Coronavirus
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Gesellschaft | Coronavirus

L’individuo e il collettivo

L’esplosione della pandemia scuote le fondamenta della società liberale.

Le seguenti considerazioni sullo scenario che la diffusione del coronavirus apre sul nostro futuro, necessitano una premessa. Non sono un virologo. E non sono un matematico. Di questi tempi, in cui le dotte discettazioni di autoproclamati esperti di malattie infettive e calcolo delle probabilità scorrono nei media come un fiume in piena, ritengo doveroso precisarlo.

Credo non vi siano dubbi che quanto sta accadendo cambierà le nostre società più di quanto non appaia in questi giorni drammatici. E per comprendere la portata dell’evento e le sue conseguenze sociali e politiche considero ineludibile, per quanto scomodo, il confronto tra Cina e paesi europei. Pochi giorni dopo l’esplosione dell’epidemia a Wuhan, il governo autoritario e illiberale della Repubblica Popolare Cinese ha sigillato ermeticamente una regione di sessanta milioni di abitanti e imposto rigide restrizioni alla libertà di movimento a un miliardo e quattrocento milioni di persone. Ebbene, per la prima volta dalla comparsa del virus a dicembre, in Cina non si registrano nuovi casi di contagi domestici. Mentre proprio ieri il numero di vittime in Italia ha superato quello delle vittime cinesi, pur avendo un ventiquattresimo della sua popolazione. Gli errori di valutazione della gravità del fenomeno, d’accordo. L’iniziale mancanza di coordinamento tra regioni e stato centrale, indubbiamente. Ma soprattutto, una percentuale considerevole di popolazione che per settimane ha continuato a comportarsi come se nulla fosse. Mercati di Milano ricolmi di gente quando il divieto di assembramento era già stato emesso da giorni. Treni traboccanti di viaggiatori che alla proclamazione della Lombardia come zona rossa si sono precipitati in stazione a portare l’infezione al Sud. Giardini pubblici e ciclabili pullulanti di cittadini a cui il tentativo disperato delle autorità di arginare un contagio potenzialmente devastante (il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres paventa il rischio di milioni di morti) non appare motivo sufficiente per rinunciare alla corsetta all’aria aperta.

Credo non vi siano dubbi che quanto sta accadendo cambierà le nostre società più di quanto non appaia in questi giorni drammatici

Questa crisi, che lo stesso Guterres considera “diversa da qualsiasi altra nella storia di 75 anni delle Nazioni Unite”, sarebbe stata l’occasione per dimostrare che di fronte a una tale minaccia per la salute pubblica (e in primo luogo per i più deboli), il senso civico, il rispetto per gli altri, la consapevolezza che la propria libertà cessa laddove inizia quella dell’altro, sono talmente radicati nella coscienza di ognuno da rendere del tutto superfluo il controllo delle forze di polizia, la chiusura forzata degli spazi pubblici, il deterrente della sanzione penale. Si tratta, come i fatti di questi giorni dimostrano ampiamente, di una pia illusione. La feroce contabilità dei morti, le immagini agghiaccianti dei malati intubati, i richiami disperati dei medici allo stremo, non sono bastati. Stare a casa è un sacrificio? Senza la mia sgambata nel verde mi viene l’ansia? Io esco, la vita continua, soprattutto la mia. L’inasprimento delle direttive via via più restrittive da parte del governo (è di queste ore la richiesta di sindaci e governatori regionali di ricorrere all’esercito per pattugliare le strade), altro non è che l’inevitabile reazione di fronte a cotanta dimostrazione di irresponsabilità, stupidità e cinismo.

Mai sapremo quante persone sono morte a causa di simili comportamenti, né mai sapremo quante ne hanno salvate coloro che hanno compreso la vera natura di questa emergenza. Quando la crisi sanitaria sarà superata (quella economica e finanziaria è ancora tutta in divenire), le nostre società liberali dovranno forse interrogarsi sul rapporto tra libertà individuale e interesse collettivo, sui principi che regolano l’equilibrio tra la prima e il secondo, sulle circostanze che possono spostare questo equilibrio a favore del bene comune e sulle forme politiche in grado di governarle senza scivolare nell’autoritarismo. Nel frattempo, è lecito sperare che chi negli ultimi decenni ha pensato bene di tagliare la sanità pubblica per decine di miliardi privatizzandone la metà, colga l’occasione per ritirarsi per sempre in un bel monastero. Il mito dell’interesse privato che crea benessere per tutti sta per sgretolarsi anche nella sua forma economica più pura, nei prossimi mesi il cataclisma dei mercati finanziari illuminerà il dogma liberista di nuova luce. Se da questa crisi usciremo almeno liberandoci di chi ne ha favorito i presupposti, ne avremo tratto almeno un piccolo beneficio.

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Karl Trojer Fr., 20.03.2020 - 12:45

Speriamo que l´attuale dramma convinca la maggioranza della nostra popoloazione ed economia della necessità di cambiare stile di vita : abbandonare il "sempre più quantità" , "sempre più veloci" e vivremo meglio l´essere uomini/donne in ambienti più sani, con cibi più sani, quindi con più qualità di vita ! Occorre correggere seriamente lo squilibrio poveri / ricchi con interventi leggisaltivi europei. Urge offrire vera solidarietà alle genti fuggiasche, in particolar modo ai siriani, e praticare aiuti personali alle persone disperate e affollate nei centri di accoglienza o già abitanti nelle nostre vicinanze.

Fr., 20.03.2020 - 12:45 Permalink