Rossana Rossanda
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Lutto

La Migliore

È morta Rossana Rossanda, fondatrice de il manifesto e intellettuale comunista di spessore internazionale.
Kolumne von
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Gianluca Battistel23.09.2020
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Non è semplice scrivere queste righe per chi come me ha trovato in Rossana Rossanda un riferimento politico imprescindibile per quasi trent’anni. Iniziai a leggere il manifesto nell’ormai lontano 1991, agli esordi del mio attivismo politico in occasione della prima Guerra del Golfo. Mi avrebbe accompagnato, quotidianamente, per più di vent’anni. La redazione del quotidiano comunista, come tutt’ora il manifesto si definisce, raccoglieva alcune delle menti più brillanti della sinistra radicale italiana tra cui spiccava l’immensa statura intellettuale di Rossana Rossanda.

Nominata da Palmiro Togliatti come responsabile della politica culturale del PCI, nel 1969 venne radiata dal partito assieme a Luigi Pintor, Valentino Parlato, Aldo Natoli, Luciana Castellina e Lucio Magri per aver scritto e sostenuto che l’invasione dell’Unione Sovietica in Cecoslovacchia non era stata soltanto un tragico errore, come aveva balbettato la dirigenza del PCI, ma la logica conseguenza di un regime totalitario, stalinista e totalmente incompatibile con una lettura rigorosa (e non biecamente dogmatica) del pensiero di Marx. Negli anni e decenni a seguire, la critica del PCI (e a maggior ragione del PDS, poi DS, poi PD) da una prospettiva marxista, e al tempo stesso l’assoluta mancanza di indulgenza verso gli orrori del cosiddetto socialismo reale, avrebbero rappresentato il tratto distintivo, la ragione fondativa, il nucleo identitario del collettivo de il manifesto. Quegli ideali furono, e ancor oggi sono, anche i miei.

Come sempre quando se ne vanno i migliori, il vuoto che lascia Rossana Rossanda è e resterà incolmabile

Nel marzo del 1994 Rossana Rossanda inaugurò le sue Note a margine, articoloni a tutta pagina che apparivano sul giornale ogni venerdì. Più che di articoli giornalistici, si trattava di piccoli saggi, non sempre di facile lettura, che divoravo con avidità sottolineandone i passaggi più significativi e che raccoglievo in una cartellina che ancora conservo. Oltre a condividere quasi sempre le sue posizioni, trovavo in quegli scritti un acume analitico, una capacità di sintesi e uno spessore culturale monumentali. Amica di Sartre, Foucault, Strehler, Neruda e tantissimi altri, sapeva scrivere di politica, filosofia, storia, storiografia, letteratura e storia dell’arte con erudizione e rigore scientifico senza pari.

Dopo la caduta del Muro di Berlino, la dissoluzione dei regimi del Patto di Varsavia e il progressivo slittamento dei partiti della sinistra europea verso posizioni socialdemocratiche se non perfino liberali e liberiste, chi come lei sosteneva l’impossibilità di affrontare alla radice il tema delle diseguaglianze senza una prospettiva di superamento del capitalismo si ritrovò in un mondo in cui le sue tesi non sembravano servire più. Mai negò le sconfitte, sue e dei partiti e movimenti in cui aveva combattuto le sue battaglie, né mai si piegò all’abiura. Mai cessò di pensare che il marxismo fosse più attuale oggi che non nel 1917. E aveva perfettamente ragione.

Come sempre quando se ne vanno i migliori, il vuoto che lascia Rossana Rossanda è e resterà incolmabile. Sarò per sempre grato a quell’intelligenza luminosa che mi ha accompagnato in tutti questi anni. Rimane l’enorme rammarico di non averla mai incontrata di persona, per quanto, in sua presenza, non avrei probabilmente trovato le parole. Un semplice grazie, forse, sarebbe bastato.

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