Hidden Trento, app, team
Matteo De Stefano/Fbk
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Positive vibes

Un’app, una città, la storia in comune

“Hidden Trento” è l’applicazione di Fbk per il viaggio nella città del 1.562. Ursula, un’ostessa tedesca, la guida virtuale. Il progetto europeo di Rinascimento pubblico.
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Scoprire la città del passato. Con la sua vita quotidiana, le diverse comunità che l’abitavano, il centro animato da antiche osterie tedesche, luoghi di devozione e prigioni urbane. Ma anche approfondire la cultura degli spazi pubblici e del patrimonio conservato. La app “Hidden Trento”, realizzata in tre lingue nell’ambito del progetto europeo di ricerca “Pure-Public Renaissance”, assieme ad altre applicazioni analoghe per diverse città, permette un viaggio virtuale nella Città del Concilio di 500 anni fa. L’ostessa tedesca Ursula, guida virtuale, accompagna il visitatore arricchendo la sua passeggiata.

 

Storia, tecnologia e condivisione

 

L’iniziativa è resa possibile dal contributo dell’Istituto storico italo germanico della Fondazione Bruno Kessler che ha curato la mappa del 1562-1563 e i contenuti affidati a storici professionisti. Scaricabile sul proprio smartphone gratuitamente (da app store e google play), “Hidden Trento” consente di scoprire i luoghi meno noti e di grande interesse storico della città. Sia camminando realmente per le vie del capoluogo trentino - per i non residenti è un’idea per una prossima visita dopo il lockdown - oppure per vivere da casa un tour virtuale.

 

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Chiesa di San Pietro: la app arricchisce il tour nel centro storico di Trento. Foto: Matteo De Stefano

 

“Un esperimento di public history”

 

Nel primo dei walking tour disponibili, l’utente è accompagnato da Ursula, la guida virtuale che nei panni di un’ostessa tedesca del passato, testimonianza della nutrita comunità di lingua germanica che un tempo abitava in particolare nei quartieri a ridosso del fiume Adige (poi deviato nel corso dell’Ottocento), sede del porto fluviale e dei commerci. Si potrà così ad esempio scoprire, continuano dalla Fondazione, quali documenti dovevano esibire i forestieri a Trento, quali strutture esistevano per l’accoglienza e l’ospitalità dei viaggiatori, in quali luoghi pubblici ci si ritrovava.

La app ha grandi potenzialità per turisti, cittadini e la didattica. Nel 2021 avremo un secondo percorso dedicato al Concilio di Trento (Massimo Rospocher, Fbk)

A ogni tappa, oltre alla voce di Ursula, si possono trovare gli approfondimenti scritti e narrati dagli storici. Spunti per scoprire qualcosa in più su oggetti visibili nei musei o direttamente nelle vie, come le insegne delle antiche osterie tedesche, i bandi pubblici, le opere d’arte e di devozione civica o ancora le sbarre delle antiche prigioni urbane.

 

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Palazzo Geremia: gli affreschi nell’odierna sede del Comune di Trento, in via Belenzani: Foto: Matteo De Stefano

 

“Hidden Trento”, spiega Massimo Rospocher, ricercatore dell’istituto Fbk e responsabile scientifico del progetto, “proprio come le app sorelle sviluppate per le altre città europee è un esperimento di public history che, tramite il digitale, intende offrire all’utente la possibilità di provare un’esperienza immersiva nella storia urbana, invitando i fruitori a scoprire tracce degli spazi pubblici rinascimentali nelle città in cui viviamo. La app, realizzata in collaborazione con i partner museali e istituzionali, oltre a essere uno strumento per il turismo e la cittadinanza ha grandi potenzialità didattiche per scuole, università, musei e per il mondo dell’associazionismo. È in corso anche un ulteriore sviluppo per implementare nel 2021 un secondo percorso urbano dedicato al Concilio di Trento”.

Parallelamente a “Hidden Trento” sono state sviluppate anche le app per le città europee di Valencia, Amburgo, Exeter e Deventer. Le applicazioni, prodotte e sviluppate dall’azienda inglese Calvium, sono supportate e affiancate dal portale www.hiddencities.eu in cui è possibile approfondire ulteriormente i contenuti e ampliare il tour virtuale con informazioni su documenti, libri e opere d’arte. Gli altri partner del progetto “Pure”, finanziato da Humanities in the european research area (HERA) sono le università di Exeter, Groeningen, Valencia e la Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg.

 

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