioso che essere impegnati per alcune ore.  Questo deriva però dal fatto, che i dipendenti che lavorano a casa solo per poche ore usano questo tempo probabilmente in maniera significativa per recuperare o preparare il lavoro vero e proprio.

Ma di fondamentale importanza è una buona regolamentazione contrattuale. L'esperienza fatta altrove sconsiglia di basarsi su accordi informali. Purtroppo una rigorosa basa contrattuale spesso non esiste. Concludendo: la ricerca fino ad oggi concorda che i dipendenti che lavorano da casa sono più disposti a lavorare di più e sono più soddisfatti. Già la semplice possibilità di poter lavorare da casa aumenta la soddisfazione e la produttività.

 È di fondamentale importanza però che questo per l’azienda rientra nella normalità e che il tutto sia caratterizzato da valutazioni oggettive.  I manager devono riconoscere i dipendenti che adeguano il loro orario di lavoro per soddisfare certi impegni extra lavorativi in maniera identica a quelli che operano in azienda. Inoltre, visto che spesso l’home office viene utilizzato dalle donne, per impegni familiari vanno evitate ulteriori penalizzazioni su salario e carriera.

Sembra una cosa ovvia, ma in pratica non lo è spesso i dirigenti tendono a valutare i dipendenti che lavorano da casa con criteri diversi e a volte non in base alle loro prestazioni effettive. A temere valutazioni negative sono spesso le donne. Va infine tutelata la privacy delle persone, alla pari della la tutela dei dati aziendali. Chi lavora in rete è, infatti, facilmente controllabile.

Dovrebbe inoltre essere garantita la possibilità di essere staccati in determinati orari dalla rete aziendale per evitare carichi di lavoro eccessivi o forme di autosfruttamento. Va infine ricordato che il posto di lavoro, ovviamente se l’ambiente è sereno, è un posto di socializzazione non indifferente. Di solito passiamo un terzo della vita attiva in azienda. Non a caso molti di questi dipendenti lamentano proprio l’estraneità dai meccanismi aziendali e un certo depauperamento della vita sociale come elemento di insoddisfazione.

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Kommentare

Bild des Benutzers Silvia Rier
Silvia Rier 18.02.2020, 12:19

Es ist nicht ohne weiteres nachvollziehbar (könnte aber eventuell mit der alten patriarchalischen Mode/Methode des "die Leute müssen kontrolliert werden, sonst tun sie nichts" erklärt werden), warum "Home Office" nicht schon längst stärker vorangetrieben bzw. eingefordert wird Die breit gestreuten Vorzüge liegen doch klar auf der Hand: Leichtere Vereinbarkeit von Familie und Beruf, leichtere Vereinbarkeit von Pflege und Beruf, Reduzierung des Pendler- bzw. Berufsverkehrs, geringerer Bedarf an Büro-, Parkplatz- und anderen Flächen, geringere Fixkosten für Arbeitgeber·innen undsoweiter und undsofort... Allein die Landesregierung würde vermutlich nur die Hälfte ihrer Büropaläste benötigen (was da an Platz würde, und an Geldern erst!), wenn sie für einen ordentlichen Teil ihrer Mitarbeiter·innen Home-Office-Plätze einrichtete...)

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