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Intervista

Il settore pubblico rischia il collasso

Serena Sorrentino guida la Funzione pubblica Cgil: “Servono nuove assunzioni, in tre anni usciranno 450.000 dipendenti. Aprire ai giovani. Alto Adige, stipendi più alti”.
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salto.bz: Serena Sorrentino, segretaria generale della Funzione pubblica Cgil, il sindacato si sta preparando al congresso, qui in provincia di Bolzano dove lei è venuta per un convegno di categoria, e a livello nazionale. Di cosa si discute in fatto di lavoro e crescita del Paese?

Il congresso è l’occasione per discutere le linee politiche della Cgil e anche per mettere in agenda le tappe della mobilitazione delle prossime settimane. Sicuramente, per quanto riguarda la legge di bilancio e il Def, il Documento di programmazione economica e finanziaria, le priorità partono dal rinnovo per i contratti della pubblica amministrazione, che scadono il 31 dicembre per 3 milioni di dipendenti pubblici italiani. Serve poi un piano straordinario per le assunzioni nel settore, perché usciranno in tre anni 450.000 lavoratori pubblici in età pensionabile, quindi siamo alla totale emergenza. Inoltre, chiediamo le risorse per finanziare il fondo sanitario nazionale e il fondo per le politiche sociali, per far avere più servizi e di maggiore qualità ai cittadini.

 

Il governo ha annunciato nella manovra di superare la legge Fornero, garantendo il meccanismo a quota 100: in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi. È quanto chiede la Cgil?

Dal punto di vista sindacale ci aspettiamo che il governo quando andrà a rivedere tutta la partita pensioni, ripristini un meccanismo di flessibilità in uscita, cancellando la legge Fornero. Inoltre, sollecitiamo affinché si intervenga anche sul trattamento di fine rapporto per i dipendenti pubblici, perché oggi a differenza del privato un dipendente delle amministrazioni prende il Tfr dopo 27 mesi. Quindi, chiediamo di equiparare tutti i lavoratori tra loro.

 

L’intervento sulla Fornero ha ricevuto diverse critiche. La Cgil resta favorevole?

A nostro avviso arrivare a quota 100 è un inizio della revisione della legge, però noi chiediamo che sia rivisto alla base il meccanismo della Fornero, cioè che si cambi l’aspettativa di vita, e che si intervenga sui coefficienti di calcolo dei rendimenti previdenziali, perché se non vengono rivisti mano a mano che la gente andrà in pensione riceverà sempre più bassa. Terzo, vogliamo che ci sia una misura che riguardi il lavoro delle donne e soprattutto che si affronti il tema della previdenza per i lavoratori discontinui e i giovani. Questi per noi sono i quattro punti fondamentali.

 

Per il comparto pubblico in Italia la situazione è positiva o negativa?

Fino a oggi abbiamo sentito dichiarazioni del ministro Bongiorno che ci hanno sempre rassicurato sul fatto che ci sarebbero state le assunzioni, che sarebbero stati rinnovati i contratti e che ci sarebbe stata collaborazioni con i sindacati. Invece, non abbiamo visto le risorse per i rinnovi, non ci è stato dato modo di confrontarci con il ministro, a parte l’unica riunione che si è tenuta a luglio e poi nulla. Il ministro prima ha detto che avrebbe lavorato per motivare il personale, poi invece abbiamo assistito alla riapertura della discussione sulle impronte digitali e sulla rilevazione biometrica dei dipendenti pubblici. In sostanza, c’è una distanza tra le dichiarazioni che si fanno e le interviste che si rilasciano sui giornali e la realtà delle pubbliche amministrazioni, dove il personale è al collasso perché ci sono carichi di lavoro, soprattutto nella sanità, insostenibili. Anche qui a Bolzano.

 

La sanità infatti è un tasto dolente anche in questa provincia. Che posizione ha la Funzione pubblica Cgil?

La segretaria della nostra categoria in Alto Adige Cristina Masera dice che ci sono carenze di quasi mille operatori nella sanità, in un territorio relativamente piccolo come l’Alto Adige. A livello nazionale abbiamo perso negli ultimi anni 50.000 operatori del comparto e quasi 30.000 medici. I numeri sono veramente impressionanti.

 

La risposta è il piano di assunzioni?

Sì. Noi chiediamo un piano straordinario di nuove assunzioni che ci dia la possibilità in breve tempo di sostituire il personale che va in pensione e anche se possibile di introdurre nuove professionalità nella pubblica amministrazione. Se vogliamo aumentare la qualità dei servizi, serve personale più giovane, più formato, con competenze diversificate.

 

Dal suo sguardo complessivo sull’Alto Adige cosa è emerso?

Per la provincia di Bolzano il tema è che se guardiamo la distribuzione media delle retribuzioni dei dipendenti pubblici non c’è un grande spostamento con il livello nazionale, perché comunque il costo della vita è molto alto. La stessa difficoltà che noi intravediamo nelle retribuzioni medie troppo basse ce l’abbiamo anche qui su Bolzano. È vero che c’è un tasso di occupazione più alto, ma il turn-over ha interessato anche le amministrazioni locali, quindi c’è un problema di nuovo organico. Questo però è il territorio che potrebbe candidarsi a sperimentare nuovi servizi, anche più innovativi, per la popolazione, ma se io non ho personale e risorse sufficienti quello che noi sacrifichiamo è il miglioramento della qualità. C’è poi il tema del rinnovo del contratto anche per la parte che riguarda le autonomie locali, da riprendere con forza appena possibile.

 

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