Gesellschaft | Trasporti

Sad, dove vai?

Questo è un periodo convulso per il trasporto pubblico extraurbano, stretto tra inquietudini del personale ed un riassetto per il quale entrano in gioco diversi fattori.

Sono ormai diversi mesi che in Sad (società privata con 600 dipendenti) l’inquietudine regna sovrana. Il livello di preoccupazione dei dipendenti è ulteriormente cresciuto quindi negli ultimi giorni con la notizia dell’avvenuta scalata nelle quote societarie da parte di Ingomar Gatterer che ha sopravanzato Tosolini e imposto il nuovo direttore generale Mariano Vettori. 
Con la nomina del nuovo direttore la vertenza aperta tra i sindacati e l’azienda per le condizioni occupazionali dei lavoratori ha fatto segnare un inasprimento. Che ha portato nei giorni scorsi all’ennesimo sciopero proclamato dal sindacato autonomo Orsa insieme a UGL e ASGB. 

Il braccio di ferro tra Vettori e i sindacati più intransigenti è anche conseguenza di un’affermazione molto forte del direttore generale, per il quale gli autisti di Sad sarebbero quelli che lavorano meno e vengono pagati di più in Italia. Un’accusa vivacemente respinta non solo dai sindacati più aggressivi ma anche dai più conciliati confederali.

Al di là del sviluppi più recenti l’intera questione è legata a dinamiche già note e che vedono la realtà altoatesina confortarsi con le direttive europee, vincolanti sulla concorrenza. Che impongono che i servizi pubblici non gestiti in proprio vengano affidati ai privati attraverso gare europee. 
Com’è noto la questione ha già messo in difficoltà Sasa ed ora sembra essere venuto il momento anche per Sad. Con il nuovo direttore generale che agita lo spettro della gara europea con lo scopo di convincere i suoi dipendenti che - in sostanza - sarebbe finita la pacchia. 

Una cosa è certa: per decenni Sad ha gestito il trasporto pubblico extraurbano attraverso un affidamento diretto. Gestito con un sistema basato sul chilometraggio nei percorsi offerti piuttosto che sul numero di passeggeri trasportati. 
Politicamente quello del trasporto pubblico locale è stato un dominio ‘italiano’, perso nel 2003 a causa del calo della rappresentanza etnica del gruppo linguistico in consiglio provinciale e quindi affidato per 10 anni alla gestione aggressiva di Thomas Widmann, come sappiamo caratterizzata da un’ampia estensione della gratuità dei biglietti. Negli stessi 10 anni intanto il vicino Trentino (forse) manifestava maggiore lungimiranza attraverso la creazione di una holding dei servizi pubblici e passando quindi alla gestione diretta, con risultati senz’altro molto interessanti. 

Ora anche per la Provincia di Bolzano è venuto il momento di ripensare alla gestione del settore. Ma com’è noto questi non sono più i tempi delle società in house e occorre fare i conti con i cambiamenti di scenario anche per quanto riguarda il privato ‘emergente’ per quanto riguarda i trasporti. 

Dove si andrà? Ebbene: per l’evoluzione di un sistema nel quale con ogni probabilità la Provincia intenderà maggiormente coinvolgere anche la sua società STA, le ipotesi sul campo in questi giorni sembrano essere due. 

La prima ipotesi parla di una possibile sinergia tra Sad e Sasa, in cui Sad possa in qualche modo ‘salvare’ Sasa che rischia molto di più in vista della gara europea per il trasporto pubblico nel capoluogo altoatesino. In Italia non sarebbe la prima volta che un servizio di questo tipo se lo aggiudica un’azienda europea, basti vedere l’esempio di Firenze dove l’appalto se l’è aggiudicato una ditta francese. 

La seconda ipotesi prevederebbe una sorta di smembramento di Sad in quanto la recente legge provinciale sulla mobilità ridisegna il territorio provinciale secondo bacini d’utenza che potrebbero essere assegnati come servizio a diversi singoli concessionari. 
In questo senso il ridimensionamento del ruolo di Sad su gomma potrebbe essere riequilibrato da un ruolo più forte invece sul previsto potenziamento della rete ferroviaria provinciale, la cui tappa a più breve termine è l’elettrificazione della Venosta, ma già si prefigura il possibile ripristino della Cortina Dobbiaco come abbiamo riferito in un altro articolo su Salto

Come si vede la situazione è particolarmente complessa e articolata. E sullo sfondo vi è l’eterno ma anche attualissimo tema del rapporto tra pubblico e privato che per decenni in Alto Adige è stato dettato da logiche lobbistiche. Logiche che, naturalmente, sono lungi dallo sparire ma che oggi devono fare i conti con una politica molto più ‘mobile’ ma anche e soprattutto con un’Europa sempre più attenta a farsi valere.