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Nuovo impulso all’idea di Europa: cittadini e comunità locali

L'Europa ha vissuto e vive ancora oggi fasi di alterne fortune e momenti di crisi soprattutto in relazione al rapporto delle istituzioni con i suoi cittadini. Tuttavia il tema dello sviluppo comunitario locale sembra essere diventato prioritario nella strategia di coesione europea per definire un nuovo concetto di cittadinanza e veicolare tramite esso i valori di pace e democrazia.
Community-Beitrag von Luca Bizzarri24.04.2014
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L’Europa è indubbiamente un tema di stretta attualità. Sia in positivo che in negativo due sono i temi che riguardano il vecchio continente: l’imminenza delle elezioni per il nuovo Parlamento europeo risolleva il dibattito sul senso di un’istituzione così lontana nella geografia e nelle decisioni e il ruolo giocato dall’Europa dell’austerità nella crisi mondiale a partire dalla storica bancarotta della Lehmann Brothers del 2008. Un aspetto che, tuttavia, si è andato affermando nel corso di questi ultimi anni riguarda il rapporto dell’istituzione europea (o perlomeno dell’idea di Europa) con i suoi cittadini, ovvero una popolazione di circa 500 milioni di persone in costante crescita per effetto di un incremento naturale, ma altresì a causa del saldo migratorio (le persone che si stabiliscono nell’Unione superano quelle che se ne vanno) (fonte: Eurostat). Una “cittadinanza” importante, dunque, che colloca l’Unione europea al terzo posto nel mondo fra gli “Stati” più abitati dopo Cina e India e che obbliga le istituzioni, alla luce di questi numeri, a riflettere sulla qualità del rapporto fra cittadinanza e organi decisionali. Jacques Delors, che conosce bene l’Europa, essendone uno dei padri fondatori e avendo guidato la Commissione per 10 anni (dal 1985 al 1995), ama ripetere che il giusto equilibrio nella costruzione europea lo si persegue attraverso "la competizione che stimola, la cooperazione che rafforza, la solidarietà che unisce” e, infatti, in questo modo la costruzione dell’Unione sembra aver progredito, bene o male, fino ai giorni nostri. “Bene o male” appunto. La distanza che ha contraddistinto molte delle politiche europee e i suoi destinatari, ovvero i cittadini dell’Europa, è diventata strutturale determinando disaffezione e mancanza di partecipazione agli affari dell’Europa e lasciando il campo libero all’affermarsi di politiche economiche dirette ad assecondare maggiormente gli interessi del c.d. Washington consensus, più che l’effettiva equa distribuzione delle risorse sul territorio dell’Unione.

Nonostante ciò, e forse proprio grazie a ciò, le singole iniziative dei cittadini acquistano un valore centrale nella prosecuzione dell’idea europea. L’integrazione fra Stati membri passa oggi più che mai attraverso non tanto e non solo, una politica pubblica più coesa e meno condizionata dalla sovranità del singolo Stato, ma anche dalla gran quantità di iniziative civiche locali dal forte impatto transterritoriale: filiere corte che diventano sempre più diffuse e conosciute, reti di piccoli imprenditori che decidono di unirsi per proseguire assieme nelle difficoltà del momento, nuove forme di imprenditorialità sociale, che hanno trovato la loro ragion d’essere nella comunicazione della Commissione al Parlamento europeo intitolata “Iniziativa per l’imprenditoria sociale, costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell’economia e dell’innovazione sociale” e, ancora, imprese che diventano sempre più attente al tema dell’ambiente e alla sua protezione. Ma non solo. In Europa si stanno imponendo forme alternative, e fortemente caratterizzate dal locale, di gestione dell’ente pubblico e della città in particolare, nucleo fondante del vivere in comune per costruire una socialità più integrata nel rapporto pubblico-privato. Negli ultimi anni ha preso piede l’idea di città in tutte le sue declinazioni più creative: dalla “slow city” (www.cittaslow.org), che cerca di valorizzare il territorio applicando i concetti dell’ecogastronomia al vivere quotidiano per migliorare la qualità della vita, alla “cool city” (www.cool-cities.com), che offre percorsi di stile all’interno delle città più turistiche, per arrivare alla “smart city” (www.smart-cities.eu) che punta all’innovazione dei servizi pubblici per una migliore convivenza fra strutture della città e i suoi cittadini.

In questa nuova idea di Europa, dove il locale agisce in nome di valori condivisi e l’Europa diventa il tramite per la circolazione di questi valori, assume particolare importanza la comunicazione fra queste iniziative e il loro dialogo. Dal 1988 è attiva a Bruxelles l’AEIDL (www.aeidl.eu), ovvero l’associazione europea per l’informazione e lo sviluppo locale, che ha compiuto lo scorso anno 25 anni di attività. Attività che consiste nell’implementazione di molte delle politiche sullo sviluppo locale messe in campo delle istituzioni europee, in ottica di collegamento e scambio, scovando buone pratiche, rafforzando le capacità locali, valorizzando gli attori locali, sostenendo la cooperazione, diffondendo la conoscenza e, infine, valutando i risultati delle azioni. L’associazione ha raccolto nel febbraio appena trascorso 25 di queste iniziative in un convegno a Bruxelles dal titolo “Ripensare l’Europa attraverso l’iniziativa locale”, cui ha partecipato anche un’iniziativa dell’Alto Adige per la partecipazione delle comunità locali alla realizzazione e gestione di eventi culturali in contesti plurali (Open City Museum - opencitymuseum.com). Ora queste iniziative, di grande interesse sul piano dell’innovazione sociale, sono messe in rete in un circuito europeo con la possibilità di comunicare fra loro e collaborare per potenziare il c.d. community-led development ovvero la strategia dell’Unione europea per la realizzazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020.

Ecco, quindi, che la crisi dell’idea stessa di Europa, che si sta imponendo nei consensi sempre più frequenti alle proposte “euroscettiche”, trova una valida alternativa nelle comunità locali e nelle loro iniziative di sviluppo. Comunità alle quali bisogna guardare con attenzione delle diversità che esse rappresentano (il motto dell’Unione dice proprio questo: “uniti nelle diversità”), per poterle mettere in comunicazione con il fine di valorizzare l’affinità degli ideali e la comune aspirazione a un ordine di democrazia e di pace.  

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Kommentare

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Martin B. 24.04.2014, 09:04
Es wäre so einfach: regieren von unten nach oben, und von der Gemeinde zur EU; und nicht umgekehrt!
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