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L'Europa è la nostra “matria”?

La vicepremier spagnola riapre (in galiziano) il dibattito sul termine sostitutivo di “patria”. In Italia ci aveva già provato Michela Murgia. Per entrambe solo critiche.
Matria
Foto: lasexta.com

Il governo spagnolo non si è ancora ripreso dalla crisi causata dalla “guerra della 'bistecca”, che già si discute delle dichiarazioni di un'altra ministra di Unidas Podemos, il partito di sinistra al governo coi socialisti del premier Pedro Sanchez. Se l'invito agli spagnoli a consumare meno carne era arrivato dal ministro del consumo Alberto Garzón, che ha una rilevanza piuttosto limitata nell'esecutivo, stavolta è la esponente di Podemos col maggior peso all'interno della coalizione di governo, Yolanda Díaz, ad aprire una nuova polemica – in questo caso linguistica.

 

 

La nuova seconda vicepresidente del governo spagnolo (dopo l'addio di Pablo Iglesias) nonché ministra del lavoro, ha proposto in un evento a Gijón, nelle Asturie, di “abbandonare il pesante fardello della patria per lavorare sul concetto di matria”. Impegnandosi a femminilizzare il linguaggio, Díaz (che è originaria della Galizia e parla in galego, ovvero in lingua galiziana-portoghese) ha definito matria come “ciò che si prende cura di noi, che tratta tutti allo stesso modo, che non discrimina nessuno solo perché parla una certa lingua”.

 

Un concetto (femminista) non nuovo

 

In questo caso nessun ministro del PSOE si è schierato per difendere l'idea di patria – come è successo quando Garzón ha suggerito di ridurre il consumo di carne, seguendo le raccomandazioni dell'OMS – ma sono stati molti i politici spagnoli di destra a criticare la vicepremier per questa proposta, che è stata in tendenza su Twitter: “Abbandonare il concetto di 'patria' e lavorare su quello di 'matria', a questo si dedica il ministro del 40% della disoccupazione giovanile” il commento di un'esponente del Partito Popolare. A difesa di Diaz è intervenuta Isa Serra, secondo cui l'uso del termine evoca “la tendenza del femminismo a chiamare le cose in modo diverso per raggiungere una società sempre più egualitaria”.

 

 

Yolanda Diaz non s'è nascosta dietro le critiche e in un messaggio scritto in galiziano sul suo profilo Twitter ha ricordato l'espressione “Matria Europa” coniata da Edgar Morin, riaffermando come questo non sia un concetto da lei stessa inventato, ma che altri autori classici come Borges, Unamuno e Woolf, tra gli altri, lo avevano già incluso nei loro testi. “Matria è anche nei testi di Unamuno, Borges, Virginia Woolf o Julia Kristeva, che parlavano di uno spazio che non ha nulla a che vedere con la terra di nascita, né con lo Stato, ma con un luogo interiore in cui creare un proprio ambiente”, scrive la leader di Unidas Podemos.

 

Il tentativo di Murgia

 

Anche in Italia la questione non è nuova. Nel 2017, con un articolo dal titolo “Il concetto di patria ha fatto solo danni. Cominciamo a parlare di Matria” pubblicato sul settimanale l'Espresso, la scrittrice e femminista sarda Michela Murgia suggerì questa nuova categoria per sconfiggere alla radice il maschilismo legato al concetto di patriottismo e ai nazionalismi: “La terra dei padri, questo significa patria. In un mondo dove i rapporti di confine tra le terre sono cambiati mille volte e le culture si sono altrettanto intrecciate, dire “la mia patria” riferendosi a una terra significa creare di sé un falso logico. Matria ci costringerebbe a ripensare la cittadinanza così come la conosciamo” scrisse in quell'occasione Murgia.

A quattro anni di distanza, però, fioccano ancora le critiche a quella proposta linguistica. Appena una settimana fa, il giornalista Vittorio Feltri in un suo editoriale lo ha definito “dizionario da gulag”. In Italia come in Spagna, l'argomento è lo stesso: ci sono temi “più importanti” da affrontare. Intanto però – non a caso grazie a donne provenienti da regioni non riducibili all'idea “una lingua, una nazione”, come la Galizia di Diaz o la Sardegna di Murgia – il dibattito resta aperto. E una nuova identità europea, soprattutto tra chi appartiene alla "generazione Erasmus", potrebbe trarne ispirazione.