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Bolzano svetta, l’Italia arranca

Il Belpaese ancora distante dall’obiettivo Ue sul lavoro: è al penultimo posto per tasso di occupazione. Non basta la buona performance dell’Alto Adige.
Fila
Foto: Pixabay

Le elezioni europee sono dietro l’angolo e a che punto è l’Italia rispetto all’obiettivo Ue sul lavoro? Secondo l’indagine effettuata da openpolis ancora molto lontana. Partiamo dall’inizio. Europa 2020 è il programma dell’Unione europea per la crescita e l’occupazione per il decennio in corso. Uno dei bersagli di questa specifica strategia è il conseguimento di un tasso di occupazione del 75% della popolazione tra i 20 e i 64 anni. Questo target generale è stato tradotto dagli stati in target nazionali, individuati in base alle rispettive situazioni economiche e sociali di partenza. L’obiettivo fissato per l’Italia è il raggiungimento del 67% di occupati entro il 2020. A un anno dal termine stabilito quasi dieci anni fa, si legge nel rapporto di openpolis, il nostro paese è ancora distante dal suo target ed è tra gli ultimi per livello di occupazione in Europa.

 

Magra figura

 

L’Italia è al penultimo posto per tasso di occupazione in Ue (62,30%), fa meglio solo della Grecia (57,80%). Il podio spetta invece alla Svezia con l’81,80% degli occupati, alla Germania con il 79,20% e all’Estonia con il 78,70%.

I lavoratori in Ue, nel 2017, corrispondono al 72,2% della popolazione tra i 20 e i 64 anni, a 2,8 punti di distanza dal target 2020. Rispetto a questo dato generale i dati nazionali rivelano ampie disparità tra i membri dell’Unione. L'Italia presenta una percentuale di lavoratori al di sotto della media Ue di 10 punti percentuali.

Va anche detto, tuttavia, che rispetto ai primi anni di crisi economica, ci sono stati dei miglioramenti nella situazione occupazionale del nostro paese negli ultimi anni. Dal 2014 cresce l’occupazione in Italia, ma al Paese mancano ancora 4 punti di distanza per raggiungere il target fissato per il 2020. Inoltre, in seguito alla crisi economica, sono aumentate di 3,2 punti percentuali dal 2008 al 2018 le persone che pur avendo un lavoro guadagnano meno del 60% del reddito medio nazionale e che per questo sono considerati a rischio povertà.

 

Agli antipodi

 

In tema di lavoro grave è la disparità tra le regioni del nord, tutte al di sopra della media italiana del 63%, e le regioni del sud, che presentano i livelli di occupazione più bassi del Paese. Basta fare un rapido raffronto: 35 sono i punti di differenza tra la percentuale di occupati nella provincia di Bolzano (al primo posto in classifica con il 79%) e quella in Sicilia (ultima posizione con il 44,10%) nel 2018.
In sostanza il lavoro divide l’Italia in due, tra il nord che sembra essere uscito dalla crisi economica e il sud che continua a retrocedere.

Anche osservando la questione occupazionale femminile a livello regionale, emergono ancora una volta grandi discrepanze tra nord e sud Italia. La percentuale di donne che lavorano è al di sotto del 50% in tutte le regioni del sud Italia, e ancora una volta c’è una differenza notevole da sottolineare: 42 sono i punti percentuali di distanza tra Sicilia (31,50%) e provincia di Bolzano (73%) per occupazione femminile nel 2018.

 

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Jan Matia Prinoth Do., 25.04.2019 - 13:46

Sono dei dati interessanti, ma secondo me da prendere con una certa cautela - è per esempio stata quantificata almeno approssimativamente la quota di persone che lavorano in nero? Dovrebbe essere abbastanza alta, sopratutto al sud.

Do., 25.04.2019 - 13:46 Permalink