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Il caso

Libertà per Gabriele

Bolzano si unisce alle mobilitazioni per la liberazione del regista fermato in Turchia. Caramaschi, Anpi, Sindacato dei giornalisti e diverse associazioni in prima linea.
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Tenere alta l’attenzione. Questo lo spirito con cui diverse città italiane, insieme a volti noti del cinema e del giornalismo, hanno risposto all’appello di Gabriele Del Grande, il 35enne blogger e documentarista che dallo scorso 10 aprile si trova in carcere, in Turchia, dopo essere stato fermato dalla polizia ad Hatay, al confine turco-siriano. “Invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti”, aveva detto per telefono alla sua compagna annunciando uno sciopero della fame. E così ieri (19 aprile) a Lucca, città natale del reporter, circa 200 persone hanno manifestato insieme alle sorelle di Del Grande, ma anche oggi a Torino e Milano e nei prossimi giorni a Catania, Palermo, Roma. A Trento, alle 18 di oggi, si svolgerà un presidio davanti al commissariato del Governo, e anche Bolzano intende fare, nel suo piccolo, la sua parte. Il sindaco Renzo Caramaschi insieme a Francesco Comina del Centro per la pace, in collaborazione con altre organizzazioni attive sul territorio, fra cui l'Anpi, il Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige, l'associazione Scioglilingua, Caritas, si sono uniti al coro di voci per la liberazione del blogger di “Fortress Europe”, piattaforma dove Del Grande ha documentato le storie di migrazioni e naufragi nel Mediterraneo degli ultimi anni.

Il giornalista è “l’ennesimo testimone scomodo di una drammatica tragedia del nostro tempo, a cui viene negato il diritto di informare. Si tratta di un fatto grave che va condannato ed è quanto mai opportuna l'azione di mobilitazione auspicando una rapida e positiva risoluzione della vicenda”, afferma Caramaschi. “Abbiamo la memoria corta - osserva Orfeo Donatini presidente dell’Anpi-BZ -, e ci stiamo quasi abituando a situazioni come quella che hanno coinvolto Gabriele, così come alle stragi terroristiche, anche in questo senso perciò sono importanti le celebrazioni del 25 aprile perché ci impongono una riflessione sulla democrazia, e su quanto questa ci offra in termini di libertà e di conseguimento della pace”.

Secondo Comina è doveroso per Bolzano, in quanto città vicina a un confine, essere in prima fila per partecipare a questa giornata di mobilitazione, “le indagini di Del Grande hanno aiutato a comprendere le cause dell’origine dei flussi migratori, ha raccolto voci senza mediazioni, per questo il suo lavoro è ancora più necessario. Auspichiamo che questa storia si risolva presto, preoccupa però il fatto che dopo 10 giorni ancora non si sia sbloccata la situazione, così come in generale preoccupa la svolta che ha preso la Turchia, ancor di più dopo l’ultimo referendum”. E proprio la Turchia di Erdogan, sottolinea Stefan Wallisch dell’Ansa, è il paese in cui ci sono più arresti di giornalisti al mondo (oltre 120 secondo il rapporto di Amnesty International), “la Turchia - dice il segretario regionale del Sindacato dei giornalisti - potrebbe essere un ponte verso l’Oriente e invece sta diventando la porta d’ingresso di un certo mondo che speravamo non esistesse più”. Gli fa eco Marco Angelucci del Corriere dell’Alto Adige, per cui è “importante coinvolgere le comunità curde presenti in Alto Adige, un popolo, testimone della resistenza in Turchia, che abbiamo il dovere di sostenere”.

 

#iostocongabriele

#iostocongabriele

“Occorre reagire e resistere a qualsiasi forma di regime fascista che vuole chiudere la bocca a chi ha il coraggio di esporsi - interviene Marialaura Lorenzini, assessora comunale dei Verdi -, sono vicino come donna e madre alla famiglia di Gabriele”. Volontari di Bozen Accoglie sottolineano la necessità di una mobilitazione più concreta della cittadinanza, “l’indifferenza è la cosa peggiore”. Si accoda anche l’ex consigliere comunale Guido Margheri secondo cui sarebbe utile alla causa mostrare a quante più persone il documentario “Io sto con la sposa”, co-diretto da Del Grande, sulla vicenda di cinque profughi siriani. Intanto sui social network è stata lanciata una campagna (su Twitter l’hashtag è #iostocongabriele) per chiedere alle autorità italiane di fare pressione sulle autorità turche perché Del Grande venga rilasciato il più presto possibile e perché gli vengano garantiti diritti minimi come un colloquio con un avvocato, un incontro con l’autorità consolare, informazioni sulla ragione del fermo e la data prevista per l’espulsione.

 
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