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Architekturstiftung Südtirol
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Turrisbabel

Super Südtirol

In occasione della nuova edizione della rivista Turris Babel presentiamo l'editoriale della No. 116
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Architettura und...01.02.2020
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In Zusammenarbeit mit der Architekturstiftung Südtirol / in collaborazione con la Fondazione Architettura Alto Adige.

 

Supersüdtirol è innanzitutto una domanda. “Super” è infatti un prefisso che con una buona dose di ironia, e non di presunzione, abbiamo affiancato ad alcuni particolari temi progettuali presentati in questo numero ed utilizzati come pretesto per creare un’occasione di approfondimento e per riflettere, insieme agli autori, sulle ragioni che vedono la produzione architettonica contemporanea di questa provincia come un esempio virtuoso e di riferimento.

“Super” sono quindi i progetti scelti, nel senso che superano i normali limiti e caratteri che abitualmente affrontiamo nella progettazione.

“Super” sono quindi i progetti scelti, nel senso che superano i normali limiti e caratteri che abitualmente affrontiamo nella progettazione. Sono infatti progetti non ordinari e allo stesso tempo sono particolari anche i temi che i colleghi hanno affrontato e le strutture che hanno realizzato, presentate qui seguendo un ordine dimensionale, dall’oggetto più piccolo a quello più grande: nella zona industriale e produttiva di Lana il designer Harry Thaler convince il proprietario di un silos dismesso di una falegnameria ad affittarlo per poterlo trasformare nel proprio spazio creativo, auto progettato ed auto realizzato, organizzato su singoli e diversi livelli; a tremila metri di quota, vicino al confine austriaco, la necessità di demolire e ricostruire un rifugio alpino diventa occasione per gli architetti Stifter Bachman, vincitori di un concorso di progettazione che ha fatto emergere appassionati dibattiti, di affrontare il delicato tema della costruzione di strutture in alta quota; a Glorenza, in fondo alla val Venosta, un tenace committente coinvolge Werner Tscholl nel progetto di una distilleria di whisky che si trasforma in opportunità per ripensare alle diffuse modalità di sfruttamento agricolo che tendono a modificare ed uniformare il paesaggio della valle; sulle pendici della collina, ai bordi della città di Bolzano, un imprenditore illuminato offre alla cittadinanza un luogo di arricchimento culturale attraverso una Fondazione dove una collezione artistica privata assume un ruolo pubblico aprendo le porte della struttura frutto di una collaborazione progettuale tra Walter Angonese e Andrea Marastoni; affacciato sul Latemar e sul Catinaccio l’ampliamento e riordino dell’Hotel Pfösl diventa paradigma dell’evoluzione delle strutture turistiche dove i proprietari, attraverso un concorso di progettazione privato coinvolgono lo studio bergmeisterwolf per un intervento “momentaneamente” conclusivo di una continua metamorfosi; infine la realizzazione del primo lotto della trasformazione di un importante areale produttivo nella zona industriale di Bolzano, dà avvio ad un lungo percorso di rigenerazione urbana dove l’ente pubblico assume un fondamentale ruolo di guida e di stimolo.

Sono queste le “super” occasioni progettuali che i nostri colleghi hanno avuto l’opportunità di affrontare, in percorsi complessi e non facili, che abbiamo scelto come riferimento per discutere e per fare il punto, stimolando gli autori dei progetti, sullo stato dell’architettura contemporanea sudtirolese. Osservando questi progetti, e più in generale quanto indagato nei numeri della nostra rivista, possiamo affermare che esiste una scuola? Vi è qualche cosa che accomuna i diversi percorsi professionali o si tratta solo della sommatoria di una serie di esperienze autonome e singolari? Vi sono delle condizioni di contesto, non legate alla banale considerazione economica, che hanno favorito la realizzazione di rilevanti esempi di architettura contemporanea ed allo stesso tempo l’emergere di importanti studi di architettura?

Spesso inoltre si tende a confondere l’alta qualità delle prestazioni energetiche con la qualità intrinseca dell’edificio, veicolando messaggi a volte contraddittori.

La sensazione comune, condivisa anche da noi, è che non si possa parlare di una scuola. Vi è però un comune sentire ed una unitarietà di intenti che trasformano l’attività dei singoli architetti, inizialmente un gruppo di pochi elementi ma che ora è sempre più nutrito, in un’azione collettiva. Ciò ha permesso alla categoria degli architetti di diventare “massa critica” e di far capire all’opinione pubblica che la qualità dell’architettura non è un costo ma un investimento che ha delle importanti ricadute economiche e di immagine. Questo è avvenuto anche grazie ai molti riconoscimenti, ottenuti attraverso pubblicazioni e premi, che negli ultimi anni sono stati assegnati a numerose opere di architettura contemporanea realizzate in provincia.

Le esperienze rimangono singolari come singolari sono i percorsi dei diversi studi che attingendo dalle culture costruttive alpine dei diversi contesti italiano, austriaco e svizzero trasformano le esperienze progettuali in personali occasioni di ricerca e sperimentazione. In questo senso la mancanza di un'università di architettura in provincia, se da un lato può costituire un mancato supporto teorico e critico, ha portato gli architetti a studiare in numerose università che appartengono ai diversi orizzonti culturali la cui sintesi si afferma in questo territorio.

Vi è però un elemento rilevante, ovvero le reali opportunità che molti colleghi hanno saputo cogliere distinguendosi per la qualità dei loro progetti nelle numerose competizioni che si sono svolte nel corso di almeno tre decenni. Le occasioni di confronto e soprattutto le opportunità concrete di ottenere un importante incarico di progettazione sono state un fondamentale stimolo per molti professionisti per dare il meglio e per aumentare le proprie capacità. Vi è infatti un fattore di contesto che tutti riteniamo indiscutibile, ovvero il ruolo che l’ente pubblico ha avuto nell’organizzazione strutturale dell’affidamento degli incarichi di progettazione per le opere pubbliche. Lo strumento del concorso di progettazione, che la provincia di Bolzano, nella figura del dirigente Josef March, ha utilizzato e promosso da ormai più di trent’anni è stata la molla che ha spinto committenti pubblici e privati a comprendere il valore della qualità dell’architettura potendo scegliere tra diverse proposte progettuali per i propri investimenti.

Vi è qualche cosa che accomuna i diversi percorsi professionali o si tratta solo della sommatoria di una serie di esperienze autonome e singolari?

L’importante ruolo dell’ente pubblico e la convinzione di molti politici è stata determinante per la difesa e promozione del contemporaneo. Penso ad esempio alle chiare parole di Luis Durnwalder e Florian Mussner, pubblicate su Turris Babel 91 “Concorsi in alta quota”, rispetto alle scelte innovative perseguite per la realizzazione dei tre nuovi rifugi alpini. Oppure anche alla netta consapevolezza del valore dell’architettura contemporanea espressa da Arno Kompatscher in occasione della consegna dell’ultimo Premio Architettura Alto Adige. O ancora piccoli dettagli come la presenza sulla homepage del deputato europeo Herbert Dorfmann, oltre alle montagne ed alle necessarie bandiere, l’immagine del campanile di Resia come memoria storica e quella del rifugio Sasso Nero per dichiarare un senso di appartenenza culturale forte sia rivolto al passato che al futuro.

Ovviamente il Sudtitolo non è solo questo, si costruiscono anche molte strutture di non rilevante qualità e, come succede ovunque, si perdono importanti occasioni per affermare trasformazioni architettoniche e del paesaggio di reale valore. Spesso inoltre si tende a confondere l’alta qualità delle prestazioni energetiche con la qualità intrinseca dell’edificio, veicolando messaggi a volte contraddittori. Allo stesso tempo non è data per scontata la capacità della Provincia e dei diversi enti pubblici di continuare con la stessa convinzione l’attività avviata nei decenni scorsi. Cosa che la comunità degli architetti invece auspica.

Serve quindi, anche oggi ed anche qui, mantenere attiva un’azione ed un impegno comune di progettisti, committenti pubblici e privati, imprese e artigiani nel perseguire la qualità delle opere per fare si che il messaggio del valore culturale, economico e turistico dell’architettura contemporanea continui a confermare una realtà ormai consolidata e che quindi ciò che oggi noi abbiamo chiamato “super” non sia altro che la normalità.

 

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