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Foto: Cristina Franceschini
Kultur | prima esecuzione

Morricone mi disse: studia!

Armando Franceschini ci ha raccontato della sua passione per la musica popolare, dei suoi maestri e del prezioso consiglio dell'illustre compositore.
salto.bz: ci vuole presentare il suo nuovo lavoro, “L’orchestra che canta”, che la Haydn eseguirà in otto appuntamenti in altrettanti luoghi della regione?
 
Armando Franceschini: E’ un progetto a cui lavoro da moltissimi anni, che viene presentato in “prima esecuzione”. Ho raccolto ed elaborato alcune delle melodie più popolari dell’area alpina, un repertorio che solitamente conosciamo attraverso i cori, e ne ho realizzato una versione strumentale per orchestra. Ne sono risultate due Suite, ciascuna di 8 brani. L’orchestra Haydn le proporrà alternandole nei concerti che nei prossimi giorni realizza in regione. E’ un progetto, un lavoro sulla musica popolare che ha i suoi precursori in Brahms e Bartok, e che credo in Italia nessuno prima di me abbia intrapreso.
 
Cosa la affascina della musica popolare dell’area alpina, ovvero dei canti di montagna?
 
In questi canti si trovano verità e storie di vita popolare interessanti, che purtroppo spesso vengono trascurate. Costituiscono un repertorio ricco, di somiglianze e differenze.
 
Dal 1989 al 2006 lei è stato direttore del conservatorio di Trento, è cambiato negli anni?
 
Innanzitutto è cambiata la società. Un tempo vi era a mio avviso più curiosità verso la musica accademica, ma soprattutto chi studiava al conservatorio aveva quale prospettiva quella di entrare a far parte del mondo musicale, oggi è diverso. Oggi si può frequentare il conservatorio con altrettanta curiosità, ma non necessariamente in una ottica professionale, piuttosto per arricchire le proprie esperienze.
 
 
Leggendo una sua intervista ho appreso che lei ha frequentato anche Lucio Dalla, Gianni Morandi, Ron, Ennio Morricone, Luis Bacalov. Ci può raccontare di quegli anni?
 
Nella mia famiglia ero una sorta di “pecora nera”, unico ad occuparsi di musica. Mi chiedevo se la mia passione fosse solo un sogno. Decisi di mettermi alla prova. Dopo il servizio militare andai a Roma. Fu un periodo burrascoso. Entrai nel circuito discografico RCA, e venni in contatto anche con nomi prestigiosi. Oltre a quelli che ha citato vi è quello di Ennio Morricone. Era già allora una persona autorevole e gli chiesi cosa dovessi fare per fare della mia passione una professione. La sua risposta fu netta: “un giovane deve studiare!”. Tornai a casa, a Trento, e mi misi a studiare armonia, contrappunto, analisi, strumentazione e composizione. Capii che quella era la mia strada.
 
Lei ha studiato con grandi Maestri.
 
Da Andrea Mascagni imparai la tecnica, ma fu Niccolò Castiglioni che mi spinse a creare, dal punto di vista creativo gli devo tutto. Fu lui poi ad indirizzarmi a Franco Donatoni, che aggiunse alla mia preparazione quello che ci mancava. Erano persone sotto diversi aspetti molto differenti, ma in comune avevano un bagaglio tecnico di altissimo livello e una rara ricchezza umana. Voglio anche ricordare Salvatore Sciarrino al quale, nel 1980, feci da Assistente al Corso di Composizione di Città di Castello.
 
Pensa, con Dostoevsky, che “la bellezza salverà il mondo”?
 
E’ un auspicio, con il quale mi trovo assolutamente d’accordo. Le cose belle potrebbero tirarci fuori dalla mediocrità.